PNRR: la guida alle misure per il lavoro. Le riforme.

Dal PNRR 12 miliardi di euro a disposizione per le politiche per il lavoro. Ecco tutte le riforme previste, dagli ammortizzatori sociali alle politiche attive del lavoro e formazione alla lotta al lavoro sommerso.

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PNRR

Connesso ai tre assi strategici condivisi a livello europeo (digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale), il PNRR – che prevede lo stanziamento di 222,1 miliardi di euro – si articola in 6 missioni, le quali rappresentano le aree tematiche oggetto di intervento: digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. Nell’ambito della missione volta a favorire l’inclusione e la coesione, il PNRR individua gli obiettivi in materia di politiche per il lavoro, mettendo a disposizione oltre 12 miliardi di euro. Di seguito, le riforme previste. 

1. Riforma degli ammortizzatori sociali (approvata con la legge di Bilancio per il 2022, L. n. 234/2021).

La riforma degli ammortizzatori sociali si pone l’obiettivo di ampliare la platea delle imprese e dei lavoratori beneficiari dei trattamenti di integrazione salariale. Di seguito, le principali misure attuate.

  • La CIGS non è più limitata a specifici settori ma viene estesa alle imprese di tutti i settori con più di 15 dipendenti per le causali di riorganizzazione aziendale (anche per realizzare processi di transizione), crisi aziendale e contratto di solidarietà.
  • Ai datori di lavoro che occupano più di 15 dipendenti può essere concesso un ulteriore intervento di CIGS di 12 mesi complessivi non ulteriormente prorogabili. I lavoratori coinvolti devono seguire un percorso formativo. Le imprese che assumono i lavoratori avranno un incentivo economico pari al 50% della CIGS residua autorizzata e non fruita.
  • Il massimale di CIGS viene aumentato.
  • Viene incentivato il ricorso ai contratti di solidarietà: la riduzione media oraria passa dal 60 al 80% mentre l’aumento della percentuale di riduzione complessiva massima dell’orario di lavoro passa dal 70 al 90%.
  • I Fondi di solidarietà bilaterali vengono estesi a tutti i datori di lavoro, indipendentemente dal numero di dipendenti. L’importo dell’assegno non può essere più basso della cassa integrazione. L’assegno ordinario viene garantito per un massimo di 13 settimane per le imprese fino a 5 dipendenti, di 26 settimane per le imprese da 6 a 15 dipendenti e fino a un massimo di 26 settimane per le imprese con più di 15 dipendenti.

Per le imprese con più di 15 dipendenti i Fondi assicurano anche l’erogazione della CIGS.

  • Il FIS viene esteso a tutti i datori di lavoro appartenenti a settori e tipologie non rientranti nell’ambito di applicazione della CIGO e che non aderiscono a un Fondo di solidarietà bilaterale. Il FIS eroga l’assegno ordinario per una durata massima di 13 settimane e 26 settimane nel biennio mobile, rispettivamente per le imprese fino a 5 dipendenti e per quelle con più di 5 dipendenti. Scompare l’assegno straordinario. È prevista una premialità per le piccole imprese fino a 5 dipendenti: se non utilizzano il FIS per almeno 24 mesi, dal 1° gennaio 2025 è prevista una riduzione dell’aliquota contributiva del 40%.
  • I lavoratori in CIGS partecipano a processi di formazione o di riqualificazione, anche con i fondi interprofessionali.
  • Vengono alleggeriti i requisiti per avere la NASpI: non è più richiesto il requisito delle 30 giornate di effettivo lavoro negli ultimi 12 mesi ma sarà sufficiente avere almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni. Il meccanismo di décalage non opera più dal quarto mese ma dal sesto e, in caso di percettori ultracinquantacinquenni, dall’ottavo mese.
  • Il contratto di espansione viene reso fruibile anche per le imprese che occupano almeno 50 dipendenti per gli anni 2022 e 2023.

 

2. Riforma delle politiche attive del lavoro e formazione (approvata con decreto 5 novembre 2021 del Ministro del lavoro di concerto con il Ministro dell’economia – adozione GOL – e con decreto 14 dicembre 2021 del Ministro del lavoro di concerto con il Ministro dell’economia – adozione Piano Nazionale Nuove Competenze).

La riforma in materia di politiche attive del lavoro e formazione si prefigge l’obiettivo di superare l’eccessiva eterogeneità dei servizi erogati a livello territoriale, favorire la maggiore prossimità degli interventi di politica attiva e l’integrazione on-line dei servizi territoriali, riorganizzare la formazione dei lavoratori in transizione e disoccupati mediante il rafforzamento del sistema della formazione professionale e definire livelli essenziali di qualità per le attività di upskilling e reskilling in favore dei beneficiari di strumenti di sostegno (NASpI e DIS-COLL), dei beneficiari del reddito di cittadinanza e dei lavoratori che godono di strumenti straordinari o in deroga di integrazione salariale (CIGS, cassa per cessazione attività, trattamenti in deroga nelle aree di crisi complessa), rafforzare il sistema duale e i NEET. Di seguito, le principali misure adottate.

  • Adozione del Programma Nazionale per la Garanzia Occupabilità dei Lavoratori (GOL), d’intesa con le Regioni, quale sistema di presa in carico unico dei disoccupati e delle persone in transizione occupazionale (percettori di RdC, NASpI e CIGS) il quale, partendo dalla profilazione della persona, permetta la costruzione di percorsi professionalizzati di riqualificazione delle competenze e di accompagnamento al lavoro.
  • Adozione del Piano Nazionale Nuove Competenze, promosso dal Ministero del Lavoro in collaborazione con l’ANPAL e d’intesa con le Regioni. Nello specifico, il Piano si propone di sostenere con contributi a fondo perduto le aziende intenzionate a rimodulare l’orario di lavoro dei propri dipendenti al fine di permettere a questi ultimi di partecipare ad attività di formazione sulla base di accordi collettivi stipulati con le organizzazioni sindacali.

 

3. Lotta al lavoro sommerso (entro dicembre 2022; ad oggi è stato istituito il tavolo tecnico per l’elaborazione del piano).

La riforma in materia di lotta al lavoro sommerso si pone l’obiettivo di migliorare la qualità del lavoro e le condizioni dei lavoratori e di trasformare il lavoro sommerso in lavoro regolare in modo tale che i benefici derivanti dall’operare nell’economia regolare superino i costi del continuare a operare nel lavoro sommerso. Di seguito, le principali misure adottate.

  • Affinamento delle tecniche di produzione e raccolta e delle modalità di condivisione dei dati sul lavoro sommerso.
  • Aumento delle ispezioni e revisione delle sanzioni previste per il lavoro sommerso nei vari settori.
  • Lancio di una campagna informativa rivolta ai datori di lavoro per sensibilizzarli sul “disvalore” insito nel ricorso a ogni forma di lavoro irregolare.
  • Adozione di misure di deterrenza e di incentivi per il lavoro regolare.
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