Italia e lavoro? Per Bain & Company «non è (ancora) un paese per donne»

Il rapporto della società di consulenza fotografa una situazione ancora molto squilibrata. Ma le donne sono una risorsa per il business.

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Solo un amministratore delegato su dieci è donna. A riferire il dato è la società di consulenza Bain & Company, che ha svolto una ricerca intervistando i top manager di 40 aziende, 350 mila dipendenti in totale. Non va meglio in politica, dove le donne ministre e parlamentari sono tre su dieci. Questa la situazione fotografata dal rapporto intitolato “L’Italia non è (ancora) un paese per donne”, nel quale si evidenzia che sono proprio le donne a espatriare più degli uomini (+20%), e a tornare meno di frequente rispetto ai maschi (30% in meno). Anche perché il divario medio dello stipendio nel settore privato si attesa al 21%, uno tra i più alti d’Europa.

La pandemia, come noto, ha peggiorato la situazione: come ha evidenziato l’Istat alcuni mesi fa, su 444 mila persone che hanno perso il lavoro nel 2020, 312 mila sono donne. Allarme che ha spinto il movimento Giusto Mezzo a chiedere di destinare a questa causa parte delle risorse del Recovery fund. Anche perché la presenza delle donne nel mondo del lavoro potrebbe fruttare al Paese tra i 50 e 150 miliardi di euro.

Non considerare la diversità come qualcosa che arricchisce l’azienda sotto ogni profilo, anche quello del business – fa notare Roberto Prioreschi, managing director di Bain & Company, intervistato da AF di Repubblica – è un errore strategico. Ma l’Italia si dimostra ancora vittima di retaggi culturali: per incentivare la diversità non basta assumere il 50% di donne a tutti i livelli, ma è necessario creare le condizioni affinché chiunque possa esprimere le proprie potenzialità. Lo spiega Claudia D’Arpizio, partner di Bain, che precisa: «Il 70% della ricchezza globale è ancora nelle mani degli uomini».

Anche la ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone ricorda che, sebbene la legge imponga il 40% di donne nelle giunte comunali e nei cda, ancora non ci sono donne direttrici di giornali, così come non ci sono mai state donne capo dello Stato; la prima presidentessa della Corte Costituzionale è Marta Cartabia. Anche le ad sono rarissime, come sottolinea Daniela Riccardi, ad di Moleskine, ribadendo che l’inclusione e la diversità devono essere «strategia di business e non politica aziendale» e per indicare questa direzione il ruolo degli amministratori delegati può essere cruciale. Del resto, sottolinea Licia Mattioli, ad della Mattioli, finché non si faciliterà la gestione della vita familiare si faranno pochi passi in avanti.

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