Come prepararsi al colloquio di selezione: 10 punti fondamentali

Preparasi al colloquio di selezione è un’attività che richiede tempo e dedizione, potremmo dire che ci si prepara per tutta la vita: ecco 10 suggerimenti per garantirvi il miglior risultato.

Colloquio di selezione in 10 punti

Per affrontare il colloquio di selezione il motto, preso a prestito da William Ury,  potrebbe essere: preparati, preparati, preparati.

Ury pone come titolo della prefazione  del suo best seller “Negoziare in situazioni difficili”, questa esortazione e, pur non parlando di negoziazione, sicuramente possiamo farlo nostro perché, prepararsi al colloquio di selezione è un impresa altrettanto impegnativa  per tutta la carica di aspettative, di incertezze e più semplicemente perché è un momento di valutazione, di cui spesso si ha un feedback solo quando è positiva.

Sembra ovvio e scontato che ci si debba preparare,  ma è piuttosto frequente ritrovarsi di fronte all’intervistatore un po’ allo sbaraglio, senza una chiaro copione cui ispirarsi, un racconto di se stessi convincente.

Abbiamo chiesto ad alcuni recrutier di dirci quali sono i pensieri con cui congedano i candidati:

Eccone alcuni esempi:

“Non aveva alcuna idea di cosa l’azienda faccia”.

“Non sembrava avere un particolare interesse verso l’azienda”

“E’ stato estremamente evasivo quando ho chiesto del perché avesse cambiato indirizzo di studio”.

“Sembrava non aver letto l’annuncio di lavoro”

“Ha risposto in maniera poco convincente”.

“Ha dato le solite risposte stereotipate”.

“Non riusciva a guadarmi negli occhi”

“Non aspettava che finissi di formulare la risposta”

“Quando gli ho chiesto se avesse delle domande da fare non ha saputo chiedere niente”.

“Aveva un atteggiamento “depresso””

“Era troppo preoccupato di dare le risposte giuste”

“Ha detto soprattutto cosa ha fatto piuttosto di come lo ha fatto”

Potremmo continuare questo elenco, ma già ciò ci permette di comprendere ancor più come sia importante prepararsi al colloquio di selezione.

Mettiamo immediatamente in chiaro che un candidato ha poco tempo, al massimo un’ora, per far capire a chi gli sta di fronte chi sia.

Quindi non si può  pretendere di raccontare tutta la propria vita, come non si può pensare di rispondere a monosillabi.

 

 

Cosa fare per prepararsi al colloquio di selezione

  • Penna e carta : è assolutamente necessario prepararsi al colloquio di  selezione  per iscritto. Esattamente come si procede per la preparazione di un esame, non è sufficiente ripetere mentalmente ciò che riteniamo di sapere, molto meglio scrivere per poi ripetere ad alta voce.
  • Con il cv alla mano scrivete le domande che potrebbero essere fatte dall’intervistatore sulla base delle informazioni che avete scritto.
  • Punti di forza ma anche di debolezza: preparavi a rispondere non solo sui successi, ma ancor più sui gap, sulle battute di arresto e di virata. In maniera molto onesta, ma positiva  spiegate le ragioni di tali passaggi, evitando di assumere atteggiamenti vittimistici.
  • Ripetete ad alta voce: una volta preparate le risposte è importantissimo esercitarsi ad alta voce. Un buon metodo è anche quello di fare una ripresa video e di farsi intervistare da un amico che sia in grado di restituirci un feedback sulla vostra efficacia, sia nel rispondere sia nel porci.
  • Azienda: documentatevi sull’azienda, sull’attività, la storia le ultime notizie che la riguardano.
  • Domande: preparatevi a fare delle domande all’intervistatore.

 

 

Come comportarsi durante il colloquio di  selezione

  • Sorridete mentre entrate: nei primi istanti di un incontro è determinante il tipo di energia che comunichiamo al nostro interlocutore.
  • Ascoltate bene le domande e nel caso  fossero poco chiare domandate di specificare.
  • Risposte:  siate pertinenti e concisi. Andare al dunque senza dilungarvi inutilmente, ma scegliate accuratamente cosa rispondere, strutturando in base a
    • Cosa avete fatto,
    • come lo avete fatto
    • perché,
    •  cosa avete imparato,

senza avere fretta

  • Rispondete solo alle domande che vi vengono poste!!

