Le imprese alle prese con la sfida epocale dell’ageing

L’invecchiamento della popolazione è l’elemento che avrà maggiore impatto sulle nostre vite nei prossimi anni. Le aziende devono attrezzarsi per la gestione di questa grande trasformazione e smettere di essere organizzate come se tutti smettessero di lavorare arrivati ai 65 anni. In un saggio pubblicato su HBR i tre grandi temi da affrontare

age management

I giovani, i giovani, i giovani… si, va bene. Ma rendiamoci conto che la “Next Big Thing”, la cosa più grande con la quale ci troveremo ad avere a che fare, è l’invecchiamento della popolazione. Secondo il presidente della FED Ben Bernanke, nei prossimi dieci anni molti fattori incideranno sulla nostra economia e sulla nostra società, ma nessuno sarà impattante e pervasivo come l’invecchiamento della popolazione. Non stiamo parlando di geriatria, lungo degenza o badanti, ma di un fenomeno che interesserà persone ancora produttive e ben inserite nel mondo del lavoro. L’Age management è, per le imprese e per chi si occupa di gestione delle risorse umane, una delle grandi sfide da affrontare e da vincere.

 

I numeri

Globalmente, il numero di persone over 60 è destinato a toccare i due miliardi entro il 2050. Negli USA, circa 10.000 persone compiono 65 anni ogni giorno, e un americano su cinque avrà 65 anni o più entro il 2030. Entro il 2035, gli americani in età pensionabile supereranno,  per la prima volta nella storia, il numero di persone sotto i 18 anni. In Italia la situazione non è diversa: la popolazione aziendale invecchia e la vita del lavoratore si allunga. Se nel 2013 si contavano 17 milioni di individui over 50, si prevede che saranno 22,5 milioni nel 2033 (abbiamo già dedicato due approfondimento al tema dei senior in azienda e all’age management).

 

Le imprese

Partendo da questo scenario, il professore americano Paul Irving, chairman del Milken Institute Center for the Future of Aging, ha elaborato una “longevity strategy” per le aziende che devono attrezzarsi ad affrontare un cambiamento epocale. In un lungo intervento sulla Harvard Business Review, Irving invita le imprese a impegnarsi in tre campi per trasformare in una grande opportunità il problema dell’invecchiamento della popolazione:

  1. ridefinire la settimana lavorativa, abbandonando l’idea che tutti i lavoratori, indistintamente, andranno in pensione a 65 anni: le aziende devono investire in opportunità di mentoring creativo, lavoro part-time, orari flessibili e programmi sabbatici orientati alle capacità e inclinazioni dei lavoratori più anziani;
  2. reimmaginare il luogo di lavoro: creare degli gli spazi di lavoro con una migliore ergonomia. Nessuno dovrebbe essere distratto dai propri compiti da un dolore che può essere prevenuto o attenuato;
  3. attenzione al mix di età: attrezzarsi per gestire fino a cinque generazioni all’interno dell’azienda, evitando la nascita e la diffusione di pregiudizi e di conflitti.

Secondo lo studioso, la gestione di questo grande cambiamento può essere un’occasione per un rilancio della leadership culturale dell’impresa: “La comunità imprenditoriale ha la possibilità di guidare un ampio movimento per cambiare cultura, creare opportunità e guidare la crescita. In tal modo, le aziende miglioreranno non solo le vite dei senior, ma quelle di tutti e le prospettive dei lavoratori per le generazioni a venire. Affrontare questa trasformazione è il prossimo grande test per la leadership aziendale”.

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