Dopo la “Great Resignation” ecco i tre trend del lavoro nel 2022

Anthony Klotz, psicologo organizzativo e professore alla Texas A&M University è l’esperto che aveva coniato il termine “Great Resignation” nel 2021 e che ora ci offre alcuni insight predittivi sul 2022. Le dimissioni continueranno ma il turnover non raggiungerà i picchi dell’anno scorso. La libertà di lavorare da qualsiasi luogo è diventata il vantaggio più ambito durante la pandemia e sempre più aziende abbracceranno questo cambiamento in ottica di talent retention. Le aziende che faticano ad assumere potrebbero rivolgersi all’automazione e a candidati internazionali per ricoprire ruoli aperti.

lavoro da remoto

Lo scorso maggio, durante un’intervista a Bloomberg, lo psicologo Anthony Klotz aveva dato un nome al fenomeno che in quel momento stava scuotendo il mondo del lavoro, ovvero il fatto che un numero importante di persone si stava licenziando senza avere necessariamente un “piano B” o aver ricevuto un’altra offerta, ma semplicemente perché – sull’onda emotiva della pandemia – aveva ripensato alla qualità della propria vita, al ruolo del lavoro nella propria vita e alle motivazioni che lo sostenevano; Klotz aveva definito tutto questo fermento “The Great Resignation” affermando che «Non si tratta semplicemente di cercare un nuovo lavoro o di lasciare il mondo del lavoro, ma di riprendere il controllo della propria vita attraverso una decisione importante, quella di licenziarsi, appunto».

2022, a tutta flessibilità

Klotz ha di recente individuato tre tendenze che, secondo lui, caratterizzeranno il mondo del lavoro nel 2022. La prima, riguarda proprio l’andamento della Great Resignation: secondo lo psicologo, infatti, il fenomeno continuerà ma non raggiungerà più i picchi del 2021, anche grazie alla decisione di molte aziende di contrastare l’ondata di dimissioni offrendo stipendi più alti e benefit migliori.

Il secondo trend evidenziato riguarda – e non poteva essere altrimenti – il lavoro flessibile: secondo Klotz, infatti, la flessibilità sarà la regola e non l’eccezione. La libertà di poter decidere dove lavorare è diventato il benefit più richiesto durante la pandemia – addirittura considerato più importante che un aumento di stipendio del 10% – e saranno molte le aziende che adotteranno forme di smart working per attrarre i talenti e non farli andare via. Proprio la cultura al lavoro flessibile porterà a una migliore qualità della vita dei dipendenti e ne salvaguarderà la salute mentale: «Sarà il lavoro a modellarsi alle nostre vite e non saranno più le nostre vite a modellarsi attorno al lavoro» ha sottolineato Klotz.

A sorpresa, la terza tendenza individuata da Klotz riporta il focus sulla competitività: secondo lo psicologo il lavoro da remoto diventerà maggiormente competitivo e i confini entro i quali cercare nuovi talenti si dilateranno all’infinito; per i ruoli da remoto, infatti, le aziende troveranno economicamente più vantaggioso assumere personale in Paesi dove il costo del lavoro è minore. Il rovescio della medaglia, tuttavia, sarà anche un maggior ricorso all’automazione e all’intelligenza artificiale – basti pensare a concierge e persino a camerieri digitali impiegati da alcune realtà per garantire il distanziamento sociale durante la pandemia –: secondo una ricerca svolta dal World Economic Forum nel 2020 su un campione di 300 aziende, il 43% si aspetta di ridurre la forza-lavoro grazie all’introduzione di nuove tecnologie.

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