Redazione20 luglio 20143min

Smart working, la sfida del futuro

Lavoro e tecnologia: un binomio che oggi nessuno si può permettere di trascurare o sottovalutare. I dispositivi tecnologici stanno entrando sempre più di forza nel processo di produzione di beni e servizi, rivoluzionando di fatto il mondo del lavoro, sempre in continua trasformazione.

Telelavoro o smart work (ossia lavoro “agile”, “intelligente”) sono le nuove frontiere: una modalità di lavoro che abbatte le canoniche barriere spazio-temporali, perché prescinde dagli spazi fisici dell’ufficio e consente una grande flessibilità negli orari. E se oggi del fenomeno non si parla in prima pagina, è solo perché l’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, nonostante timidi segnali positivi si siano palesati negli ultimissimi anni.

Una postazione fissa in casa propria messa a disposizione dall’azienda (con collegamento alla rete aziendale) o il lavoro “remoto”, attraverso pc portatile o tablet, per lavorare da dove si vuole e quando si vuole: alla base dello smart working vi è la radicata convinzione che ciò che conta siano i risultati, ed è su questi che il lavoratore deve essere valutato. Il “come” l’obiettivo venga raggiunto – attraverso cioè quale organizzazione del lavoro – è demandato al lavoratore stesso, il quale viene così caricato di una responsabilizzazione che costituisce uno degli effetti più positivi del fenomeno.

Grandi aziende e PMI stanno già sperimentando con successo il nuovo modus operandi, messo in atto in via esemplare, tra l’altro, a Milano, dove lo scorso 6 febbraio si è celebrata la “Giornata del Lavoro Agile”, alla quale hanno partecipato con entusiasmo oltre 100 aziende che hanno dato l’opportunità a 6.000 smart workers di lavorare a distanza, con orari flessibili e performance eccellenti.

I benefici economici, poi, sono in potenza troppo significativi per non strutturare un piano d’intervento, sia sul fronte degli investimenti che dal punto di vista normativo (una recente proposta di legge è già depositata, in attesa dell’iter burocratico e di un confronto tra sindacati e imprese): aumento della produttività di oltre 5 punti percentuali e risparmi di costi fissi fino a 10 miliardi di euro. Oltre, naturalmente, ai benefici in termini di gestione dello stress e di conciliazione lavoro-famiglia.

Lo smart working è una prospettiva importante per le donne e le madri, ma deve essere pensato ovviamente come opportunità per entrambi i sessi. E come per tutti i cambiamenti, la rivoluzione parte dalla testa: fondamentale risulta superare limiti di natura culturale e abbracciare un approccio mentale che favorisca il senso di responsabilità, l’autonomia organizzativa e quindi la produttività.


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