Bonus formazione: la legge di Bilancio proroga al 2020

Il Senato ha approvato l’estensione del credito di imposta, con alcune modifiche che incentivano maggiormente le aziende ad essere al passo con la rivoluzione 4.0.

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Più investimenti per le imprese che intendono entrare nel processo di trasformazione tecnologica e digitale. Grazie alla legge di Bilancio 2020, approvata il 16 dicembre scorso dal Senato, è confermato il credito di imposta che aiuta le aziende ad affrontare la rivoluzione tecnologica verso la robotica e l’intelligenza artificiale. Un’opportunità per mettere al riparo i lavoratori più anziani e per rispondere al contempo alle esigenze dei millennial, che tra dieci anni rappresenteranno oltre il 48% della forza lavoro e che chiedono alle imprese di essere al passo coi tempi.

Gli effetti della proroga

L’attesa proroga, dunque, è arrivata e aiuterà a sostenere le spese dedicate alla formazione del personale dipendente. Con alcune modifiche perché, innanzi tutto, facilita l’accesso delle imprese: l’incentivo non è più legato solo alle risorse stanziate, ma allarga il bacino di chi può avvalersene, fatta esclusione, tuttavia, per le imprese in difficoltà (come da art. 2, punto 18 Regolamento Ue 651/2014) e per quelle destinatarie di sanzioni interdittive. “L’ambito applicativo oggettivo resta il medesimo della disciplina previgente: il credito d’imposta è calcolato in misura percentuale sul costo lordo aziendale del personale dipendente impiegato in qualità di discente per la durata della formazione e dell’eventuale docente o tutor interno, nel limite del 30% della sua retribuzione annua complessiva”, come si legge su Euroconference news.

Va da sè che il credito potrà essere utilizzato effettivamente solo nel caso in cui le aziende siano in regola con la contribuzione e con le normative di sicurezza previste per i luoghi di lavoro. La novità più significativa riguarda l’abrogazione della condizione posta in precedenza, secondo cui i contratti  aziendali collettivi o territoriali dovevano risultare tutti stipulati presso l’Ispettorato del lavoro.

La rivoluzione 4.0 deve integrare millennial e lavoratori più anziani

La rivoluzione 4.0 richiede sempre di più competenze sul fronte del digitale e aziende che riescano a mettere in connessione le esigenze dei millenial con quelle degli altri lavoratori, integrando le competenze degli uni e degli altri. Non deve trattarsi, dunque, di semplice convivenza, ma di un valore aggiunto, di un’opportunità che porta dei frutti: ciò può accadere, tuttavia, solo si rivedono i modelli gestionali. Il bonus va in questa direzione, a partire dalla considerazione che la robotica e l’intelligenza artificiale non tolgono lavoro, ma mettono semmai a rischio quello dequalificato. Il quadro emerso dall’ultimo rapporto di Aidp LabLaw fotografa chiaramente l’Italia come un Paese in cui la rivoluzione digitale è ben accolta, pur nel timore che tagli i posti di lavoro. A maggior ragione assume un valore importante il Bonus formazione che, come ha riferito a Repubblica la presidente di Aidp, Isabella Covili Faggioli, dovrebbe essere incentivato ulteriormente introducendo “un credito d’imposta del 100% su tutte le spese e gli investimenti fatti dalle aziende  per lo sviluppo di conoscenze e competenze 4.0”. Bisognerebbe, inoltre, “aumentare le ore obbligatorie dedicate ai programmi di alternanza scuola-lavoro” per orientare i ragazzi verso le nuove professioni tecnologiche e istituire un “fondo per la riqualificazione dei lavoratori a rischio espulsione dal mercato”, oltre a immaginare un nuovo “contratto di apprendistato che favorisca la ricollocazione on the job”.

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