Caldo estremo e lavoro: cosa prevedono le ordinanze delle Regioni e cosa devono sapere le aziende
Le temperature eccezionalmente elevate hanno portato molte Regioni a limitare il lavoro all’aperto nelle ore più calde. E per le imprese il tema non si esaurisce con il rispetto dei divieti

L’ondata di caldo che sta interessando l’Italia ha spinto molte Regioni ad adottare provvedimenti straordinari per tutelare chi lavora all’aperto. L’obiettivo è limitare il rischio di stress termico e colpi di calore nei settori maggiormente esposti, sospendendo le attività durante le ore centrali della giornata quando le condizioni climatiche diventano particolarmente critiche.
Le ordinanze fanno quasi tutte riferimento ai dati di Worklimate, il sistema sviluppato da Inail e CNR che monitora il rischio legato all’esposizione al caldo. Quando la piattaforma segnala un livello di rischio “alto” per i lavoratori esposti al sole, scatta il divieto di svolgere alcune attività all’aperto, generalmente nella fascia oraria compresa tra le 12.30 e le 16.00.
In Lombardia, ad esempio, l’ordinanza n. 484 del 9 giugno 2026 riguarda agricoltura, florovivaismo, cantieri edili all’aperto e cave, mentre per le lavorazioni all’aperto in genere e per gli ambienti chiusi non climatizzati la Regione richiama l’applicazione delle linee di indirizzo in forma di raccomandazione.
Secondo un’analisi diffusa da Greenpeace Italia e CGIL, che incrocia le previsioni del progetto Worklimate con i dati ISTAT sull’occupazione, proprio in questi giorni fino a 1,5 milioni di lavoratrici e lavoratori potrebbero essere esposti a un rischio elevato di stress da calore. I comparti più interessati sono l’edilizia (603 mila addetti), il trasporto merci, la logistica e i servizi di consegna, compresi i rider (537 mila), oltre alla manutenzione del verde e ai servizi per gli edifici (292 mila). Le aree metropolitane con il maggior numero di lavoratori potenzialmente esposti sono Roma, Milano e Napoli.
I ricercatori del progetto Worklimate l’aumento dell’esposizione al caldo non può più essere considerato un fenomeno episodico ma una condizione destinata a ripresentarsi con crescente frequenza nei mesi estivi. Per questo, oltre ai divieti temporanei nelle ore più critiche, diventa sempre più centrale la capacità delle aziende di ripensare l’organizzazione del lavoro, dalla pianificazione dei turni alle pause, fino all’aggiornamento della valutazione dei rischi.
Le Regioni che hanno già emanato ordinanze
Campania
L’ordinanza è in vigore dal 21 giugno al 31 agosto 2026 e sospende le attività nei comparti agricolo, edile e affini tra le 12.30 e le 16.00 nei giorni classificati a rischio elevato da Worklimate. Restano consentiti gli interventi indispensabili per garantire i servizi essenziali, purché siano adottate adeguate misure di sicurezza.
Friuli-Venezia Giulia
Il provvedimento, valido dal 16 giugno al 15 settembre, interessa agricoltura, florovivaismo, cantieri edili e stradali e cave. Sono esclusi gli interventi di pubblica utilità e di protezione civile. La Regione consente inoltre di anticipare o posticipare di un’ora gli orari dei cantieri e lascia ai Comuni balneari la possibilità di adottare regole differenti.
Veneto
Fino al 31 agosto è vietato lavorare nelle ore più calde nei comparti agricolo, florovivaistico, edile e nelle cave quando il rischio è elevato e le misure preventive adottate non sono sufficienti a garantire la sicurezza. L’ordinanza richiama inoltre le aziende ad aggiornare la valutazione dei rischi e a rafforzare la formazione dei lavoratori.
Emilia-Romagna
In vigore dal 3 giugno, l’ordinanza coinvolge agricoltura, edilizia, cave e piazzali logistici. Oltre allo stop tra le 12.30 e le 16.00 nelle giornate a rischio elevato, prevede la possibilità di modificare gli orari dei cantieri e invita i datori di lavoro a rimodulare i turni, con particolare attenzione anche ai rider.
Piemonte
L’ordinanza, efficace dal 30 maggio al 31 agosto, amplia il perimetro delle attività interessate includendo anche logistica e rider. La Regione invita inoltre i Comuni a valutare deroghe temporanee ai limiti sul rumore per consentire lo spostamento delle lavorazioni nelle ore più fresche della giornata.
Puglia
Fino al 31 agosto il divieto riguarda agricoltura, florovivaismo, edilizia e cave esclusivamente nei giorni in cui Worklimate segnala un rischio elevato. Il provvedimento richiama le aziende all’applicazione delle linee guida nazionali sulla prevenzione dello stress da calore.
Liguria
Anche la Liguria mantiene il divieto fino al 31 agosto per i settori agricolo, florovivaistico ed edile. L’ordinanza invita inoltre le imprese a riorganizzare il lavoro per ridurre l’esposizione al caldo, prestando attenzione anche agli ambienti non climatizzati.
Sicilia
Fino al 31 agosto, il provvedimento interessa agricoltura, florovivaismo, edilizia, attività estrattive, logistica e rider. Restano escluse le attività di pubblica utilità, protezione civile e quelle necessarie alla tutela dell’incolumità pubblica, fermo restando l’obbligo per i datori di lavoro di adottare misure organizzative adeguate.
Lazio
L’ordinanza resterà in vigore fino al 15 settembre 2026 e comprende, oltre ai settori tradizionalmente interessati, anche logistica e rider. Continuano ad applicarsi eventuali ordinanze comunali più restrittive.
Lombardia
Le limitazioni ranno in vigore fino al 23 settembre 2026. Oltre ai comparti agricolo, florovivaistico, edile ed estrattivo, la Regione raccomanda di estendere le misure di prevenzione anche alle attività svolte in ambienti chiusi privi di climatizzazione.



