Il lavoro che cambia: cosa rivelano i fabbisogni occupazionali in Italia sul lavoro di domani
Cosa raccontano i dati sui fabbisogni occupazionali in Italia nel medio termine? Entrate e uscite dal mercato del lavoro, settori più coinvolti e competenze centrali fino al 2029 secondo Unioncamere

Per le direzioni HR l’inizio dell’anno è da sempre un momento di pianificazione e scelte. È il tempo in cui si ridefiniscono priorità, si rivedono le strategie e si prova ad anticipare i bisogni futuri dell’organizzazione. I dati previsionali sul mercato del lavoro diventano una leva importante per orientare decisioni che avranno effetti nel medio-lungo periodo. Secondo le previsioni del sistema informativo Excelsior di Unioncamere, nel quinquennio 2025-2029 il fabbisogno occupazionale complessivo in Italia sarà compreso tra 3,3 e 3,7 milioni di occupati, offrendo una prima indicazione sull’ampiezza dei cambiamenti che attendono le aziende. Vediamo cosa dicono i dati.
Entrate e uscite dal mercato del lavoro
Se si osserva più da vicino la composizione del fabbisogno occupazionale stimato per il quinquennio 2025-2029, emerge una dinamica particolarmente rilevante per le funzioni HR. La quota prevalente delle assunzioni previste sarà infatti determinata dalla necessità di sostituire lavoratori in uscita dal mercato del lavoro. In base ai diversi scenari di previsione, tra l’82% e il 93% del fabbisogno complessivo sarà legato a esigenze di sostituzione, mentre la crescita dello stock occupazionale potrebbe variare da un minimo di 237mila unità fino a un massimo di 679mila occupati, a seconda dell’andamento del contesto.
Per le direzioni HR, il tema centrale diventa quindi la gestione del ricambio: accompagnare le uscite, garantire il trasferimento di competenze e presidiare la continuità dei ruoli chiave all’interno delle organizzazioni.
Dove si concentrerà la domanda di lavoro
L’analisi settoriale mostra che il fabbisogno occupazionale dei prossimi anni non sarà distribuito in modo uniforme. Alcune filiere concentreranno una quota particolarmente rilevante della domanda di lavoro, con impatti diretti sulle strategie di recruiting.
Nel periodo 2025-2029, la filiera del commercio e turismo sarà protagonista del fabbisogno più elevato, con una stima compresa tra 574mila e 702mila occupati, pari a circa il 18% del totale. Seguono gli altri servizi pubblici e privati con una domanda prevista tra 512mila e 544mila lavoratori.
Un fabbisogno significativo emergerà anche nei settori della sanità (tra i 417 e i 443mila occupati), della formazione e cultura, in cui la stima arriva tra i 373 e i 421mila, e della finanza e consulenza, trainata dai servizi avanzati, con una previsione compresa tra 362mila e 420mila unità.
Dal punto di vista territoriale, saranno Sud e Isole e Nord-Ovest a concentrare le quote maggiori del fabbisogno di occupati, la prima con quasi il 30% della domanda totale e la seconda con il 28%. A livello regionale, la Lombardia, con un fabbisogno atteso compreso tra 592mila e 683mila occupati, determinerebbe oltre il 18% dell’intero fabbisogno nazionale; seguono il Lazio con 327-369mila unità (pari al 10% del totale), il Veneto con 280-321mila unità (8,6%), Campania (280-314mila unità, 8,5%), Emilia-Romagna (275-313mila unità, 8,4%) e Sicilia (221- 246mila unità, 6,7%).
Trasformazione digitale, sostenibilità e STEM
Accanto ai volumi occupazionali, il report mette in evidenza il ruolo sempre più centrale delle competenze. Circa il 39% del fabbisogno complessivo riguarderà dirigenti, specialisti e tecnici, per un totale stimato tra 1,2 e 1,4 milioni di unità. Le professioni commerciali e dei servizi assorbiranno il 21% del fabbisogno, seguite da impiegati (15%), operai specializzati (11%) e conduttori di impianti (6%).
I macro-trend legati alla trasformazione digitale e alla sostenibilità continueranno a influenzare in modo significativo la domanda di personale. Nello scenario più favorevole, saranno richieste un’attitudine al risparmio energetico per circa 2,4 milioni di lavoratori, competenze legate a prodotti e tecnologie green per 1,5 milioni, e competenze digitali per oltre 2,2 milioni di occupati, pari a quasi il 60% del fabbisogno stimato.
Il tema delle competenze si intreccia poi con quello dell’istruzione. Tra il 37% e il 39% del fabbisogno riguarderà infatti professioni che richiedono una formazione terziaria, come laurea, diploma ITS Academy o AFAM, con una domanda particolarmente elevata di profili in ambito STEM. Una richiesta che potrebbe superare di oltre il 25% l’offerta di giovani in possesso di questo tipo di formazione, alimentando un mismatch strutturale tra domanda e offerta di lavoro.
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