Leadership e People Development: questione di talento da gestire

Leadership, development e dedicazione: come si combinano questi aspetti quando si è un talento o si devono gestire talenti? Ne abbiamo parlato in una intervista doppia con Fiona May, che di talento ne ha dimostrato in pista e non solo – lasciato il mondo delle gare è diventata attrice e formatrice per Workpleis –, e Gianluca Grondona, Chief HR, Organization & Systems Officer di Webuild, uno dei maggiori global player nella realizzazione di grandi infrastrutture complesse.

May-Grondona

La gestione del talento – proprio o altrui – è forse una delle dinamiche più complesse che regolano i rapporti interpersonali e con noi stessi: sono, infatti, innumerevoli e spesso contrastanti le reazioni e le emozioni che entrano in campo, dalla voglia di arrivare sul podio a quella di smettere, dalla necessità di fare sacrifici, a quella di saper gestire le sconfitte.

«Ci vuole tantissima passione. – afferma Fiona May, due volte campionessa mondiale di salto in lungo (ma l’elenco delle sue vittorie e record è in realtà lunghissimo) e anche formatrice nella community di Workpleis – Solo con la passione trovi sempre un modo per superare gli ostacoli; tu sei la persona che ti conosce meglio di ogni altra e quindi puoi guidarti. Certo, ci vuole grande fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, ma anche una buona dose di leadership per gestire le influenze esterne: siamo i CEO della nostra vita».

E quando invece il talento da gestire non è il nostro?

«L’elemento più importante per un leader che deve gestire una persona di talento è sicuramente quello di non provare gelosia per chi ha una marcia in più. – spiega Gianluca Grondona, Chief HR, Organization & Systems Officer di Webuild – Undici miei collaboratori sono diventati CHRO di aziende importanti e questo per me è motivo di orgoglio. E poi è fondamentale stimolarli e sfidarli, facendo fare loro cose fuori dalle loro core capability. Sono persone ad alta manutenzione, ma anche ad alta soddisfazione per le organizzazioni».

Ma per arrivare davvero “sul podio” (inteso anche in senso metaforico) cosa serve?

«Fortuna, sicuramente. Ma anche coraggio per non seguire le regole. Bisogna saper rischiare. Io, per esempio, ho dovuto cambiare Paese. – racconta May – Ho lasciato famiglia e amici per andare in un Paese che non conoscevo. Servono determinazione e costanza: non bisogna abbattersi se non va tutto nel verso giusto da subito e bisogna impegnarsi anche nella gestione di tutte le dinamiche correlate alla propria passione, usando molta empatia. Per esempio, ho dovuto colmare un gap culturale e imparare l’italiano per poter dialogare con il mio allenatore. Le variabili sono tantissime e anche i piccoli dettagli contano».

Le fa eco Grondona: «Il talento deve essere curioso, avere voglia di imparare da ogni situazione; deve avere poi la volontà di emergere e provare quel disagio intellettuale che si colma solo imparando continuamente. E poi, ci vuole tantissimo impegno e molta costanza, non solo nel saper attendere, ma anche nel prendere le scelte giuste. Insomma, bisogna lavorare su se stessi. È poi fondamentale il ruolo del leader, che deve saper stimolare ciò che il talento ha di innato, magari anche con un percorso formativo ad hoc, che aiuti anche a colmare l’eventuale mismatch di competenze. Tocca al leader scoprire i talenti inespressi e le potenzialità delle persone».

Da leader di se stessi e leader dei talenti a formatore, il passo è dunque breve: «Siamo CEO della nostra vita, come ho già affermato – spiega May – e quindi possiamo portare in azienda la nostra esperienza e comunicarla facendo passare il messaggio che empatia, flessibilità e sensibilità sono soft skill fondamentali nella gestione di una realtà aziendale e delle diversità che la compongono. L’importante, però, è adattare il proprio linguaggio a quello del pubblico che si ha davanti».

Qual è il motto della vostra carriera?

« “Dal fallimento si impara più di quanto lo si faccia dalla vittoria”. – afferma May – Ovvero: se arrivo secondo devo capire perché e non commettere più lo stesso errore; devo cercare la motivazione e il coraggio per evolvere. Il fallimento fa parte della vita di ognuno di noi, ma dietro al successo c’è la mente e la disciplina».

«Edison diceva “Genius in 1% inspiration and 99% perspiration” ovvero “Il genio è 1% ispirazione e 99% sudore”; io amo parafrasare la sua quote dicendo che il talento è il 20% e l’impegno l’80%: senza impegno non si arriva al successo» chiosa Grondona.

error

Condividi Hr Link