Disabilità, per due manager su tre è un’occasione di riorganizzazione aziendale

In Italia l’inserimento dei lavoratori disabili viene sempre più percepito come un valore aggiunto, non come obbligo di legge o mero assistenzialismo. I risultati della ricerca realizzata da Astraricerche per Manageritalia

disabilità e lavoro

In Italia poco meno del 7% della popolazione è disabile, cioè 4 milioni di individui. Solo 800 mila lavorano, ma più di un milione vorrebbe farlo.

Un segnale che, nonostante le leggi di tutela, resistono molti pregiudizi e molte limitazioni: troppe aziende ancora preferiscono pagare le penali previste per chi non assume la quota obbligatoria di lavoratori con disabilità.

Eppure qualcosa sta cambiando.

Per due terzi dei manager italiani la presenza di un lavoratore disabile in azienda non costituisce affatto un handicap, anzi porta a un miglioramento organizzativo. È, infatti, un’occasione per ripensare il lavoro, distribuendo i compiti in modo più equo, riorganizzando spazi e dotazioni tecnologiche in modo più razionale, sviluppando nuove modalità di impiego, come il telelavoro e lo smart working. Insomma, l’inserimento dei lavoratori disabili nelle imprese italiane produce valore aggiunto: non è più solo un gesto filantropico o obbligo di legge, ma una scelta di managerialità efficiente, un plus per tutte le imprese.

È quanto emerge dalla ricerca “I manager e la gestione dei lavoratori con disabilità”, realizzata da AstraRicerche e promossa da Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), Manageritalia, Prioritalia e Osservatorio Socialis. “Dall’indagine esclusiva che abbiamo svolto su un campione rappresentativo di dirigenti privati italiani – ha commentato Mario Mantovani, vicepresidente Manageritaliaemergono delle sorprese. I manager intervistati ci dicono che abilitare la disabilità al lavoro è la scintilla che fa scoccare una riorganizzazione salutare per la produttività, il benessere e la competitività”.

Non solo, secondo l’88,2% del campione avere personale con disabilità produce un impatto positivo per le stesse capacità manageriali, perché porta i dirigenti a organizzare le attività in maniera più efficiente, a semplificare i processi e a valutare meglio le persone. Secondo la maggioranza degli intervistati, inoltre, la gestione della disabilità andrebbe affidata a un diversity o capability manager, quindi inserita all’interno di una strategia più ampia dedicata alla diversità in azienda.

Negli ultimi anni il tema lavoro e disabili è stato più volte sotto i riflettori.

ll Jobs Act è intervenuto con alcuni decreti legislativi ad hoc per favorirne l’inclusione nel mondo del lavoro, ma a muoversi sono state anche le Regioni. La Toscana ha stanziato per il 2018 oltre cinque milioni di euro sotto forma di agevolazioni e incentivi destinate ad aziende private che assumeranno lavoratori disabili iscritti negli elenchi dei collocamenti mirati regionali, con un contratto a tempo indeterminato o determinato di minimo dodici mesi. La Liguria ha invece sottoscritto un protocollo d’intesa con Inail e Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro) per il reinserimento delle persone con disabilità da lavoro. Il modello è il servizio in rete “Integra”, da circa dieci anni attivo nella provincia di Genova, che fino a oggi ha preso in carico 276 infortunati e ne ha ricollocati 112.

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