Auto aziendale a uso promiscuo: chi paga il carburante?
Chi paga il carburante di un’auto aziendale concessa in uso promiscuo? La risposta non è scontata e le implicazioni fiscali cambiano a seconda di come l’azienda struttura la propria car policy

L’auto aziendale a uso promiscuo è uno degli strumenti di welfare più diffusi nelle aziende italiane, ma anche uno dei più complessi da gestire sul piano fiscale e amministrativo. Tra fringe benefit, tabelle ACI e deducibilità dei costi, il tema del carburante resta spesso il punto più scivoloso: chi lo paga, come incide sulla busta paga e cosa cambia se a sostenere il costo è il dipendente, il datore di lavoro o entrambi.
Cosa si intende per auto aziendale a uso promiscuo
Si parla di uso promiscuo quando il veicolo viene messo a disposizione del dipendente sia per finalità lavorative che per esigenze private: tragitto casa-lavoro, weekend, spostamenti familiari. Questa disponibilità continuativa trasforma l’auto in una forma di retribuzione in natura, ovvero in un fringe benefit.
Il valore del benefit non viene calcolato sulle spese effettivamente sostenute, ma in modo forfettario: si assume una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri annui e si applica la percentuale prevista dalla normativa vigente, ricavata dalle tabelle ACI.
Chi paga il carburante dell’auto aziendale
Parlando di carburante, non esiste una norma che impone in automatico all’azienda di sostenerne il costo, né una che lo addebiti sempre al dipendente per la quota privata. Le aziende tendono a orientarsi verso tre modelli: copertura totale tramite fuel card senza limiti, copertura parziale con tetti di spesa o chilometraggio, oppure riaddebito al dipendente per l’uso privato tramite trattenuta in busta paga.
La copertura totale del carburante tramite fuel card senza limiti massimizza il valore percepito del benefit, ma espone a costi difficilmente controllabili. La copertura parziale con tetti di spesa o chilometraggio è il modello più diffuso tra le aziende strutturate, perché bilancia attrattività e governo dei costi, mentre il terzo riduce l’esborso aziendale ma può anche abbassare la percezione del benefit.
C’è però un punto che genera spesso confusione nella gestione delle buste paga: se il dipendente paga di tasca propria parte del carburante o subisce una trattenuta, il valore del fringe benefit non si abbassa automaticamente in misura corrispondente.
Il sistema di calcolo è forfettario, si basa sulle tabelle ACI e non tiene conto delle spese effettive del lavoratore. L’unica eccezione riguarda i contributi versati dal dipendente all’azienda in relazione all’auto concessa in uso promiscuo: questi importi riducono il fringe benefit convenzionale, ma solo fino alla concorrenza del valore fiscalmente determinato. Oltre quella soglia non si produce alcun beneficio aggiuntivo.
Se la car policy prevede una quota a carico del lavoratore per l’uso privato, deve quindi essere correttamente imputata in busta paga per abbattere il benefit invece che essere trattata come un rimborso generico. Lo stesso principio vale per le auto elettriche: quando il datore di lavoro fornisce l’energia per la ricarica di veicoli in uso promiscuo, la fornitura non genera reddito imponibile aggiuntivo perché il costo è già incluso nel valore forfettario delle tabelle ACI.
Tassazione in busta paga: le nuove regole
Dal 1° gennaio 2025, per i veicoli di nuova immatricolazione, la Legge di Bilancio 2025 ha introdotto un criterio differenziato per il calcolo del fringe benefit: i veicoli termici e ibridi non plug-in portano in busta paga il 50% del costo chilometrico ACI per 15.000 km, gli ibridi plug-in il 20%, gli elettrici il 10%. A parità di costo chilometrico, un’auto elettrica genera un imponibile nettamente inferiore: un fattore rilevante sia per l’attrattività del benefit che per il costo lordo aziendale.
Il nuovo regime non si applica però automaticamente a tutti i veicoli entrati in flotta nel 2025. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito questo punto con la circolare del 3 luglio 2025: per i veicoli ordinati entro il 31 dicembre 2024 e assegnati entro il 30 giugno 2025 continua ad applicarsi la disciplina precedente. Le date che contano sono quelle di immatricolazione, dell’ordine, del contratto di assegnazione e della concessione effettiva in uso promiscuo.
Come costruire una car policy coerente
Sul fronte della deducibilità, le spese relative ai veicoli in uso promiscuo sono deducibili nella misura del 70%. È importante che la car policy distingua chiaramente tra veicoli ad uso esclusivamente aziendale e veicoli in uso promiscuo, perché il trattamento fiscale cambia in modo significativo.
La trasparenza verso il dipendente riduce i contenziosi e aumenta la percezione del valore del benefit. Una car policy efficace deve quindi definire se il carburante è compreso nel benefit e in che misura, come funziona la fuel card, come vengono gestiti gli sforamenti e se i contributi del lavoratore sono correttamente imputati per abbattere il fringe benefit.
Distinguere tra veicoli termici, ibridi ed elettrici non è un dettaglio: con le nuove percentuali 2025 il tipo di alimentazione incide direttamente sull’imponibile in busta paga, e una policy aggiornata è anche uno strumento per valorizzare meglio il benefit agli occhi di chi lo riceve.



