Agenzie per il lavoro, partner sempre più strategici per l’impresa

Secondo i dati di Assolavoro nel 2017 l’incidenza dei lavoratori a somministrazione è stata dell’1,9% pari a circa 640mila unità. Più della metà ha meno di 34 anni

Nate ormai vent’anni fa come agenzie interinali, oggi le Agenzie per il lavoro fanno parte in maniera strutturale del mercato del lavoro in Italia.

I numeri raccontano, meglio di ogni altra cosa, il ruolo da protagonista che le Apl ricoprono nel contribuire all’inserimento lavorativo di una parte crescente della forza lavoro. Producono l’85% del fatturato nazionale legato alla somministrazione, che è riconosciuta ormai come la forma migliore di flessibilità, la cosiddetta flexicurity in grado di coniugare le esigenze dei datori di lavoro e la sicurezza per i lavoratori.

Secondo i dati di Assolavoro (l’associazione che riunisce gran parte delle Apl operanti in Italia), l’incidenza dei lavoratori in somministrazione rispetto agli occupati dipendenti è pari a circa l’1,9%, più che doppia rispetto al 2005, quando era allo 0,9%. Nel 2017 sono stati circa 640mila i lavoratori che hanno avuto accesso a una reale occasione di lavoro tramite agenzia e di questi più della metà è sotto i 34 anni. Inoltre il 10% dei somministrati ha un contratto a tempo indeterminato e l’80% lavora per più di 6 mesi all’anno.

Non è, infatti, solo una questione di quantità, ma anche di qualità.

Lo sforzo delle Agenzie per lavoro in questi anni è stato anche quello di qualificare il lavoro e creare opportunità quanto più stabili possibili. Senza contare che, di fatto, le agenzie hanno rappresentato un canale utile per l’emersione del lavoro irregolare.

A ricordare il contributo dato in questo senso dalle Agenzie è il presidente di Assolavoro, Alessandro Ramazza: “Nella somministrazione le retribuzioni sono aumentate più del numero delle ore lavorate. Inoltre il 15% di chi passa dalle agenzie ha almeno un’esperienza di lavoro nero alle spalle e quindi le Apl sono da considerare uno degli strumenti per far emergere il sommerso. Il settore, infine, si sta specializzando anche nella ricerca di personale più qualificato, con un balzo delle richieste dovuto all’informatizzazione e alla digitalizzazione”.

Per quanto riguarda il futuro c’è una sfida che, più delle altre, potrebbe dare un contributo al tema occupazionale ed è quella della formazione, soprattutto per quel che riguarda l’alfabetizzazione digitale e l’alta formazione tecnica. Le Apl da questo punto di vista già fanno molto. Nella maggioranza dei casi, infatti, prendono in carico i propri lavoratori in somministrazione anche nei periodi di transizione tra un lavoro e l’altro, riempiendo i “buchi” occupazionali con la formazione. Inoltre svolgono una funzione essenziale di ponte tra scuola e imprese per favorire i percorsi di alternanza scuola lavoro e per la ricollocazione.

Il rapporto è stato presentato a un anno dall’avvio di UBI Welfare, la divisione specializzata di UBI Banca che offre un servizio di consulenza e soluzioni per le imprese con l’obiettivo di realizzare piani di welfare fortemente personalizzabili.

“Abbiamo deciso di investire nel welfare aziendale perché abbiamo trovato in questo ambito degli elementi sicuramente molto coerenti con il nostro modo di fare banca e con la nostra visione”, ha spiegato, a margine della presentazione del rapporto, Rossella Leidi vice direttore generale e Chief Wealth and Welfare Officer di UBI Banca. “A nostro avviso le misure di welfare aziendale sono parte integrante del processo di innovazione: progettare in modo nuovo il lavoro significa anche introdurre delle componenti di flessibilità che possano rispondere, da un lato, al nuovo assetto e alle nuove esigenze aziendali, dall’altro ad un miglior bilanciamento fra le esigenze di vita e di lavoro delle persone”.

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