A tu per tu con le Top HR Women: Paola Boromei

I direttori del personale si raccontano a Hr-Link. La protagonista è Paola Boromei, Paola Boromei, Executive VP Human resources & organization in Snam

Paola-Boromei

Le donne manager nel mondo del lavoro in Italia rappresentano il 27%, come fa sapere una recente ricerca del Censis e come ricorda Paola Boromei, Executive Vice President Human resources & Organization da tre anni in Snam, la principale utility del gas in Europa e una delle principali società di infrastrutture energetiche al mondo. Paola Boromei è una delle Top Hr Women alle quali Hr-Link ha dedicato una classifica e uno spazio in cui raccontare la propria esperienza lavorativa.

Come è iniziata la sua carriera? Nel momento del suo primo colloquio, aveva già ben chiara in mente la strada che l’ha portata dove è oggi?

Ho iniziato a lavorare circa vent’anni fa, in una multinazionale, dove sono poi rimasta per più di 10 anni. Ciò che mi ha guidata sono stati istinto e passione, però sempre con un occhio al futuro, perché ho creduto fin da subito che fosse importante porsi degli obiettivi di lungo termine. Poi è evidente che i vari step sono frutto di possibilità, talvolta anche estemporanee, nelle quali però questa visione e il sapere dove si vuole andare sono elementi che aiutano a proseguire e ad assumere un ruolo attivo nel proprio sviluppo. Insomma, la più grande sfida è saper guardare al lungo periodo. In generale, in ogni ruolo, è importante tenere in considerazione tre aspetti: i contenuti, lo sviluppo e la qualità delle persone con cui si lavora, ma poi è il trasporto verso ciò che la sfida pone a prevalere sul resto.

Quale porta avrebbe voluto aprire? Quale si è pentita di aver aperto?

Sono una persona che non si pente mai delle scelte professionali che fa. Credo che sia importante saper cogliere il valore di tutte le sfide, anche le più faticose.

Anche se le HR rappresentano una eccezione, in Italia il numero di donne in posizioni apicali d’impresa è ancora molto basso. Il fatto di essere donna l’ha ostacolata nel suo percorso? Rispetto a qualche anno fa, le cose stanno cambiando?

In generale non mi sono mai sentita ostacolata dal fatto di essere donna, anzi, sono riuscita a conciliare la mia attività professionale con due maternità, anche stando all’estero. Però il tema esiste, come rivela anche l’ultima ricerca realizzata dal Censis, che fotografa un Paese in cui le donne manager rappresentano il 27% rispetto al 34% della media europea. Fondamentale ridurre il gap ed è ciò che Snam sta facendo. Abbiamo reso permanente nello statuto sociale l’equilibrio di genere sia per quanto riguarda il cda che il collegio sindacale, per estendere gli effetti della legge Golfo-Mosca anche dopo la sua scadenza. Sia nel 2017 che nel 2018 la popolazione femminile in Snam è cresciuta del 6% e oggi il 24% dei nuovi ingressi è rappresentato da donne. Si tratta di dati rilevanti soprattutto se si considera che è più difficile l’ingresso delle donne nei ruoli apicali per ciò che riguarda business e posizioni tecniche nel mondo dell’energia, a differenza di altri settori come ad esempio la cosmesi. Una regola interna che ci siamo dati prevede che il 50% dei candidati che incontriamo per le posizioni di staff siano donne. Nell’ottica della formazione e dell’equilibrio lavorativo, stiamo introducendo i due giorni di smart working in alcune funzioni, come pilota; diversità e inclusione sono tra le nostre policy. Ci siamo dati questi obiettivi.

Qual è la dote più importante di un Hr manager? E il peggior nemico?

A mio avviso la dote più importante è l’ascolto. Bisogna riuscire a portare a sintesi le aspirazioni delle persone, anche quando sono poco strutturate, anche di fronte alle criticità; è necessario capire le motivazioni. Nel mio ruolo punto sempre a dare fiducia alle persone, perché in questo modo si sentono più forti. Noi che ci occupiamo di HR dobbiamo sempre aver presenti i due lati della stessa medaglia: il valore massimo della crescita delle persone e l’efficienza delle leve operative.

Conta più la formazione o l’esperienza sul campo?

Snam investe molto nella formazione. Abbiamo la nostra Academy, lo Snam Institute, e stiamo lavorando a un progetto molto bello che abbiamo chiamato “Con la scuola” con la collaborazione del Miur, di Elis e dell’università Luiss, il cui obiettivo è trasferire competenze necessarie a presidi e docenti per poter orientare i ragazzi al mondo del lavoro. Bisogna ricordare che Snam possiede un know-how unico, visto che siamo i primi operatori infrastrutturali del nostro settore a livello europeo. Tra il 2016 e il 2018 abbiamo erogato 275 mila ore di formazione alle persone di Snam.

Qual è oggi la sfida professionale più grande per chi si occupa di Hr, nel suo settore?

Mi è rimasta impressa nel tempo una frase che mi disse, anni fa, un mio ex capo: “Noi siamo degli sviluppatori, non dei tecnici”. Soprattutto per ciò che ruota attorno al top management, per chi deve prendere le ultime decisioni: è importante guardare i cambiamenti “fuori”, farsi domande sul futuro.

Quale consiglio darebbe a un giovane che voglia intraprendere questa carriera?

Fermi restando i valori e le inclinazioni personali, anche in questo caso mi sentirei di consigliare loro di non perdere mai di vista il lungo periodo. Sono molto concentrati sulle proposte, sulle vocazioni di breve termine – probabilmente anche a causa del contesto in cui sono cresciuti, che rispecchia un mondo molto cambiato – ma davvero la visione sul lungo termine è fondamentale. Inoltre direi loro di dare sempre il massimo, di essere resilienti.

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