Correttivi al Jobs Act: l’intervento dell’avvocato Gabriele Fava alla Commissione Lavoro

Quest’oggi l’avvocato Gabriele Fava è intervenuto presso la Commissione Lavoro della Camera in proposito delle modifiche ai decreti attuativi del Jobs Act. Di seguito vi riportiamo la trascrizione del suo intervento

“Grazie presidente, grazie a voi onorevoli deputati.

Anche io sarò veloce, quindi sorvolo sul correttivo che interviene sul Jobs Act  a così poca distanza e sulla pochezza dei contenuti di questi correttivi, che non sono molto rilevanti ai vostri fini e ai nostri fini.

Mi unisco a quello che ha detto il mio collega sul lavoro accessorio, soprattutto .

Va benissimo l’intervento che è stato fatto sul lavoro accessorio, ma da questo punto di vista va bene l’eliminazioni dei vincoli che avevano previsto a favore del lavoro accessorio, ma  per fare emergere il lavoro irregolare non è sufficiente un intervento così leggero.

Sarebbe ideale e calzante alla situazione equiparare il lavoro accessorio  alle tipologie del rapporto ordinario, soltanto attraverso semplicissimi passaggi all’interno di un portale, si riuscirebbe ad  evitare questo abuso sul lavoro accessorio.

Per quanto riguarda i contratti di solidarietà anche qui l’intervento  correttivo va bene, nel senso che la possibilità di trasformare i contratti di solidarietà difensiva in contratti di solidarietà espansiva, a determinate condizioni, va bene, va incontro all’obiettivo di porre le basi per una  flessibilità degli ammortizzatori sociali, che non impatti sul costi a carico della finanza pubblica e nel contempo introduca un’agevolazione contributiva a favore del datore di lavoro di non poco conto, quasi del 50%.

Viene poi consentito, e questo è un intervento di poca rilevanza, all’ISFOL , che viene ridenominato in INAP, di accedere ai dati elementari detenuti da ISTAT, INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate e altri enti e amministrazioni con l’obiettivo di permettere all’istituto di svolgere al meglio le funzioni di valutazione, monitoraggio analisi di interventi, politica previdenziale assistenziale al lavoro.

Questa misura è di scarsissimo valore pratico, a modo di vedere, altro sarebbe prevedere una piattaforma informatizzata nazionale accessibile da parte di tutti gli enti, in grado di  colmare il gap tecnologico presente all’interno delle pubbliche amministrazioni in generale.

Arriviamo all’ANPAL: L’ANPAL è stata  istituita, non è ancora partita, non si e ancora finalizzato l’iter legislativo, sono passati un bel po di mesi e si vede poco. Nel contempo interviene questo correttivo prevedendo un ampliamento delle funzioni e dei ruoli.

Volevo leggervi soltanto questo passaggio: l’elencazione riguarda le funzioni di coordinamento dei servizi  e delle misure di politiche attive di orientamento finalizzato all’individuazione delle competenze, alla ricerca  di occupazione, anche intesa come autoimpiego, all’avviamento di attività di formazione e riqualificazione professionale e alla promozione di esperienze lavorative, e questo già esisteva. Viene ulteriormente precisato e  aggiunto, tra virgolette, anche come funzioni e competenze delll’ANPAL il coordinamento dei programmi formativi destinati alle risorse disoccupate.

Da questo punto di vista non risponde a pieno alle esigenze oggettive del fabbisogno occupazionale. Come è assolutamente condivisibile la riforma dell’ispettorato, quindi regole uguali su tutto il territorio, che partano da una centralizzazione, così  diversamente sulle politiche attive è assolutamente sbagliato prevedere una centralizzazione, quando  le politiche attive sono conosciute al livello territoriale.

Quindi sarà sempre più difficile sapere quali sono le esigenze del territorio bergamasco, milanese, veneto, romano, e via dicendo.

Se avesse avuto carattere cedevole e sussidiario, ed era questo il tema vero su cui centrare e valorizzare eventualmente l’ANPAL , laddove ci fosse stata necessità di istituirlo, avrebbe funzionato perché sarebbe intervenuta nei confronti di quelle  regioni non meritevoli o non autorevoli, cioè che non lavorano bene e ai fini dell’incontro domanda offerta del lavoro  e di collocazione dei lavoratori giovani e meno giovani.

Così non è stato. Si sostituirà, tendenzialmente, alle buone  politiche di quelle  regioni virtuose svalorizzando il territorio, svalorizzando  e mortificando le politiche attive  già esistenti e buone best practice e ce ne sono sul territorio, e istituendo  chissà quali nuove frontiere sul lavoro.

Il correttivo amplia troppo le competenze in relazione ad un  istituto che ha un’impresa ciclopica, per non dire  demagogia, da svolgere nel prossimo futuro, anzi immediatamente, e quindi sarà ancora più complicato che raggiunga l’obiettivo.

Un intervento positivo è stato fatto nei confronti dell’alternanza scuola lavoro anche se, l’obiettivo è meritevole, sempre più c’è bisogno di questa alternanza scuola lavoro, ma sempre più c’è bisogno di  matchare velocemente, attualizzando questo gap tra scuola e lavoro.

Oggi più che mai i giovani non sanno cosa li aspetta fuori perché non conoscono i nuovi mestieri, nessuno glieli va a proporre e insegnare a scuola, e quando parlo di scuola parlo sia delle università che anche prima. Questo gap potrebbe essere facilmente colmato attraverso la conoscenza dei nuovi mestieri. In questa maniera vincerebbero tutti: vincerebbero i giovani, vincerebbe l’occupazione, vincerebbe la politica con grande successo  di tutte le parti in gioco,

Arrivo anche io al decreto 151 e a queste fantomatiche dimissioni in bianco.

Sicuramente condivido quello che ha detto il mio collega un attimo fa: la procedura telematica e  farraginosa, complicata paradossalmente e va  contro i  lavoratori, perché  costringe l’ azienda ad intervenire disciplinarmente controvoglia, quindi  un intervento mortificante  e  contro le politiche del lavoro, ma non solo. Francamente porto, sommessamente, la mia esperienza professionale di vent’anni e più.  Non ho mai visto un caso di dimissioni in bianco quindi francamente queste dimissioni in bianco se non esistono per il pubblico, esistono pochissimo anche per il privato comunque non sono meritevoli di un intervento legislativo.

Grazie”

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