Il (Business) Coaching è bello… e balla!

Il Business Coaching serve? È possibile dimostrarlo, dati alla mano? Quali sono i fattori di successo di un percorso di Coaching? Roberto Degli Esposti, Executive Business Coach e Managing partner di Performant by SCOA, racconta i risultati di una ricerca condotta su 90 Coachee.

|| A cura di Performant

Ho frequentato per un numero sufficiente di anni le riunioni dei Leadership team (o Comitati di Direzione, secondo una definizione oggi superata, anche se quasi solo nella forma) per poter ricordare alcune frasi consolidate e ricorrenti, come annunci di conflitti imminenti, come lampi prima del temporale. Eccone una.

“Bello! Molto bello! L’idea è buona, davvero! La presentazione poi è stupenda! Solo che… è bella ma non balla!”

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Di solito chi parla è il VP Vendite, mentre chi ha condiviso la “bella presentazione” è del marketing, o dell’R&D, oppure proprio dell’HR. Dire che una cosa è bella ma non balla è come definirla inutile, inefficace, un puro esercizio stilistico. In breve, non serve.

E il Business Coaching? Possiamo affermare con certezza che – bello o non bello – di sicuro balla? Possiamo dimostrarlo, dati alla mano? Fortunatamente sì.

Senza ricorrere allo sconfinato bacino delle ricerche svolte negli Stati Uniti o in altri contesti culturali, comunque distanti da quello italiano, da poche settimane si è conclusa la prima significativa ricerca in merito, svolta da SCOA – The School of Coaching su un ampio campione di Coachee. A oltre 90 manager che hanno seguito percorsi di Business Coaching one to one negli ultimi 36 mesi a cura di Performant by SCOA, è stato somministrato un questionario appositamente strutturato. E i risultati sono inequivocabili.

Il campione è costituito da dirigenti e manager di medio-alto livello, di cui il 27% donne e il restante 73% uomini. I percorsi di Business Coaching che hanno seguito sono della durata media di 7 sessioni, con un massimo di 29.

In più del 25% dei casi il percorso è stato rinnovato e il 91% dei partecipanti si è dichiarato intenzionato a intraprendere un altro percorso di Coaching a seguito di quello terminato.

Il 100% dei Coachee intervistati valuta un grado di raggiungimento degli obiettivi del percorso significativamente elevato e dichiara di aver ricevuto un valore in linea con le proprie aspettative. L’85%, inoltre, raccomanda l’utilizzo di questo strumento di sviluppo a collaboratori, colleghi e in generale conoscenti. L’impatto positivo, peraltro, non si limita al singolo partecipante al percorso di Coaching, ma coinvolge anche molte delle persone con cui costui si relaziona in ambito professionale e personale.

Sembra dunque che non ci siano dubbi. Salvo aggiungere che i percorsi oggetto di analisi, in termini metodologici, rispondono in modo puntuale ad alcuni dei punti chiave di successo dei programmi di Business Coaching:

  • i Coachee possono scegliere il proprio Coach. In un incontro dedicato (in gergo “chemistry meeting”) il Coach e il Coachee verificano la compatibilità e il “feeling” tra di loro;
  • ogni percorso vede in fase di avvio e di chiusura un “triangle meeting” con capo, HR, Coach e Coachee, finalizzato in prima battuta a definire gli obiettivi di sviluppo di cui il Coachee si farà carico lungo il percorso, e al termine orientato a condividere e raccogliere osservazioni sui risultati messi a segno;
  • ogni percorso prevede almeno 6 sessioni;
  • i Business Coach di Performant by SCOA hanno un livello di preparazione e di esperienza molto robusta, oltre a godere di una pratica consolidata di supervisione.

Dunque, detto che il Business Coaching balla, non dobbiamo dimenticare che, come spesso dicono i Coach, il percorso di Coaching è come una danza. In quest’ottica, è altamente consigliabile assicurarsi che il Coach conosca bene i passi…

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