Dal job hopping all’AI: come cambia il rapporto tra imprese e lavoratori
Dal job hopping all’intelligenza artificiale, dal welfare alla fiducia nelle organizzazioni: al Festival del Lavoro 2026 Paolo Iacci e Stefano Rossi hanno discusso i cambiamenti che stanno ridefinendo il rapporto tra imprese e lavoratori

L’idea che un lavoratore possa trascorrere gran parte della propria carriera nella stessa azienda sta diventando sempre meno attuale. Al suo posto si sta affermando un modello in cui le persone privilegiano la crescita professionale, l’acquisizione di competenze e la propria occupabilità futura, anche a costo di cambiare più volte datore di lavoro.
È uno dei temi emersi durante l’incontro La rivoluzione silenziosa, ospitato al Festival del Lavoro 2026 al Centro Congressi La Nuvola di Roma. A discuterne sono stati Paolo Iacci, docente di Risorse Umane e autore del libro da cui l’incontro prende il nome (leggi la recensione) e Stefano Rossi, fondatore di HR Link, con la moderazione di Luca Lauro della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.
La fine del posto fisso come patto implicito
Secondo Iacci, negli ultimi anni si è progressivamente indebolito il patto che per decenni ha regolato il rapporto tra imprese e lavoratori: stabilità e appartenenza in cambio di fedeltà all’organizzazione. Oggi questa logica appare meno solida. La rapidità dei cambiamenti economici e tecnologici spinge sia le aziende sia i lavoratori a ragionare su orizzonti più brevi, mentre in molti settori sono le imprese a competere per attrarre e trattenere le competenze di cui hanno bisogno.
In questo contesto si inserisce il fenomeno del job hopping, sempre più diffuso soprattutto tra le generazioni più giovani: c’è una minore disponibilità a rimanere a lungo nella stessa organizzazione, ma soprattutto un modo diverso di concepire il percorso professionale, costruito attorno alle opportunità di apprendimento e sviluppo più che all’appartenenza a una singola azienda.
Le conseguenze di questo cambiamento si riflettono anche nelle politiche delle risorse umane. Rossi ha osservato come il welfare aziendale sia oggi percepito sempre più come una leva strategica dell’impresa e sempre meno come un ambito tradizionalmente collegato alle relazioni sindacali. Anche strumenti come il premio di risultato vengono utilizzati non solo per incentivare le performance, ma per rafforzare il legame tra organizzazione e lavoratori.
La retribuzione continua a svolgere un ruolo decisivo, soprattutto nelle fasi iniziali della carriera e nei comparti caratterizzati da salari più contenuti, come turismo e ristorazione. Con l’aumentare dell’esperienza professionale, però, assumono maggiore importanza altri fattori: le opportunità di crescita, la qualità dell’ambiente di lavoro, il riconoscimento professionale e la possibilità di incidere sui risultati dell’organizzazione.
AI e fiducia: le nuove sfide delle imprese
Tra le trasformazioni che stanno ridefinendo il mondo del lavoro c’è naturalmente anche l’intelligenza artificiale. Sul tema, Iacci ha invitato a evitare letture esclusivamente allarmiste. Come già avvenuto con il personal computer e con internet, le nuove tecnologie possono sostituire alcune attività ripetitive, ma allo stesso tempo generano nuove professionalità e nuove competenze.
L’AI, ha sostenuto Iacci, offre alle organizzazioni strumenti per ridurre tempi e costi operativi, aumentando la produttività e ampliando le possibilità di azione anche delle piccole e medie imprese. Alcuni processi amministrativi e internazionali, come la gestione delle paghe o degli espatriati, stanno già beneficiando di queste applicazioni.
Sul fondo di queste trasformazioni rimane però una questione che riguarda meno la tecnologia e più il rapporto tra organizzazioni e persone: la fiducia. In una fase storica caratterizzata da una crescente diffidenza verso molte istituzioni, le imprese continuano a mantenere livelli relativamente elevati di credibilità. Per questo, secondo Iacci, temi come inclusione, sostenibilità e attenzione alle persone non possono limitarsi alla comunicazione aziendale, ma devono tradursi in comportamenti coerenti e verificabili. È anche su questa coerenza che le aziende costruiscono oggi una parte importante della propria reputazione.



