Formazione continua, fondamentale il reskilling per il futuro del mondo del lavoro

L’Italia è indietro: secondo le stime del World Economic Forum, nei prossimi 5 anni una persona su due dovrà riqualificarsi.

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Formazione continua per poter stare al passo con la posizione lavorativa che si ricopre. È questa la condizione necessaria per il futuro: se una volta il percorso universitario era sufficiente per un certo numero di anni, oggi non è più così. E la pandemia ha senz’altro accelerato questo processo. Il World Economic Forum ha già evidenziato come l’emergenza sanitaria porterà una grande trasformazione dei posti di lavoro già esistenti: almeno il 40% delle competenze base richiese modificherà la sua natura e quasi un lavoratore su due dovrà riqualificarsi, come si legge in un focus pubblicato da Repubblica.

L’Ocse, dal canto suo, nel rapporto Skills Outlook 2021, ribadisce che la formazione continua sarà sempre più indispensabile per affrontare ogni tipo di cambiamento: da quello lavorativo a quello climatico e demografico. L’urgenza, secondo l’organizzazione, è quindi sia rispetto al presente che sul futuro.

Anche le aziende se ne stanno man mano rendendo conto, come dimostra un altro studio realizzato su un campione di 104 aziende dalla società Fòrema, che ha chiesto agli intervistati cosa sia necessario per la ripartenza: per tutti la priorità è il reskilling, mentre sui contenuti risultano urgenti focus sulla digital transformation e la sostenibilità del business.

L’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive, registra che, nonostante l’accelerazione su questo fronte, l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei sulla formazione continua, soprattutto nel caso delle piccole e medie imprese. In ogni caso, la fotografia della popolazione tra i 25 e i 64 anni mostra che la formazione è essenzialmente aziendale e poco legata a occasioni individuali, a maggior ragione per ciò che riguarda le categorie meno qualificate.

I fondi interprofessionali stanno tuttavia svolgendo in Italia un ruolo di supporto alla formazione e queste risorse vengono utilizzate anche dalle aziende più piccole: in tutto si parla di 910mila imprese, legate al 50,7% a Fondimpresa, Fonarcom e Fondo artigianato formazione: tra novembre 2017 e ottobre 2018 questi fondi hanno stanziato quasi 360 milioni di euro.

Anche dal Pnnr dovrebbero arrivare risorse in questa direzione: una vera ripartenza, infatti, non può prescindere da un’adeguata riqualificazione del capitale umano. In questo modo si dovrebbe colmare anche il gap che si è creato negli ultimi 15 anni tra domanda e offerta, causato da una scarsa qualificazione tecnico-scientifica: in questo modo si potrebbe ostacolare il pericolo della crescita di una generazione di Neet, giovani non occupati che né studiano né cercano lavoro.

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