Il welfare aziendale in Italia: la fotografia del IX Rapporto Eudaimon-Censis

Per quasi 9 lavoratori su 10 bisognerebbe puntare al “benessere olistico” e a riappropriarsi del proprio tempo: è la risposta al burnout, alle scarse retribuzioni e ai mancati riconoscimenti

Censis ed Eudaimon fotografano il legame che gli italiani hanno con il mondo del lavoro, in un’analisi di un centinaio di pagine: quello che viene fuori dal IX Rapporto è che si vuole lavorare di meno, per vivere di più. È un dato piuttosto evidente: il 71% degli italiani promuove la settimana lavorativa corta, in chiara controtendenza con il governo attuale, che ha invece affossato la proposta di legge alla Camera. Soprattutto tra i giovani (18-34 anni), poi, non si dovrebbe rispondere a chiamate, sms o email fuori dal proprio orario di lavoro (57%), mentre il 64% di chi ha un impiego crede fortemente che l’immagine del lavoro che circola sui social sia fortemente fuorviante, quando non irreale o persino falsa. Sono alcuni degli spunti che emergono dal documento di Censis ed Eudaimon: analizziamo gli altri punto per punto.

Come sta cambiando il mondo del lavoro

Oltre la metà del campione (55%) reputa la carriera non prioritaria, e il dato è particolarmente alto tra i giovani. Lo stesso lavoro, in realtà, diventa obbligo più che passione. Non è quindi un caso che il 65% perda il senso del proprio lavoro, che si trasforma così in una mera fonte di reddito. Un fatto che dovrebbe interessare soprattutto le risorse umane e chi ricopre ruoli di leadership: quasi il 58% dei lavoratori parla di retribuzioni inadeguate e quasi l’80 lamenta mancati riconoscimenti per il proprio operato.

Ne consegue un mondo all’insegna del burnout, con la stanchezza psicofisica che attanaglia quasi 7 italiani su 10, seguita a ruota dall’ergofobia (cioè la paura, spesso irrazionale, verso determinati compiti o attività) e dalla sindrome dell’impostore (rispettivamente 54 e 22%). Oltre un lavoratore su 4 è un fermo sostenitore del “right to disconnect”.

Stipendi in calo e pochi giovani

Anche se le imprese con più di 50 addetti vantano un record di occupati (e in totale, in Italia parliamo di 24 milioni di lavoratori nel 2025), quello che preoccupa è la cosiddetta “onda grigia”: oltre il 40% degli occupati è costituito da over 50, i giovani non raggiungono neppure il 22%. A questo si aggiungono retribuzioni in calo (quasi -9% dal 2007), senilizzazione e un forte gender gap tra donne e uomini. Le palesi difficoltà nell’ottenere una giusta retribuzione stimolano il job hopping, ritenuto dal 32,5% del campione uno strumento utile a ottenere migliori condizioni.​

L’impatto dell’IA

Circa il 37% dei lavoratori utilizza l’intelligenza artificiale, e 7 su 10 ritengono che questo migliori la qualità dei propri compiti; tuttavia non mancano le solite paure, prima tra tutte quella della sostituzione (42,6%). Più di un dipendente su due reputa che i manager abbiano una fiducia eccessiva nelle soluzioni tech.

Più tempo per sé stessi

Quasi il 24% degli occupati ritiene di essere troppo preso dal proprio lavoro per avere tempo da dedicare a sé, e in effetti l’88,2% del campione crede che questa disponibilità di tempo dovrebbe essere un diritto riconosciuto a tutti. 7 italiani su 10 sono convinti che esistono le condizioni tecnologiche ed economiche per una riduzione del tempo di lavoro, sia che si tratti della settimana corta sia di un taglio dell’orario quotidiano.

Il ruolo del welfare aziendale

9 aziende su 10 hanno attivato forme di welfare aziendale, con picchi tra le imprese oltre i 250 dipendenti. L’86% delle imprese ha attivato forme di integrazione di reddito, come buoni pasto o buoni carburante; quasi il 77% ha attivato strumenti come polizze sanitarie o check up medici annuali, mentre circa 7 aziende su 10 hanno attive forme di previdenza complementare con versamenti ad un fondo previdenziale aziendale o privato. Il rapporto Eudaimon-Censis parla espressamente di “benessere olistico”: sono sempre più richiesti servizi per la salute mentale, la gestione dello stress e un generale supporto psicologico. Per quasi 9 lavoratori su 10 è un elemento imprescindibile, che migliora anche la motivazione a la produttività (84%).

Tra le priorità individuate c’è senza dubbio la necessità di creare una piattaforma digitale unica, semplice e intuitiva (90,6% del campione). Oltre il 43% delle imprese ha attivato piani personalizzati, in linea con i bisogni dei dipendenti, che credono che l’IA possa ulteriormente allineare l’offerta del welfare ai propri specifici bisogni: ogni lavoratore, in potenza, potrebbe costruire il proprio pacchetto in base a bisogni intimi e familiari.

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