Globalizzazione e relazioni industriali: cosa insegna il caso Fiat-Pomigliano

Le crescenti tendenze di globalizzazione dei mercati stanno esercitando pressioni e stanno contribuendo a significativi cambiamenti nei sistemi di relazioni industriali e di gestione delle risorse umane.

Globalizzazione e relazioni industriali

Globalizzazione e relazioni industriali, ecco il caso Fiat-Pomigliano

Le crescenti tendenze di globalizzazione dei mercati stanno esercitando pressioni e stanno contribuendo a significativi cambiamenti nei sistemi di relazioni industriali e di gestione delle risorse umane.

Nel mondo globalizzato i capitali, le tecnologie, i prodotti e i servizi, sono liberi di muoversi attraverso le frontiere, al contrario delle persone. Sono le imprese transnazionali, le grandi reti di logistica e distribuzione commerciale a determinare i flussi degli investimenti e i luoghi di produzione e lavoro, mediante la sub-contrattazione dei fornitori, i processi di delocalizzazione e la produzione parallela su scala mondiale.

Dall’altro lato i Governi di molti paesi contribuiscono e competono nell’offrire vantaggi agli investimenti delle imprese transnazionali prevedendo una ridotta burocrazia e una maggiore flessibilità nella gestione dei rapporti di lavoro. Diversamente dalle imprese transnazionali, i lavoratori – anche quando sono organizzati sindacalmente – rappresentano una realtà su base nazionale e/o aziendale e la contrattazione collettiva di settore o aziendale avviene su base locale.

Nello scenario internazionale, la conseguenza di tale diversa posizione tra imprese globalizzate e forza lavoro è che i rappresentanti dei lavoratori hanno, pertanto, uno scarso controllo, e poca influenza sulle scelte internazionali delle imprese.

Questo determina che, per scongiurare ipotesi di delocalizzazione o di disinvestimento le associazioni rappresentative dei lavoratori accettano salari più bassi e orari di lavoro più lunghi in cambio di garanzie occupazionali. Ciò è quello che avviene a livello europeo e internazionale, mentre in Italia, l’attuale impianto delle relazioni industriali consente al sindacato dissenziente, seppur poco rappresentativo, di ostacolare progetti di investimenti stranieri e realizzazione di piani industriali innovativi.

Proprio il caso Fiat per lo stabilimento di Pomigliano rappresenta un caso emblematico in cui alcune rappresentanze sindacali minoritarie hanno tentato di ostacolare la realizzazione di un progetto di rilancio industriale, con investimenti delle multinazionali straniere, per rendere la produzione di autovetture maggiormente competitiva a livello internazionale proprio attraverso una nuova disciplina e condizioni del lavoro che necessariamente
dovevano essere regolamentate tramite un accordo aziendale peggiorativo rispetto al contrato nazionale di categoria. Gli accordi sindacali alla Fiat hanno messo in discussione proprio il modello storico di relazioni industriali in Italia, fondato sulla contrattazione nazionale di categoria e fatto riflettere su come il dissenso di un sindacato, avrebbe potuto impedire un progetto di rilancio industriale e la conservazione dei livelli occupazionali.

Si ricorda che in Italia il mondo dei rapporti industriali prende le mosse dalla c.d. riforma degli assetti contrattuali attuata prima con l’Accordo Quadro del 22 gennaio 2009 tra sindacati e le associazioni datoriali e poi con diversi Accordi Interconfederali. L’intento di tali accordi era quello di attribuire ai futuri CCNL la facoltà di consentire che in sede territoriale o aziendale potessero essere definite intese per modificare, parzialmente o integralmente, in via definitiva o temporanea, singoli istituti economici e/o normativi.

Attualmente, il contratto decentrato (o aziendale o di secondo livello) si esercita per le materie delegate dal contratto nazionale oppure direttamente dalla legge. Nonostante gli intenti di definire i rapporti industriali a livello contrattuale nella disciplina del settore delle relazioni industriali molti aspetti fondamentali sono ancora da regolare come ad esempio:

(i) la determinazione della rappresentatività di ciascun sindacato nei luoghi di lavoro;
(ii) l’efficacia soggettiva dei contratti collettivi;
(iii) i rapporti tra contratti collettivi di diverso livello.

Argomenti che non trovano alcuna disciplina legislativa ma che hanno formato oggetto solo di alcune pronunce giurisprudenziali.

A fronte dell’incerta disciplina delle relazioni industriali in Italia, nello scenario della globalizzazione sopra richiamato è sempre più necessario che anche le relazioni industriali nel nostro Paese abbiano un respiro globale e internazionale, in modo da consentire di gestire le esigenze dell’impresa e della forza lavoro sul larga scala e uscire dalla regolamentazione locale che genera, il più delle volte, ostacoli allo sviluppo industriale, alla crescita economica e al mantenimento dei livelli occupazionali.


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