Redazione16 luglio 20144min

Vita e lavoro: alla ricerca di un difficile equilibrio

Nella società odierna, in cui i ritmi sono frenetici, non è purtroppo concesso il dovuto spazio alla riflessione, alla concentrazione, alla gestione del proprio “io”. Per far questo è necessario fermarsi, pianificare, focalizzarsi sulle scelte che vogliamo effettuare e che determinano – in linea di massima, salvo la componente di quella che i Romani chiamavano fortuna – il nostro destino e il nostro futuro.

Vita personale e vita professionale: è possibile trovare un giusto equilibrio? La questione non è certo nuova, ma è giusto che la società del XXI secolo si ponga l’interrogativo con un’urgenza maggiore che in passato, forse anche improvvisa. Cambiamenti di fondamentale rilevanza sono subentrati sia nel mondo del lavoro che in quello della famiglia: da una parte nuove professioni, il fenomeno della globalizzazione, un senso di precarietà e di instabilità determinato dalla crisi economica; dall’altra un nuovo modo di intendere la famiglia nel senso tradizionale del termine, l’aumento considerevole delle separazioni e un generale bisogno di maggiore autonomia.

Come si riesce a gestire efficacemente la vita privata e quella professionale, far sì che ci siano confini netti tra i due principali ambiti della vita di oggi? La ricetta è forse del tutto personale, ma non sono mancati studi che hanno cercato di capire un trend e dei parametri generali, il più possibile condivisi: uno tra i più importanti ha richiesto qualche anno ed è stato condotto da un numero considerevole di studenti della Harvard Business School, i quali hanno intervistato leader e top manager, uomini e donne di diversa provenienza e impegnati in aziende di diversi settori. Gli indicatori ruotavano prevalentemente intorno alla definizione del concetto di “successo”, la gestione della tecnologia, la costruzione di reti di supporto, gli spostamenti e/o trasferimenti e la collaborazione con il partner. Il problema di fondo è la ricerca di un delicato equilibrio su cui, sostanzialmente,  i manager sono abbastanza pessimisti: è molto difficile, se non addirittura impossibile o utopico, trovare il giusto equilibrio tra impegni per loro natura in conflitto tra di loro.

Dai risultati del sondaggio emerge lo spirito “pragmatico” dell’uomo, che pensa ai sacrifici nella vita privata e familiare soprattutto in termini di ritorno economico e responsabilità per il futuro dei figli, mentre sul fronte femminile a imporsi è soprattutto il desiderio di divenire modello per gli altri. Condivisa è la volontà di tenere separate le due sfere, così come però l’ammissione a non riuscirci spesso. Altra considerazione importante riguarda il riconoscimento dell’apporto positivo del partner, in termini soprattutto di “sincerità” e di gestione del capitale umano, nonché della costruzione di una rete di supporto sia sul lavoro che fuori (nella convinzione che “nessuno può farcela da solo”).

Ad ognuno il nostro momento di riflessione. Sapendo, però, che da questi studi emerge un dato confortante: i manager e i leader con un più alto livello di soddisfazione, sia professionale che personale (potremmo forse dire più felici?), scoprono di essere più efficaci, più “focalizzati” quando compiono scelte deliberate in entrambi i contesti. Forse, il segreto è concentrarci su ciò che conta davvero, arginando il più possibile la componente fortuita, divenendo realmente artefici del nostro destino.


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