Covid e Gender gap, ora ci vorranno 135 anni per chiuderlo

Tra i duri colpi assestati dalla pandemia anche quello al gender gap. Secondo le proiezioni riportate dal Global Gender Gap Report 2021 del World Economic Forum, per la parità tra i sessi bisognerà aspettare una generazione in più, da 99,5 anni a 135,6. Il report analizza quattro aree ‘spia’ che fungono da unità di misura del gender gap: potere politico, coinvolgimento e opportunità economica, conquiste formative, salute e sopravvivenza.

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La pandemia di COVID-19 ha alzato nuove barriere alla costruzione di economie e società prospere e inclusive. La crisi ha amplificato i divari di genere preesistenti, nonostante le donne siano state la prima linea nella gestione dell’emergenza come lavoratori essenziali. Ci vorrà un’altra generazione per colmare l’asimmetria tra uomini e donne in tanti ambiti chiave. Lo certifica il Global Gender Gap report del World Economic Forum: se nell’ultima edizione si ipotizzava che la parità di genere sarebbe stata raggiunta non prima di 99,5 anni, oggi si stima che per colmare il divario ci vorranno altri 135,6 anni.

In combinazione con le pressioni aggiuntive per l’assistenza domiciliare, la crisi ha fermato i progressi verso la parità di genere in diverse economie e industrie. Perciò, osserva nell’introduzione al Report Saadia Zahidi, presidente del Centre for the New Economy and Society del World Economic Forum, «le strategie sensibili al genere saranno fondamentali per recuperare il terreno perso nel corso del 2020 e per prevenire le cicatrici a lungo termine nel mercato del lavoro». I leader di oggi hanno un’opportunità senza precedenti per costruire economie più resilienti e paritarie, investendo in luoghi di lavoro inclusivi, creando sistemi di assistenza più equi, sostenendo l’ascesa delle donne a posizioni di leadership. L’asimmetria nel mondo del lavoro è quella che impiegherà più tempo per essere sorpassata: ci vorranno 267,6 anni se continueremo di questo passo.

Il Report, giunto alla quindicesima edizione, confronta l’evoluzione del divario di genere in quattro ambiti chiave: partecipazione e opportunità economiche, livello di istruzione, salute e sopravvivenza e potere politico, tenendo traccia dei progressi nel tempo nel colmare queste lacune. Sono 156 I Paesi analizzati.

A livello globale, la distanza media completata sul cammino della parità è al 68%, un passo indietro rispetto al 2020 (-0,6 punti percentuali). Queste cifre sono trainate principalmente da un calo delle prestazioni dei grandi Paesi. Sulla traiettoria attuale, ci vorranno 135,6 anni per chiudere il gap in tutto il mondo.

Il divario di genere nel potere politico rimane il più ampio dei quattro rilevati, con appena il 22% degli obiettivi raggiunti fino ad oggi, e un ulteriore ampliamento della forbice – pari a 2,4 punti percentuali – rispetto all’edizione 2020. Nei 156 paesi analizzati, le donne rappresentano solo il 26,1% di circa 35.500 seggi parlamentari e solo il 22,6% di oltre 3.400 ministri nel mondo. Nell’81% dei Paesi non c’è mai stata un capo di Stato donna fino al 15 gennaio 2021. Il World Economic Forum stima che ci vorranno 145,5 anni per raggiungere la parità di genere in politica.

Subito dopo arriva il gap nel campo della partecipazione economica e delle opportunità: solo il 58% è stato colmato finora. Come detto prima, ci vorranno 267,6 anni per chiuderlo. Le donne rappresentano solo il 27% di tutte le posizioni manageriali.

Nel livello di istruzione il gap è quasi chiuso a livello globale: il 95% è già stato raggiunto. Stesse percentuali in salute e sopravvivenza: il divario è chiuso per il 96%.

 

Guardando la classifica per Paesi per tasso di parità di genere raggiunto, a guidarla ancora una volta è il Nord Europa: Islanda, Finlandia e Norvegia, tre paesi guidati da premier donne. L’Italia, pur essendo balzata al 63esimo posto, con uno scarto di 13 posti rispetto al 2020, resta il fanalino di coda dell’Europa. La spinta maggiore verso la parità è venuta dalla politica, dove risultiamo il 41esimo Paese in classifica. Ma la partecipazione economica ci vede scivolare al 114esimo posto.

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