L’HR sostenibile per gestire la trasformazione delle organizzazioni

Un webinar in cui si discuterà del ruolo delle risorse umane per la creazione dell’impresa sostenibile, perché la prima leva della sostenibilità sono le persone. Ne abbiamo parlato con Stefano Porta, Ceo di ODM, società di Gi Group specializzata nella consulenza HR

stefano porta ODM

Come gestire l’organizzazione in modo integrato in ottica di efficienza, equità ed engagement. Saranno questi i temi al centro del webinar l’HR sostenibile, organizzato da ODM con la media partnership di HR-Link, in programma il prossimo 25 febbraio (iscriviti all’evento tramite questo link). Il tema della sostenibilità è sempre più centrale per le imprese e per chi si occupa di risorse umane, ma quali sono gli elementi chiave per la creazione dell’organizzazione sostenibile? Lo abbiamo chiesto a Stefano Porta, Ceo di ODM.

Quali saranno i temi al centro dell’evento su sostenibilità e HR?

Se  “leggiamo” la sostenibilità all’interno delle organizzazioni si evidenzia il ruolo sempre più centrale dell’HR nell’accompagnare l’azienda nella trasformazione verso una performance individuale e organizzativa sostenibile. L’obiettivo dell’evento è quello di fornire, a chi si occupa di risorse umane, una panoramica di tutti gli elementi da presidiare per gestire la transizione da un modello estrattivo a uno rigenerativo anche in ambito HR.

Che sensibilità c’è tra gli HR rispetto al tema della trasformazione sostenibile delle organizzazioni?

Sicuramente è un tema presente a livello strategico ma, per essere concretamente applicato, deve passare dall’ingaggio delle persone e, di conseguenza, dagli HR. Notiamo una situazione a velocità diverse: casi in cui l’HR è integrato nel processo di trasformazione, casi in cui il tema è solo a livello di board aziendale. Come ODM prossimamente abbiamo in programma una survey che ci permetterà di avere una quadro più preciso, ma mi sento di dire  già da ora che l’ingaggio degli HR si è attivato, è in corso e inizia a essere significativo.

Qual è il contributo maggiore che può dare un HR alla trasformazione sostenibile?

L’HR può significativamente lavorare sul mindset dell’organizzazione e delle persone per aiutare ad attuare lo switch necessario al cambiamento, che è culturale e valoriale. Deve inoltre rileggere e ripensare alcuni processi gestionali chiave che permettano di bilanciare performance e wellbeing attraverso nuove modalità di organizzazione del lavoro e di riconoscimento del contributo. Si tratta di un lavoro di lungo periodo su un tema estremamente complesso, non è un semplice switch tecnologico.

Il ruolo di ODM in cosa si caratterizza?

Supportiamo gli HR nel progettare la transizione, nell’identificare le priorità di intervento e nel gestire operativamente la trasformazione del modello gestionale secondo un approccio che ponga al centro il concetto di sostenibilità, misurandone gli impatti su società, persona e impresa.

 In dettaglio?

Lavoriamo sull’organizzazione per metterla in efficienza e ridurre gli sprechi, sulle competenze per valorizzarle e rigenerarle, sui modelli gestionali e retributivi per garantire equità e inclusione, nel rispetto della diversità. Lavorando su queste direttrici viene favorito l’engagement delle persone e supportata una performance complessiva sostenibile che permetta di creare valore nel tempo.

 Al vostro interno che ruolo occupa il tema sostenibilità?

Da circa un anno e mezzo e con il supporto del nostro centro studi e ricerche abbiamo iniziato a rileggerci complessivamente, ripensando anche come erogare servizi sostenibili ai nostri interlocutori. In sostanza abbiamo ripensato sia il contenuto dei servizi, sia le modalità di erogazione, per essere in grado di offrire una consulenza che sia essa stessa sostenibile.

Cioè?

Una consulenza altamente abilitante, che trasferisca know how, che generi valore misurabile nel tempo, che offra ai nostri clienti la possibilità di valorizzare e rigenerare le competenze di cui l’organizzazione già dispone. C’è un altro elemento da considerare per l’elaborazione di un valido progetto di sostenibilità: bisogna avere chiaro cosa è la sostenibilità per la propria organizzazione, prima di andare a proporla sul mercato. Prima si matura e si prova, poi si vende.

Come sta andando? Il mercato è sensibile?

C’è molta attenzione e curiosità. Stiamo ancora pagando la “commercializzazione” del concetto di sostenibilità, spesso associato all’economia circolare o alla green economy. È ancora poco diffusa la consapevolezza che per costruire un’azienda sostenibile bisogna partire dalle persone, sono loro il punto di svolta.

Qual è l’obiettivo del convegno del 25?

Il nostro approccio a questi eventi è sempre molto divulgativo. Raccontare e trasferire know how e approcci che stiamo applicando sulla sostenibilità e anche cercare di capire il punto di vista di chi partecipa, siamo pronti a raccogliere stimoli e sfide. Il nostro approccio è aperto,  è un tema relativamente nuovo su cui confrontarsi per generare valore, insieme…

Si può ignorare la sostenibilità, continuando a fare come si è sempre fatto?

Non crediamo sarà una moda passeggera. Si tratta di una svolta che andrà a permeare nel profondo la cultura delle persone e della società. Chi decide di non ragionare in termini di sostenibilità rischia sotto diversi aspetti. Per fare qualche esempio, i talenti sceglieranno per lavorare aziende coerenti con il loro assetto valoriale, lo stesso faranno i consumatori nella scelta dei prodotti o i grandi fondi di investimento nella valutazione delle opportunità finanziarie… Non ragionare in termini di sostenibilità è una grave miopia, una scelta senza futuro.

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