Forse è superfluo dirlo ma: arrivate un po’ in anticipo e spegnete il cellulare!!

Conclusioni

Dato quindi per scontato  che vi  siate preparati in merito alle competenze hard, sappiate che i recrutier hanno bisogno di trovarsi di fronte a persone credibili, per la storia che raccontano di se stessi, per le ragioni che sanno dare rispetto alle loro scelte, per la consapevolezza che sanno esprimere anche in merito ai loro punti di debolezza.

Raccontate la vostra storia: pensatela come un viaggio che ha attraversato luoghi di grande interesse ed importanza, orientato ad una meta ben precisa. Scegliete delle parole chiave, che sintetizzino cosa avete  portato via con voi dopo ogni tappa. Pensate alle persone che sono state significative nella vostra crescita e soffermatevi su cosa vi hanno insegnato.

Non devono essere necessariamente e solamente esperienze lavorative. Avete valore quindi mostratelo a chi vi sta di fronte, che, al contrario di ciò che si può credere, non ha la sfera di cristallo e sta facendo un lavoro molto faticoso.

Il colloquio di selezione  fallisce innanzitutto dentro la propria mente o come direbbe Ury, “La maggior parte delle negoziazioni sono già vinte o perse persino prima che il confronto verbale abbia inizio, in virtù della qualità della preparazione. Le persone che pensano di poter improvvisare senza prepararsi, spesso finiscono con l’essere tristemente in errore.”

Le vostre soft skill meritano le stesse attenzioni che avete dedicato ad imparare le cose che sapete fare, quindi preparatevi, preparatevi, preparatevi….a saper essere.

 

Le emozione dell’arte

Il collegamento tra colore e arte è l’ulteriore passaggio che spiega l’altro dorso delle carte. Ognuna di esse porta infatti  un’opera d’arte contemporanea, che grazie alla sua peculiare  caratteristica, non offre un’immediata leggibilità ed interpretazione, come avviene  per l’arte figurativa. Anche in questo caso, come in quello del colore,  il coachee si trova di fronte alle immagini, privo di alcun suggerimento, e può  lasciare al proprio sentire la libertà di permeare corpo e mente. Del coach è il compito di guidarlo nello scandaglio della profondità emotiva, conducendolo nell’esplorazione delle emozioni, illuminando le zone d’ombra, rendendo nitida una visione che, al primo approccio, può presentarsi torbida e confusa.

 

Business coaching e arte

Il tool kit, non a caso,  è dotato sia di un dizionario delle emozioni, sia di un catalogo delle opere utilizzate per permettere al coach un approccio preciso ed efficace.

La selezione delle opere d’arte è frutto della collaborazione con Gabriela Galati Ph D, curatrice e direttrice  di ECCENTRIC  Art & Research e docente presso la NABANuova Accademia di Belle Arti di Milano.

Nelle interviste che Gabriela Galati ci aveva rilasciato, avevamo già affrontato il tema dell’utilizzo delle opere d’arte nell’ambito della formazione aziendale e nel caso delle carte delle emozioni flowknow®  troviamo una accurata scelta di autori contemporanei,che consentono al coachee di allargare la propria percezione, sperimentare, lasciandosi attraversare dalle sensazioni.

Per un effetto ancor più straniante, in grado di scoraggiare i tentativi di razionalizzazioneche immancabilmente il cervello tenta di mettere in atto, accanto ad ogni immagine c’è una parola ad indicare un’emozione. Questa non ha però nessun collegamento diretto con l’opera d’arte, così da ottenere un effetto moltiplicatore del potere evocativo dello strumento.

Le opere d’arte generano apprendimento così come il modo di procedere degli artisti come bene spiega Anja Puntari in “The artists knowledge. Dall’arte contemporanea per innovare l’impresa”

“L’artista ha, inoltre, la specifica capacità di stare nella dimensione dell’incompiuto, di sopportare lo stato del non sapere dove si sta andando con precisione, fondamentale per chiunque che voglia creare qualcosa di nuovo”

Il colore e l’arte raffigurati sulle carte flowknow ® sono quindi una chiave di accesso alle proprie e altrui emozioni  e, quindi, straordinariamente profonda, e permettono di sviluppare la creatività che è sempre più necessaria per immaginare nuovi mondi e nove relazioni.

 

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