Redazione20 luglio 20143min

Formazione continua, la sfida degli ordini professionali

Dai giornalisti ai commercialisti, dai giovani avvocati ai consulenti del lavoro: la nuova normativa sulla formazione continua, contenuta nell’articolo 7 del D.P.R. N° 137/2012 (in vigore dal 2014), coinvolge – secondo i dati di Confprofessioni – 2 milioni e 300 mila professionisti, ed affida inoltre agli ordini il compito di monitorare i propri iscritti e organizzare i corsi per il rilascio dei crediti formativi previsti.

L’attenzione legislativa verso il mondo della formazione ben si sposa con l’importanza strategica della stessa all’interno del tessuto socio-economico attuale. Siamo in una fase in cui ogni attività lavorativa richiede un contenuto intellettuale sempre più ricco e articolato, capacità rapide di apprendimento di nuovi codici e linguaggi, flessibilità e dinamismo tra le organizzazioni e le funzioni: sapere, saper fare e sapere essere sono ormai un trinomio assolutamente essenziale e propedeutico alla produttività, all’efficacia e all’efficienza.

In un contesto come quello odierno risulta dunque necessario un notevole potenziamento delle attività formative, con interventi di aggiornamento e di riqualificazione professionale progettati con lo scopo di accrescere competenze tecniche e trasversali e rimodularle alla luce della duttilità richiesta.

La formazione non può quindi sottrarsi alle peculiarità che definiscono le specifiche realtà professionali: in questo senso la formazione continua per legge – afferma Marina Elvira Calderone, presidente del Comitato Unitario delle Professioni – è un modello virtuoso capace di produrre solo positività.

Avvocati, consulenti del lavoro e commercialisti sono abituati da anni a seguire corsi, mentre per gli architetti sarà una vera e propria svolta. Anche ingegneri e giornalisti si daranno da fare, con i secondi che dovranno maturare 60 crediti in 3 anni, con un minimo di 15 all’anno. Vantaggi in termini di organizzazione provengono dai corsi on line ( ma è necessario avere una casella di posta elettronica certificata).

Non trascurabile risulta l’indotto economico, e non pochi sono i sindacati che denunciano proprio il business che si genera attorno all’universo della formazione obbligatoria. A farsi sentire sono stati soprattutto gli psicologi, i quali attraverso i loro portavoce hanno fatto notare come per i dipendenti pubblici gli ECM siano spesso organizzati gratuitamente dal SSN, mentre il libero professionista rischia di spendere dai 500 ai 3000 euro all’anno.

Seppur con aree di miglioramento in termini soprattutto di organizzazione e monitoraggio, il provvedimento legislativo sulla formazione continua è un messaggio chiaro sull’importanza di un fattore oggi strategico di sviluppo della competitività.


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