Stress sul lavoro, quando troppo è troppo, anche per i colletti bianchi

L’Inail ha riconosciuto il burnout come malattia professionale. Inizialmente era una condizione legata alle professioni e alle attività in ambito sociosanitario, adesso riguarda tutti. La troppa competitività, l’iperconnessione e l’ansia da prestazione non aiutano. Imprese e Hr manager devono attrezzarsi e lavorare per prevenire un fenomeno molto pericoloso

stress sul lavoro

Burnout, quando un lavoratore è “bruciato”, stressato, non regge più. Una condizione conosciuta, associata prevalentemente alle professioni sociosanitarie, quelle con elevato coinvolgimento emotivo: basti pensare agli operatori che si occupano di bambini senza genitori e periodicamente li “perdono”, dopo aver costruito relazioni affettive molto coinvolgenti. La notizia è che il burnout è per tutti: negli anni lo stress lavorativo cronico è stato riscontrato in tutte quelle attività basate sulle relazioni interpersonali, soprattutto nelle persone molto motivate e con elevate aspettative nei confronti del proprio lavoro, a tal punto da essere incluso anche dall’INAIL tra le malattie professionali. Lo stress sul lavoro è una malattia che colpisce anche manager e colletti bianchi, in costante equilibrio tra troppe ore in ufficio, connessioni 24h/24, pressioni competitive continue, carriere in rapida ascesa e precipitosa caduta.

Il libro

Uno dei primi a interrogarsi sul fenomeno del burnout di manager e colletti bianchi è stato il sociologo Jeffrey Pfeffer, docente a Stanford e autorità mondiale in materia di sociologia dell’organizzazione. Nel libro Dying for a paycheck, frutto di un lungo lavoro di ricerca, ha quantificato il fenomeno: il 61% dei lavoratori dipendenti ha affermato che lo stress sul lavoro li ha fatti ammalare e il 7% ha dichiarato di essere stato ricoverato in ospedale. Lo stress per il lavoro costa ai datori di lavoro negli Usa più di  300 miliardi di dollari all’anno e può causare 120.000 morti in eccesso ogni anno. In Cina, 1 milione di persone all’anno possono morire di lavoro eccessivo. Con questo libro, lo studioso invita a ragionare sulla sostenibilità umana e a prestare massima attenzione all’ambiente di lavoro, importante tanto quello in cui viviamo.

Dell’argomento si è occupata anche la Harvard Business Review, con un paper di un esperto di coaching dal titolo molto chiaro: come stai proteggendo i tuoi addetti ad alte prestazioni dal rischio burnout?

Nelle aziende ci sono tante attività e sperimentazioni per evitare il burnout: psicologi a disposizione, sorrisi, confessionali ecc. Si tratta di un tema complicato, comunque da gestire o da prevenire.

Prevenzione

Secondo un recente studio Eurofound  sul fenomeno (la Fondazione Europea per il Miglioramento delle Condizioni di Vita e di Lavoro), solo in Italia e in Lettonia – tra i Paesi europei – il burnout è stato classificato come malattia professionale. Va prestata la massima attenzione perché si tratta di un un problema in aumento nei contesti lavorativi attuali, caratterizzati ritmi frenetici, salari bassi e instabilità del posto di lavoro. Per questo si rende necessaria, da parte di manager e responsabili HR, una maggiore attenzione alle dinamiche interne, ai processi comunicativi, all’etica dei comportamenti, alla cultura inclusiva, con interventi finalizzati a scardinare dinamiche sociali patologiche o potenzialmente tali.

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