Alternanza scuola-lavoro, il sistema duale tedesco si può tradurre in italiano?

Da sempre il sistema di formazione e lavoro ‘duale’ tedesco viene citato come un esempio positivo e fruttuoso, sia per gli studenti sia per le aziende. E’ interessante capire se anche nel nostro paese possa esistere una strada percorribile in questo verso, ovvero basata sull’alternanza scuola/lavoro e su un sistema che si preoccupi di avvicinare il prima possibile i giovani alla realtà del lavoro attraverso esperienze concrete.

Ma come si possono attuare tali esperienze e come può esserne valutato il grado di concretezza? Attraverso il contatto con le aziende, con la nascita di percorsi professionali eseguiti dallo studente e, viceversa, con il personale d’azienda che entra negli istituti, nelle scuole superiori e all’università, per spiegare quali sono i meccanismi produttivi e la realtà del mondo del lavoro.

Adottare un sistema di questo genere può sicuramente prevenire la disoccupazione giovanile e il dilagante fenomeno del NEET, ovvero di tutti quei ragazzi che non lavorano ma nemmeno seguono percorsi di istruzione. Si tratta di un fenomeno molto grave, che nel nostro paese è stimato in ben 2 milioni e 200mila soggetti interessati.

‘Copiare’ il sistema tedesco si rivela controproducente, in quanto esistono dei divari fra Italia e Germania difficili da colmare, i quali interessano il contesto economico-culturale-organizzativo-politico-normativo. Fare finta di niente significherebbe dare il via a processi inutili, che rischiano di arenarsi in attesa di leggi sbloccanti, oppure poco compresi a causa di problemi legati al tessuto ambientale. Il contesto italiano presenta però delle specificità e dei punti di forza che interessano sia la scuola sia il sistema del lavoro.

Ecco che il suggerimento di Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda, si orienta in questo verso, ovvero sull’ottimizzare le risorse già fruibili senza dover imitare a tutti i costi un modello che certamente funziona ma che è radicato in un contesto completamente diverso da quello italiano. Le idee di Rocca sono state esposte nel convegno “Allenarsi per il futuro” tenuto dalla multinazionale tedesca Bosch in cinque regioni italiane: Lombardia, Piemonte,Veneto, Campania, Abruzzo e Puglia. Le conferenze si sono tenute in collaborazione con gli istituti superiori e anche con altre aziende grandi e piccole del territorio. Si tratta di un’occasione importante per capire come possono differenziarsi i due modelli e soprattutto in che modo l’Italia può vincere la sfida alla disoccupazione partendo dalla riorganizzazione intelligente del sistema che lega scuola e professione.

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