Il lavoro è sempre più smart, ma l’Italia avanza piano

I dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano: i lavoratori agili sono 570 mila. Nelle pubbliche amministrazioni c’è vivacità ma il numero di persone coinvolte è ancora limitato, come nelle piccole e medie imprese. Lo smart worker è più soddisfatto e ingaggiato del lavoratore tradizionale ma ci sono criticità nella loro gestione. Mariano Corso: cresce il lavoro agile, ma non abbastanza velocemente.

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Il lavoro è sempre più smart. I tassi di crescita del lavoro agile in Italia sono molto più che a doppia cifra, vanno al 20% ma nonostante tutto la crescita appare ancora troppo lenta, soprattutto in alcuni settori. La maggiore vivacità si registra nel pubblico impiego, ma la diffusione è ancora limitata. Il dato più positivo riguarda  i lavoratori smart: sono molto più soddisfatti di quelli che svolgono la mansione in maniera tradizionale. Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, presentata al convegno “Smart Working davvero: la flessibilità non basta“.

I numeri

Gli smart worker, cioè lavoratori dipendenti che godono di flessibilità e autonomia nella scelta dell’orario e del luogo di lavoro, disponendo di strumenti digitali per lavorare in mobilità, sono circa 570 mila, in crescita del 20% rispetto al 2018, e con un grado di soddisfazione e coinvolgimento molto più elevato di coloro che lavorano in modalità tradizionale: il 76% si dice soddisfatto della sua professione, contro il 55% degli altri dipendenti; uno su tre si sente pienamente coinvolto nella realtà in cui opera e ne condivide valori, obiettivi e priorità, contro il 21% dei colleghi.

Imprese

Nel 2019 la percentuale di grandi imprese che ha avviato progetti di Smart Working è del 58%, in lieve crescita rispetto al 56% del 2018.  Tra le PMI c’è un aumento della diffusione dello Smart Working: i progetti strutturati passano dall’8% dello scorso anno al 12% attuale, quelli informali dal 16% al 18%, ma aumenta anche la percentuale di imprese disinteressate al tema (dal 38% al 51%).

PA

È tra le Pubbliche Amministrazioni che si registra la crescita maggiore: in un anno nel settore pubblico raddoppiano i progetti strutturati di Smart Working (passando dall’8% al 16%). Il 7% delle PA ha attivato iniziative informali (l’1% del 2018), il 6% le avvierà nei prossimi dodici mesi. Le più avanzate sono le PA di grandi dimensioni, che nel 42% dei casi hanno già introdotto iniziative strutturate. Rileva l’Osservatorio: nonostante un raddoppio dei progetti strutturati rispetto al 2018, lo Smart Working è un fenomeno non ancora sufficientemente diffuso nelle PA, in cui la percezione di inapplicabilità risente molto dell’associazione tra Smart Working e lavoro da remoto.

Pro e contro

I principali benefici riscontrati dalle organizzazioni che hanno introdotto lo Smart Working sono il miglioramento dell’equilibrio tra vita professionale e privata (46%) e la crescita della motivazione e del coinvolgimento dei dipendenti (35%). Ma la gestione degli smart worker presenta secondo i manager anche alcune criticità, in particolare le difficoltà nel gestire le urgenze (per il 34% dei responsabili), nell’utilizzare le tecnologie (32%) e nel pianificare le attività (26%), anche se il 46% dei manager dichiara di non aver riscontrato alcuna criticità. Dal punto di vista degli  smart worker, invece, la prima difficoltà a emergere è la percezione di isolamento (35%), poi le distrazioni esterne (21%), i problemi di comunicazione e collaborazione virtuale (11%) e la barriera tecnologica (11%). Dai risultati della ricerca emerge che i lavoratori smart sono più soddisfatti dei colleghi che lavorano in modalità tradizionale in diversi aspetti del lavoro: dell’organizzazione del proprio lavoro (il 31% degli smart worker contro il 19% degli altri lavoratori), ma anche delle relazioni fra colleghi (il 31% contro il 23% degli altri) e della relazione con i superiori (il 25% contro il 19%). Inoltre, lo Smart Working migliora l’engagement: gli smart worker sono più soddisfatti (76% rispetto al 55%), più orgogliosi dei risultati dell’organizzazione in cui lavorano (71% rispetto al 62%) e desiderano restare più a lungo in azienda (71% rispetto al 56%).

Lentezza

Lo Smart Working non è solo una moda, è un cambiamento che risponde alle esigenze delle persone, delle organizzazioni e della società nel suo complesso, e come tale è un fenomeno inarrestabile. La dinamica con cui sta crescendo nel nostro Paese tuttavia, non è abbastanza veloce – afferma Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Smart Working In realtà importanti per l’economia del nostro sistema Paese la diffusione dello Smart Working non è ancora sufficiente. Questo limita la portata del contributo che lo Smart Working può dare per rendere più moderno il mercato del lavoro, le imprese e le PA più competitive e attrattive e le nostre città più inclusive e sostenibili. Per le PA in particolare è necessario un rapido cambio di passo soprattutto per non perdere l’opportunità di migliorare la motivazione delle proprie persone e per attrarre nuovi talenti, soprattutto in relazione alla necessità di sostituire circa il 15% del personale nei prossimi 3-4 anni”.

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