Rappresentanza, formazione, networking: così i manager vedono il futuro

L’ultimo decennio non è stato facile per i dirigenti, il cui numero è calato del 9,5%, secondo l’Inps. Incertezza e bisogno crescente di rappresentanza sono i due sentiment che emergono dall’analisi realizzata da AstraRicerche per Cida (Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità)

i manager del futuro

La crisi dell’ultimo decennio non ha risparmiato nessuno, neanche chi nelle aziende occupa posizioni apicali.

A fornire la fotografia della situazione è l’Inps: i dati dell’Istituto di previdenza dicono che tra il 2011 e il 2017 il numero dei dirigenti è calato del 9,5%, passando da poco più di 75 mila a poco più di 68 mila. Colpa delle ristrutturazioni aziendali e della diminuzione delle imprese industriali con almeno un dirigente in organico, scese in sette anni da 18.724  a 15.742 (-16%). Critica la situazione soprattutto al Sud, dove tra il 2011 e il 2017 il numero dei manager è diminuito di oltre mille unità.

Un quadro tutt’altro che roseo che, seppure da una posizione privilegiata, fa sì che i manager italiani guardino al futuro con preoccupazione.

Incertezza e bisogno crescente di rappresentanza sono i due sentiment prevalenti che emergono dalla ricerca realizzata da AstraRicerche per Cida (Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità), che ha coinvolto 3.500 manager italiani. Lo studio ha seguito due filoni: un’analisi di tipo quantitativo che ha coinvolto Manageritalia (Federazione nazionale dei dirigenti, quadri e professional del commercio, trasporti, turismo e terziario avanzato), Federmanager (che rappresenta i dirigenti industriali) e Funzione Pubblica Cida (rappresentativa di tutte le aggregazioni rappresentative di manager in Italia), le quali nel loro insieme esprimono l’81% dei manager italiani, pubblici e privati. Un’altra analisi di tipo qualitativo è stata realizzata attraverso sei focus group ai quali hanno partecipato i dirigenti di tutte le federazioni di Cida.

Per quasi il 90% dei manager il lavoro è diventato sempre più incerto e insicuro: per questo la necessità di avere, in un’ottica futura, un’organizzazione di categoria o sindacale che possa rappresentare e aggregare gli interessi comuni e che si offra come interlocutrice verso soggetti datoriali e istituzioni è avvertita come cruciale. La pensa così il 96% degli iscritti alla Funzione Pubblica Cida, il 90% di quelli di Manageritalia e l’85% di quelli di Federmanager.

“C’è la consapevolezza che non tutte le problematiche possano essere risolte dai singoli, alcune necessitano di una mano da parte delle associazioni di categoria. Anzi l’esigenza di supporto da fonte sindacale tende a crescere nel tempo”, ha commentato Cosimo Finzi, direttore di AstraRicerche.

Ma se è vero che il contesto economico e politico è fonte di preoccupazione, l’atteggiamento della categoria è tendenzialmente reattivo. I manager intervistati non si sottraggono alle sfide, anzi sottolineano la necessità di una formazione professionale che sappia anticipare il fabbisogno delle nuove competenze richieste dal business e dalle aziende. Dunque formazione continua – soprattutto collegata all’Industria 4.0 – per cavalcare l’onda del cambiamento senza restarne travolti e governare, invece di subire, l’innovazione tecnologica.

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