Redazione15 gennaio 20165min

Smart Working: lavorare nell’ovunque per la flessibilità produttiva

Lo Smart Working, o lavoro agile, nella nuova proposta di legge prossima all’approvazione, presenta diverse novità che configurano questo modello non solo come una nuovo sistema di lavorare, ma anche di intendere e concepire il lavoro, che implica profondi cambiamenti in termini di organizzazione e soprattutto di cultura aziendale.

“Lo Smart Working si può definire come una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare in ambito lavorativo, a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Non è, quindi, un inedito lavoro atipico per i giovani e nemmeno una nuova parola per indicare il telelavoro.” Così si è espressa in merito Daria Di Raimondo, direttore di Assitel, in un articolo comparso l’11 dicembre apparso su COR.COM.
L’indagine commissionata a Ales Market Research da Citrix ha messo in evidenza che il concetto di Smart Working è già ampiamente contemplato dai lavoratori: il 70% per cento degli intervistati ha infatti risposto positivamente all’ipotesi di poter lavorare in questa modalità.
Non mancano ovviamente le preoccupazioni: il lavoro in solitaria non è l’ideale per tutti e dall’altra i confini tra vita personale e professionale rischia, con il lavoro agile, contaminazioni, invasioni e dilatazioni.
Le risorse personali e professionali cui bisogna attingere per declinarsi nella nuova formula del lavoro agile richiede quindi grandi capacità autogestione, autonomia e adattabilità, nonché abilità nell’utilizzo delle tecnologie. Le aziende devono quindi investire in formazione e dall’altra devono anche ripensare la riorganizzazione degli spazi, che tengano conto delle nuove esigenze degli smart workers. Un nuovo modo di gestire e concepire le risorse umane.
La cultura manageriale è l’elemento intangibile sul quale bisognerà lavorare per far si che le intenzioni del legislatore si possano pienamente realizzare. La mentalità alla luce delle quale sono stati formati la maggior parte dei manager attuali ripone nel controllo diretto e nella gerarchizzazione le chiavi della gestione, mente il lavoro agile, e non solo, esige l’introduzione ed implementazione dei concetti di delega, di fiducia, di collaborazione e soprattutto inserisce l’idea del valore del lavoro legato al merito e alla produttività, coniugata con la smaterializzazione dei luoghi fisici in cui essa si realizza. La misurazione dei risultati e delle performance, pratica non particolarmente in uso nella piccola e media industria, diventa di ancor più pressante attualità, così come l’acquisizione di stili gestionali che sappiano agire “in remoto”.
Rispetto al telelavoro lo smart working si configura come una vera e propria rivoluzione, che porterà ai benefici auspicati dal legislatore,“incrementare la produttività ed agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”, mantenendo inalterati i diritti dei lavoratori, a fronte di investimenti e rivisitazioni dei modelli organizzativi delle aziende che ne vorranno fare uso.

Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano afferma in proposito: “Le organizzazioni devono però evitare l’errore di farsi trascinare dall’effetto moda, introducendo un cambiamento solo superficiale, senza cogliere l’opportunità di ripensare profondamente cultura e modelli organizzativi, per liberare nuove energie dalle persone. Fare davvero Smart Working, cioè, è un percorso lungo e profondo di continua evoluzione. Significa andare oltre l’introduzione di singoli strumenti e creare un’organizzazione orientata ai risultati, fondata su fiducia, responsabilizzazione, flessibilità̀e collaborazione”.

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