Age management, il quadro internazionale sui lavoratori senior

L’invecchiamento della popolazione attiva sta trasformando il mercato del lavoro nei Paesi OCSE e in Europa. Cresce la presenza dei lavoratori senior, ma aumentano anche le sfide legate a competenze, occupabilità e diversità generazionale. Uno scenario in cui l’age management assume un ruolo sempre più centrale

Senior

L’age management è diventato uno dei temi cardine nel dibattito sul futuro del lavoro. L’invecchiamento della popolazione attiva, infatti, sta modificando la composizione della forza lavoro in Europa e nei 38 Paesi dell’OCSE, l’organizzazione internazionale che riunisce i principali Paesi avanzati e produce analisi su economia, lavoro e politiche pubbliche, con un numero crescente di persone che rimane occupato oltre i 55 anni. L’invecchiamento della forza lavoro (il cosiddetto workforce ageing) sta incidendo sull’organizzazione del lavoro, sulle competenze richieste dal mercato e sulle strategie di gestione delle risorse umane.

Le più recenti analisi dell’OCSE e di Eurofound mostrano che il fenomeno è ormai strutturale. Da un lato aumenta la partecipazione dei lavoratori senior, dall’altro emergono nuove sfide legate all’occupabilità, alla formazione continua e alla qualità del lavoro.

Una forza lavoro che invecchia in tutti i Paesi OCSE

L’aumento dell’aspettativa di vita e il calo della natalità stanno cambiando gli equilibri demografici nella maggior parte delle economie avanzate. La quota di popolazione in età lavorativa tende a ridursi, mentre cresce quella delle persone anziane, con effetti diretti sulla disponibilità di manodopera e sulla sostenibilità dei sistemi economici e previdenziali.

Per l’OCSE favorire una permanenza più lunga nel mercato del lavoro è una delle leve principali per sostenere la crescita economica e la produttività. Negli ultimi vent’anni l’occupazione senior è aumentata in quasi tutti i Paesi membri, ma il divario rispetto alla fascia centrale della popolazione attiva rimane significativo.

Nell’Employment Outlook 2025 emerge come nel 2024 il tasso medio di occupazione delle persone tra 55 e 64 anni si è attestato al 64,6% nell’area OCSE, contro l’80,1% della fascia compresa tra 25 e 54 anni. In alcuni Stati la differenza supera addirittura i 25 punti percentuali, segno che il potenziale di partecipazione dei lavoratori più anziani è ancora lontano dall’essere pienamente valorizzato.

Europa, cresce l’occupazione degli over 55

Anche in Europa il fenomeno è evidente. Secondo Eurofound, il numero dei lavoratori con almeno 55 anni è passato da 23,8 milioni nel 2010 a quasi 40 milioni nel 2023. Nello stesso periodo il tasso di occupazione della fascia 55-64 anni è aumentato di circa 20 punti percentuali, grazie all’innalzamento dell’età pensionabile, al miglioramento delle condizioni di salute e a carriere lavorative più lunghe.

L’aumento della presenza degli over 55 non elimina però le criticità. Se è vero che questi lavoratori hanno generalmente una probabilità inferiore di perdere il lavoro rispetto ai colleghi più giovani, quando restano disoccupati incontrano maggiori difficoltà nel rientrare nel mercato occupazionale e rischiano periodi di inattività più prolungati.

Perché l’age management diventa una priorità per le aziende

Uno dei principali temi emersi dalle analisi internazionali riguarda l’aggiornamento delle competenze. L’OCSE sottolinea come la partecipazione dei lavoratori senior ai percorsi formativi rimanga inferiore rispetto alle fasce d’età intermedie.

In media, nell’Unione europea solo il 35% delle persone tra 55 e 64 anni ha partecipato nell’ultimo anno ad attività di formazione legate al lavoro, contro il 48% dei lavoratori tra 35 e 54 anni. Il divario è particolarmente marcato nei Paesi in cui la formazione continua è meno diffusa. Una situazione che rischia di amplificare gli effetti della trasformazione digitale e dell’automazione, aumentando il rischio di obsolescenza delle competenze.

Diversità generazionale e qualità del lavoro

L’age management non riguarda esclusivamente il prolungamento della vita lavorativa. Le ricerche di Eurofound mostrano infatti che la crescente diversità generazionale richiede una maggiore attenzione alla qualità del lavoro e alle condizioni occupazionali.

Circa un terzo dei lavoratori senior europei opera in contesti caratterizzati da elevata autonomia e condizioni lavorative favorevoli, ma circa uno su cinque è inserito in occupazioni ad alto rischio, con livelli elevati di stress, peggiori condizioni di benessere psicologico e maggiore insicurezza economica. A ciò si aggiungono le differenze di genere: le interruzioni di carriera e i carichi di cura incidono ancora oggi sulle prospettive occupazionali delle lavoratrici più anziane.

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