Manager e sindacato: il futuro della rappresentanza

Come i manager vedono il sindacato, sia in termini di propria rappresentanza che di gestione delle istanze della controparte? I risultati dell’indagine di Manageritalia e il parere di Paolo Iacci, presidente AIDP Promotion

manager e sindacati

Il sindacato non è per nulla finito, ma deve cambiare. Parola di manager, dunque di chi si trova dall’altra parte della barricata. La convinzione dei dirigenti è che in un contesto sempre più complesso e con un’economia globale che marcia spedita verso il cambiamento, la presenza di organizzazioni che rappresentino i lavoratori sia quanto mai necessaria. È quanto emerge dall’indagine commissionata da Manageritalia ad AstraRicerche e realizzata su un campione di quasi 1.000 tra dirigenti, executive professional, quadri, disoccupati e pensionati, rappresentativi degli oltre 35 mila manager associati. L’indagine dal titolo “Il vissuto dei manager oggi e domani” punta a comprendere l’idea di rappresentanza prospettica che hanno i dirigenti, anche alla luce dell’evoluzione già avvenuta e in atto del contesto economico-sociale.

Secondo i manager intervistati lo scenario attuale è difficile e complesso: in particolare il lavoro appare sempre più flessibile, sfidante e incerto e l’economia imprevedibile. In questo quadro non sono d’aiuto le istituzioni e la politica: per l’85,7% degli intervistati le istituzioni hanno perso il loro ruolo di guida e per il 74,8% l’andamento economico è sempre meno governabile da Stati, governi ed entità sovranazionali.

Se questo è il contesto, che tipo di sindacato vorrebbero trovarsi davanti i manager?

Non lo stesso con cui si sono confrontati per anni: il modo di produrre cambia, il welfare vacilla, dunque anche i rappresentanti dei lavoratori devono iniziare a confrontarsi con una realtà in profondo mutamento. Tant’è che per l’87,8% degli intervistati i sindacati hanno perso parte della loro capacità di dare risposte utili ad affrontare i cambiamenti in atto.

Ecco cosa ha detto in proposito a HR Link Paolo Iacci, presidente AIDP Promotion: “Non c’è dubbio che alcune rigidità del sindacato appaiano oggi anacronistiche, penso alle battaglie sugli orari e sul lavoro festivo. Ma la disintermediazione non è utile allo sviluppo dell’impresa: in questo la visione dei manager si contrappone alla vulgata degli ultimi anni e anche alle nuove forze politiche anti-sistema, che vorrebbero l’abolizione di tutti gli enti intermedi che invece hanno il pregio di raccogliere le istanze di base e di incanalarle verso una maggiore corresponsabilità delle scelte necessarie allo sviluppo economico. Perché ciò avvenga in modo efficace, però – continua Iacci – occorre un accordo sulla rappresentanza finalmente funzionante, che impedisca il proliferare dei CCNL e occorre fare alcune scelte coraggiose, soprattutto nell’ambito della PA”.

A proposito di CCNL, la maggioranza dei manager partecipanti all’indagine ha dichiarato di ritenerli importanti e un vantaggio competitivo, se adeguatamente rinnovati. Solo il 19,4% ha affermato che i contratti collettivi non hanno più senso perché ormai si ragiona su dimensioni sovranazionali, mentre il restante 80,6% lo ha negato con più o meno forza. Infine per il 38% il CCNL può diventare uno strumento sempre più utile per far crescere il sistema, comprese PMI e i loro lavoratori.

Per quanto riguarda il tema della rappresentanza dei manager stessi, oltre l’87% degli intervistati pensa di aver bisogno di un’organizzazione che li rappresenti e aggreghi professionalità e interessi simili. Un bisogno di rappresentanza che negli ultimi anni, proprio alla luce dello scenario sfidante e mutevole, è aumentato. I manager vogliono una rappresentanza sempre meno legata alla specializzazione funzionale e più trasversale, offerta da organizzazioni che siano in grado di allargare la propria azione a livello europeo e globale e, a riprova dell’atteggiamento per nulla passivo verso i tempi che corrono, di incidere sulle direttrici dello sviluppo generale dell’economia e della società.

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