Laurea, competenze tecnologiche ed empatia: identikit dei lavoratori di domani. Come sarà il lavoro del futuro?

Un mercato in profonda trasformazione per l’impatto delle tecnologie 4.0 sui sistemi produttivi. Una sfida impegnativa per chi si occupa di formazione: i ragazzi delle elementari di oggi faranno lavori che non esistono, ma gli algoritmi non sostituiranno l’uomo

il lavoro del futuro

Alcune immagini per provare a capire cosa succederà nel mondo dell’impresa e quali saranno le competenze più richieste per il lavoro del futuro.

“Due terzi dei ragazzi che oggi fanno le elementari faranno lavori che oggi non esistono”
Peter Bodin, Ceo di Grant Thornton

“Entro il 2022 il 35% delle competenze sarà sostituito e il 32% delle professioni sarà svolto da smart machines”
Danilo Iacovone, Ad di Ernst&Young Italia

“Confindustria stima che resteranno vacanti 200 mila posti di lavoro, sappiamo quali sono le competenze che servono, ma non sono diffuse come necessario”
Marco Taisch, docente e responsabile dell’Osservatorio 4.0 del Politecnico di Milano

Metti insieme automazione, robotica, intelligenza artificiale, sviluppo delle reti e degli algoritmi ed ecco la disruption che si sta abbattendo sul mondo del lavoro. Un impatto che continuerà nei prossimi anni con ancora maggiore decisione.

Che fare allora?

Come attrezzarsi per i lavori del futuro? Come, intanto, ridurre il gap tra i 151.000 laureati di cui ha bisogno il nostro sistema ogni anno a fronte di una offerta di 134.000?

Le risposte sono diverse e partono dalla formazione aziendale, dal qualificare quello che c’è già perché la rivoluzione è in corso e non c’è tempo da perdere. Marco Taisch suggerisce anche un maggiore investimento sugli Its (Istituti Tecnici Superiori), mentre i Competence Center saranno i luoghi in cui l’alta formazione universitaria si incontrerà con l’impresa.

Puntare sui giovani, insomma, perchè l’Italia è indietro.

Scrive Ernst & Young: “Attualmente in Italia solo il 29% della forza lavoro possiede elevate competenze digitali, contro una media UE del 37%. Un divario che rischia di aggravarsi se si considera la bassa partecipazione di lavoratori a corsi di formazione (8,3%) rispetto alla media UE di 10,8% e a paesi quali Francia 18,8% e Svezia 29,6%. Per recuperare competitività è quindi necessario investire sullo svmestieri del futuromestieri del futuromestieri del futuromestieri del futuromestieri del futuromestieri del futuroiluppo di capacità professionali nuove”.
Una delle risposte, alla cui nascita ha contribuito E&Y, è 
Alleanza per il lavoro del futuro: iniziativa che coinvolge aziende leader di mercato, università e scuole superiori, con l’obiettivo di creare 100.000 posti di lavoro nei prossimi cinque anni.

Oltre le strutture formative, c’è l’elemento competenze. Cosa vuole il mercato del lavoro e quali competenze per le professioni emergenti? L’analisi dei fabbisogni di medio periodo l’ha fatta Unioncamere: il 71% dei nuovi lavori richiesti nei prossimi anni riguarderà profili medio-alti, in particolare laureati, con elevate skills sia tecnologiche e cognitive di alto livello sia sociali e relazionali, mettendo ancora più rilievo l’attuale mismatch tra domanda e offerta. Le competenze di programmazione, analisi dei dati e cognitive saranno sempre più richieste, ma non solo.  Le competenze relazionali (leadership e capacità di lavorare in gruppo) entro il 2030 avranno una crescita importante sul mercato italiano, in termini di quantità di ore lavorate. Conteranno sempre più le macchine e gli algoritmi, ma l’empatia, la capacità di farsi domande, di fare collegamenti, di esercitare pensiero critico saranno competenze determinanti, più di adesso, nello scenario 4.0 per le professioni del futuro.

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