Redazione16 luglio 20143min

Le PMI all’estero: una nuova formazione

Negli ultimi anni gli ambiti di applicazione di interventi formativi si sono moltiplicati. Le esigenze di un mercato complesso come quello odierno, l’aumento di competitività e la morsa della crisi economica – che ha portato ad una maggiore consapevolezza della necessaria riduzione delle inefficienze e dell’importanza di condurre per mano le risorse verso l’eccellenza – hanno giovato al mondo della formazione, che seppur in modalità e tempi differenti è presente sia in gradi aziende che nelle piccole e medie imprese.

Un fenomeno in ascesa è oggi rappresentato dalla formazione per l’estero rivolta alle PMI. L’esigenza, sostanzialmente,  è quella di dotarsi degli strumenti giusti – in termini di mentalità e di know-how da tradurre poi in azione – per poter comprendere e fronteggiare le complesse dinamiche dei mercati internazionali, verso cui molte piccole e medie imprese si affacciano con la speranza di rilanciarsi e “legittimare” così la loro stessa ragion d’essere. E cosa fondamentale è, innanzitutto, fare le scelte giuste per essere competitivi anche fuori dai confini nazionali.

La complessità e la straordinaria velocità di cambiamento di tutti i trend che riguardano mercati e prodotti impongono un’adeguata preparazione all’imprenditore che vuole ampliare il suo business all’estero, soprattutto alla luce del fatto che affrontare i delicati mercati esteri non è una sfida alla portata di tutti. È prioritario guardare prima in casa propria, condurre un’accurata analisi non solo quantitativa – quindi basata sui numeri – ma anche qualitativa, identificare i punti di forza e le aree di miglioramento: solo dopo aver fatto ciò l’imprenditore guarderà con la giusta prospettiva ai mercati esteri, avviando un processo di internazionalizzazione che significa mentalità e maturazione, prima che investimento in reti e strutture.

Oggi sono soprattutto società di consulenza specializzate e Camere di Commercio a promuovere e finanziare questo tipo di formazione, che ruota principalmente intorno ai temi della vendita all’estero (dalle tecniche comunicative fino alle forme di pagamento e alle tutele contrattuali e fiscali), della gestione logistica e operativa delle spedizioni, delle opportunità di acquisizione di mercati e clienti in espansione, delle norme regolatrici e delle scelte strategiche da mettere in campo.

E con un leitmotiv che fa da monito: internazionalizzare non significa soltanto esportare – pur nel senso lato del verbo – ma soprattutto ripensare tutte le funzioni, le competenze e le responsabilità dell’azienda a livello non più locale ma internazionale.


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