Legge sulla partecipazione: cosa prevede e come si applica

Entrata in vigore il 10 giugno, la legge definisce quattro forme di partecipazione dei lavoratori: nella gestione, nei risultati economici, nei processi organizzativi e nella consultazione, su base volontaria e tramite contrattazione

legge sulla partecipazione

Dal 10 giugno 2025 la legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione e alla vita delle imprese è entrata in vigore. La normativa era stata approvata in via definitiva dal Senato il 14 maggio dopo che il testo era già stato votato dalla Camera nel febbraio precedente. 

L’input deriva da una proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Cisl, che alla fine del 2023 aveva raccolto circa 400 mila firme, con l’obiettivo di dare attuazione all’articolo 46 della Costituzione, che recita: “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”. 

Cosa dice la nuova legge

La legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese  introduce un quadro normativo per incentivare varie forme di coinvolgimento dei lavoratori nella vita dell’impresa. Si va dalla partecipazione alla gestione economica e finanziaria, alla consultazione su decisioni aziendali rilevanti, con l’obiettivo dichiarato di favorire un equilibrio tra le esigenze dell’impresa e gli interessi dei dipendenti. 

Più precisamente, la nuova legge distingue quattro modalità di coinvolgimento dei lavoratori: nella gestione dell’impresa, nella condivisione dei risultati economici, nei processi organizzativi e nella possibilità di esprimere pareri su decisioni aziendali.

La normativa prevede la possibilità di inserire rappresentanti dei lavoratori nei consigli di sorveglianza, nei consigli di amministrazione e in altri organi decisionali, con l’obiettivo di favorire una gestione più condivisa degli interessi aziendali. Sul piano economico e finanziario, il testo introduce incentivi alla partecipazione attraverso la distribuzione di utili e piani che consentono ai lavoratori di acquisire quote dell’azienda, anche in alternativa ai tradizionali premi di risultato.

Il coinvolgimento dei lavoratori non sarà automatico e non è obbligatorio, ma dovrà essere definito attraverso la contrattazione collettiva. Saranno infatti i contratti a stabilire le regole di base, le modalità pratiche di attuazione e i criteri per la scelta dei rappresentanti dei lavoratori.

Partecipazione gestionale

La partecipazione gestionale prevede il coinvolgimento diretto dei lavoratori negli organi societari. Nelle imprese che adottano il modello dualistico, in cui gestione e controllo sono separati tra un consiglio di gestione e un consiglio di sorveglianza, gli statuti potranno essere modificati per consentire l’ingresso di rappresentanti dei lavoratori nel consiglio di sorveglianza. Nelle società con modello tradizionale, sarà invece possibile prevedere la nomina di uno o più amministratori espressione dei lavoratori all’interno del consiglio di amministrazione.

Partecipazione economica e finanziaria

Per promuovere la partecipazione dei lavoratori agli utili aziendali, la legge introduce una serie di agevolazioni fiscali. È prevista una tassazione agevolata al 5% su somme distribuite ai dipendenti, a condizione che siano pari ad almeno il 10% degli utili complessivi e che la distribuzione avvenga tramite contratti collettivi aziendali o territoriali sottoscritti dai sindacati più rappresentativi. L’importo massimo agevolabile è di 5.000 euro lordi per ciascun lavoratore.

La legge introduce anche piani di partecipazione finanziaria che permettono ai dipendenti di ricevere azioni aziendali al posto dei premi di risultato. Per il 2025, i dividendi derivanti da queste azioni, fino a un massimo di 1.500 euro, godono di un’esenzione del 50 per cento sull’imposta sui redditi.

Partecipazione organizzativa

La legge prevede anche forme di partecipazione organizzativa, che consentono ai lavoratori di essere coinvolti nelle decisioni che riguardano le fasi produttive e organizzative dell’impresa.

Potranno essere istituite commissioni paritetiche con il compito di avanzare proposte per il miglioramento e l’innovazione dei prodotti o dei processi. Nelle aziende con meno di 35 dipendenti, il coinvolgimento potrà avvenire anche attraverso gli enti bilaterali.

Partecipazione consultiva

La partecipazione consultiva consente ai lavoratori di esprimere pareri e formulare proposte sulle decisioni che l’azienda intende adottare, senza che questi abbiano carattere vincolante. I contratti collettivi potranno stabilire la creazione di commissioni paritetiche dedicate e definire tempi e modalità della consultazione.

