A tu per tu con le Top HR Women: Francesca Morichini

I direttori del personale si raccontano a Hr-Link. La protagonista è Francesca Morichini, Chief HR Officer di Amplifon

Morichini

Proseguono le interviste alle Top Hr Women italiane: momenti di confronto personale con alcune delle più importanti professioniste del settore – alle quali abbiamo dedicato una classifica nel mese di ottobre – che hanno scelto di ripercorrere per noi i passi salienti della propria carriera e di raccontare cosa significa oggi occuparsi di risorse umane, soprattutto dal punto di vista femminile.

È la volta di Francesca Morichini, Chief HR Officer di Amplifon, realtà con 16.000 addetti. Con passate esperienze in Whirlpool, Bialetti, l’Oreal e Barilla, Morichini è uno degli HRD più giovani in Italia.

Come è iniziata la sua carriera? Nel momento del suo primo colloquio, aveva già ben chiara in mente la strada che l’ha portata dove è oggi?

Mi sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo internazionale, presso l’Università LUISS Guido Carli di Roma e ho iniziato la mia carriera in HR nel 2000, con uno stage in Procter&Gamble. Avevo in mente il percorso diplomatico e devo ammettere che prima del colloquio per P&G non avevo mai considerato l’idea di lavorare nelle risorse umane. Ho accettato lo stage in attesa del concorso per la carriera diplomatica, ma in pochissimo tempo mi sono innamorata del mestiere, capendone l’impatto e la rotondità.

Nel 2001 sono entrata in Barilla, ricoprendo diversi ruoli nel team HR dell’headquarter di Parma, poi nel 2004 sono passata in L’Oréal, prima come HR Manager – Consumer Goods per l’Italia e poi, dopo due anni, come Human Resources Coordinator Central & Eastern Europe – Consumer Goods nel quartier generale di Parigi. Sono successivamente rientrata in Italia come Global Human Resources Director per Bialetti e dal 2010 ho lavorato in Whirlpool EMEA, ricoprendo ruoli di crescente responsabilità fino ad essere nominata, nel 2015, Vice President Human Resources EMEA. Da ottobre 2017 sono Chief HR Officer di Amplifon.

Ho costruito questo percorso un passo alla volta, cogliendo le opportunità che mi sono state date, accettando le sfide e imparando dalle persone intorno a me, indipendentemente dal livello e dal ruolo organizzativo. Il mio approccio è stato sempre quello di dare il massimo in tutte le situazioni e di non dimenticare mai il rispetto per le persone, in qualunque situazione.

Quale porta avrebbe voluto aprire? Quale si è pentita di aver aperto?

Sono una persona positiva e trovo sempre qualcosa da imparare in ogni situazione, quindi non mi sono mai pentita delle mie scelte. La cosa più importante, per me, era conciliare la carriera e la passione per il mio lavoro con la costruzione di una famiglia e la maternità. Sono contenta di esserci riuscita: oggi faccio un mestiere che mi appassiona, ricopro un ruolo sfidante e al tempo stesso accompagno a scuola mio figlio ogni mattina. Adoro essere una mamma.

Anche se le HR rappresentano una eccezione, in Italia il numero di donne in posizioni apicali d’impresa è ancora molto basso. Il fatto di essere donna l’ha ostacolata nel suo percorso?

Non ho mai vissuto il fatto di essere donna come un limite e devo dire che nella mia esperienza non lo è mai stato. Essere una donna, come essere un uomo, ha delle specificità e io ho cercato di viverle sempre in modo positivo, come elementi sui quali costruire. Ho lavorato in aziende italiane, americane e francesi, in Italia e all’estero, in contesti fortemente industriali o commerciali, e devo dire che ho sempre trovato un approccio inclusivo e libero da stereotipi, dove si è tenuto conto della mia performance e della mia dedizione, non del mio genere. Certo, conciliare la carriera a un certo livello con il ruolo di mamma richiede dei sacrifici, soprattutto sul tempo dedicato a sé stessi, l’importante è farli volentieri. Nel mio caso, più sono serena al lavoro e meglio faccio la mamma, e più sono serena a casa e più rendo sul lavoro. E questo vale anche per tanti papà, e colleghi.

Rispetto a qualche anno fa, le cose stanno cambiando?

Per fortuna il mondo si sta progressivamente evolvendo per rendere il bilanciamento tra famiglia e carriera più agevole, la tecnologia e la flessibilità consentono di abbattere molte barriere. In Amplifon, la presenza delle donne è consolidata nella cultura e nella storia aziendale a tutti i livelli. Credo che nelle organizzazioni l’attenzione alla diversità e all’inclusione non debba rincorrere l’agenda esterna, ma debba essere pienamente integrata nei processi e nella cultura di business.

Qual è la dote più importante di un Hr manager? E il peggior nemico?

Quello dell’HR è un ruolo rotondo, dotato di molte sfaccettature. Gli elementi che permettono di fare la differenza sono la comprensione del business e del contesto in cui si opera, il coraggio e la consistenza nel portare avanti il cambiamento, anche quando si tratta di prendere decisioni difficili, e la capacità di ascoltare le persone, stabilendo relazioni forti basate sulla fiducia.

Al contrario, direi che il peggiore nemico dell’HR sia la propria sedia: è fondamentale che chi si occupa di risorse umane sia parte integrante e attiva dell’organizzazione e del business e che sappia trasmettere i valori e la cultura aziendale, agendo come punto di riferimento per il cambiamento. L’autoreferenzialità è bandita: chi lavora in HR deve saper essere l’azienda e le sue persone, mettendo in secondo piano se stesso come dipendente.

Conta più la formazione o l’esperienza sul campo?

Entrambe sono fondamentali per la crescita personale e professionale di un HR. La formazione, come in tutti i campi, assicura l’acquisizione di competenze tecniche e garantisce metodo, apertura mentale e logica. L’esperienza sul campo, invece, permette di calare le competenze teoriche nella realtà, di comprendere il business e tutte le sue peculiarità, e soprattutto di entrare in contatto con persone, organizzazioni e culture. Il lavoro di un bravo HR è basato al 50% sulla competenza e al 50% sulle doti di leadership, sull’identificazione con i valori aziendali e, ancora più importante, sul coraggio di essere al tempo stesso l’azienda e il dipendente.

Quale consiglio darebbe a un giovane che voglia intraprendere questa carriera?

Ai giovani io do un unico consiglio, indipendentemente dal fatto che vogliano fare HR o un altro mestiere: imparare, imparare, imparare. All’inizio di una carriera bisogna avere il coraggio di investire su sé stessi, scegliendo le opportunità in base a quello che possono insegnarti, senza avere fretta di bruciare le tappe. Da ogni piccolo step si può apprendere qualcosa che, anche se richiede un investimento nel breve, si trasformerà sicuramente in un acceleratore di crescita in futuro.

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