La Meritocrazia in Italia non esiste? Colpa dell’ineguaglianza

Meritocrazia Italia: scopri il Meritometro dal Forum della MeritocraziaCordate e familismi, nepotismi e raccomandazioni: queste le parole con cui ci si trova a fare i conti ogni volta che si parla del modo in cui il sistema italiano sceglie i propri dirigenti o le nuove leve

I dati che ci arrivano dal Meritometro pubblicato dal Forum della Meritocrazia in collaborazione con l’Università Cattolica, sembrano conformare questo dato. L’Italia si trova all’ultimo posto nella classifica che è stata stilata prendendo in considerazione 12 paesi europei. Gli indicatori che sono stati scelti riguardano la libertà, la qualità del sistema educativo, l’attrattività dei talenti, le regole, la trasparenza, la mobilità.

Se negli altri indicatori si è assistito tra il 2015 e il 2016 ad un lieve miglioramento, sul piano del sistema educativo, dell’attrattività dei talenti e delle regole, la situazione è peggiorata.
Ma cosa determina questa differenza tra il nostro paese e gli altri inclusi nella classifica?

Claudio Ceper, presidente del Forum, afferma che parte di questi risultati sono da imputare da un lato a fattori di carattere storico e confessionali, per cui i paesi del nord europa, prevalentemente protestanti, hanno un livello di meritocrazia decisamente maggiore rispetto ai paesi cattolici del sud d’Europa, dall’altra l’influenza del sindacato che sembra aver privilegiato l’omologazione.

Roger Abranavel, autore di “Meritocrazia”, non è del tutto d’accordo “la meritocrazia è un concetto recente dato che è “nato” nel secolo scorso. A parte M. Young, che ideò il termine nel 1954, la data ufficiale di nascita della meritocrazia è il 1933” Quindi l’Italia è in ritardo di “solo” un secolo rispetto ai paesi dove il protestantesimo ha fatto da “levatrice” al concetto meritocratico.

La situazione dell’Inghilterra, infatti, non è a sua volta del tutto rosea, discriminazioni e privilegi si registrano anche nel paese britannico, dove ad esempio le posizioni apicali sono prevalentemente occupate da chi proviene dalle università private, pur rappresentando una minima percentuale dei laureati.

Nei paesi Asiatici, che hanno radici culturali completamente diverse, a fronte di una meritocrazia individualistica di stampo occidentale, troviamo sistemi che premiano le appartenenze in virtù dell’idea che la collettività prevale sull’individuo. L’assetto organizzativo tipico delle imprese del sistema economico cinese, ad esempio, replica la struttura della famiglia tradizionale, dove il potere è completamente in mano al “patriarca”, mentre ai membri della famiglia spetta la conduzione dell’impresa in assoluta fedeltà ai dettami che provengono dal capostipite.

Da un certo punto di vista si potrebbero trovare delle analogie con il panorama italiano delle aziende a conduzione famigliare, dove al manager competente si preferisce spesso un membro della famiglia. I risultati non sono però sempre uniformi, sopratutto se si guarda a quel familismo amorale, tipicamente italiano, cui fanno cenno numerosi studi sociologici. Ciò diventa ancor più deleterio quando si trasferisce questo schema alla pubblica amministrazione.

Tornando ad Abranavel è necessario superare l’idea che meritocrazia significhi necessariamente ineguaglianza:
proprio in virtù di tale pregiudizio l’Italia è diventata il paese più ineguale e quindi meno meritocratico. Solo un intervento complesso e sistemico che abbia al proprio centro educazione e cultura potrà portare al giusto riconoscimento dei meriti e, quindi a quella crescita di cui l’Italia ha bisogno.

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