La legge al Festival del Lavoro Sostenibile

La legge sulla partecipazione dei lavoratori è stato anche tra i temi dibattuti durante l’edizione 2025 del Festival del Lavoro Sostenibile, che si è tenuto a Roma l’8 maggio. Il segretario confederale della Cisl, Giulio Graziani e Francesco Delzio, Direttore del Master in Relazioni Istituzionali e Human Capital della Luiss Business School, Consigliere d’Amministrazione di Sviluppo Lavoro Italia e autore de L’era del Lavoro Libero (Rubbettino), nonché direttore scientifico del Festival, si sono confrontati sul palco (in quel momento, si attendeva l’approvazione da parte del Senato, ndr). 

Graziani ha ribadito in quell’occasione come la legge sia stata pensata come un passo importante per riportare la partecipazione al centro delle relazioni industriali. Il segretario della Cisl ha precisato anche che, sebbene non obbligatorio, si tratta di uno strumento al quale imprese e lavoratori possono attingere per costruire un modello fondato sulla collaborazione e sull’interesse reciproco. In un contesto in cui il lavoro è sempre più influenzato da innovazione tecnologica e intelligenza artificiale, la partecipazione viene vista da Graziani come una risposta concreta per accompagnare il cambiamento, rafforzare il dialogo e valorizzare il ruolo attivo di chi lavora dentro l’impresa.

Anche Francesco Delzio ha richiamato, tra l’altro,  l’attenzione sulle trasformazioni che attendono il mondo del lavoro nei prossimi anni: dall’impatto dell’intelligenza artificiale al rapporto tra persone e tecnologie, fino alla coesistenza tra generazioni con esperienze e competenze differenti. In quest’ottica, la partecipazione non è solo, per Delzio, un principio, ma uno strumento operativo per governare il cambiamento.

Cosa pensano i direttori HR 

L’88% dei direttori del personale ritiene che il tema della partecipazione sia molto importante per lo sviluppo e il successo delle aziende e, di questi, il 33% dichiara che la proposta è molto utile. Nel merito della proposta di far partecipare lavoratori alla governance dell’impresa, invece, circa il 72% dei direttori del personale si dichiara favorevole. 

Questo dei dati di fondo emersi dall’indagine sul tema curata dal Centro Ricerche dell’AIDP (Associazione Nazionale per la Direzione del Personale), guidato dal professor Umberto Frigelli, a cui hanno risposto oltre 600 professionisti delle risorse umane.

“La legge sulla partecipazione rappresenta un’opportunità unica per dare concretezza all’articolo 46 della Costituzione e favorire la partecipazione dei lavoratori alla vita aziendale. La survey condotta da AIDP (chiusa poco prima che il disegno di legge fosse approvato, ndr) evidenzia chiaramente il grande potenziale di queste pratiche. La partecipazione non si impone, si costruisce: serve un’alleanza tra istituzioni, imprese e Persone: come AIDP lavoreremo per ottenere questo risultato. Solo così potremo creare un modello partecipativo efficace e duraturo” ha spiegato Matilde Marandola, Presidente Nazionale AIDP.

In questi anni sono state già implementate nelle aziende diverse forme e modalità di partecipazione dei lavoratori alla governance aziendale. Il 30% delle aziende, infatti, ha predisposto organismi consultivi attraverso forme e processi strutturati per avanzare suggerimenti e proposte di miglioramento; il 21% circa ha definito delle modalità strutturate di coinvolgimento dei lavoratori nelle decisioni produttive e organizzative. 

Il 20% circa ha definito modalità consultive, non vincolanti, attraverso la partecipazione dei lavoratori a comitati paritetici su temi come formazione, piani di carriera inquadramento; il 15% ha previsto modalità di partecipazione ai profitti e l’8% alla gestione e partecipazione alle scelte strategiche.

Il 69% dei professionisti HR dichiara una certa soddisfazione su tali forme di partecipazione implementate che considera efficaci e proficue. Tra le modalità di partecipazione sopra elencate i direttori del personale che non hanno ancora implementato nessuna iniziativa in questo senso prediligono, in grande maggioranza, le modalità consultive attraverso, processi strutturati (il 58%) o comitati paritetici consultivi non vincolanti (il 36%) su temi quali la formazione, la carriera, l’inquadramento. Quasi il 17% è favorevole alla partecipazione agli utili e il oltre il 9% alla partecipazione alle scelte strategiche.

Oltre il 60% dei direttori del personale ritiene che la partecipazione dei lavoratori, nelle varie forme possibili, serva ad aumentare l’ingaggio e la motivazione; il 29% circa ad avere proposte e suggerimenti utili alla gestione e il 19% a migliorare l’efficienza dei processi aziendali. Oltre il 21%, inoltre, pensa che serva a migliorare il clima aziendale e il 12% crede che la partecipazione dei lavoratori sia utile a migliorare la governance complessiva dell’azienda. Potrebbe, infine, migliorare le relazioni sindacali per il 9% e incrementare il compenso dei dipendenti per oltre l’8% dei rispondenti.

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