Millennials: come trasformarli nei CEO di domani

I risultati di una ricerca sul mercato statunitense per capire cosa differenzia i talenti più giovani dai dirigenti attuali e comprendere come farli crescere, trattenerli e prepararli alla futura leadership

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Nei prossimi anni i baby boomers usciranno progressivamente dalla forza lavoro e sarà la generazione dei millennials a coprire tutti i ruoli di leadership nelle aziende.

Cosa comporterà questo passaggio in termini di organizzazione e gestione delle risorse?

Se lo è chiesto l’organizzazione no profit The Conference Board, insieme al guru della leadership Ron Williams e alla società di consulenza Development Dimensions International: insieme hanno condotto un’indagine nelle aziende statunitensi per capire quali talenti caratterizzano i dirigenti millennials e come prepararli al meglio alla leadership.

Ecco alcuni highlights della ricerca, apparsi originariamente sulla rivista Fortune.

Innanzitutto, è emersa la diversa scala di valore attribuita alle competenze di un buon leader. I millennials mettono in cima al profilo di un manager le cosiddette soft skills ossia le forti capacità interpersonali, le capacità comunicative e l’intelligenza emotiva. Al contrario, i CEO di oggi puntano più su altri talenti, tra cui il pensiero critico, il know-how aziendale e la gestione degli stakeholders. Se le opinioni dei millennnials sulle competenze necessarie per la leadership saranno ignorate, i leader attuali continueranno a sostenere e promuovere solo coloro che si adattano al loro profilo mentre i leader millennials svilupperanno i loro talenti secondo la propria visione. Dunque è importante iniziare a parlare di queste differenze e cominciare a sviluppare quelle capacità personali di cui un leader avrà bisogno nell’evoluzione del suo ruolo.   

Per quanto riguarda la “fedeltà” a un’azienda, i millennials sono leali se si investe su di loro. Anche se generalmente sono considerati “job hopper”, oltre il 43% di loro pensa di restare più di 15 anni nella attuale società (solo il 28% dei leader non millennials ha risposto così) e oltre il 20% pianifica di restare dai 5 ai 10 anni. Tuttavia la loro lealtà è legata ad alcune condizioni: il compenso, la promozione, lo sviluppo, il work life balance e il senso di appartenenza a una comunità. Pertanto le aziende per trattenerli devono misurare costantemente il coinvolgimento di questi leader (per esempio tramite interviste e sondaggi tra i dipendenti), dare molti feedback e, se è il caso, modificare i piani per promuovere la loro crescita professionale.

Altro aspetto emerso è l’alta aspettativa per il futuro: un numero considerevole di leader della generazione millennials desidera avanzare verso ruoli senior: il 20%, in particolare, ha riferito di vedersi nel ruolo di CEO entro un periodo di 10 anni. Tuttavia molti esprimono anche preoccupazione per le proprie prospettive. Quindi, come manager, per assicurare che i giovani leader mantengano l’impegno sarà fondamentale parlare di percorsi di carriera e aspettative di promozioni e fornire, eventualmente, percorsi alternativi.

In definitiva, la ricerca suggerisce che le aziende sono in buone mani per il futuro: i millennials sono un gruppo di persone costante, laborioso, impegnato e con una forte etica, e come tali vanno supportati e aiutati.

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