Formula People e human intelligence. Il management nell’era dell’innovazione digitale

L’impatto rivoluzionario del digitale e dell’intelligenza artificiale nell’attività lavorativa non deve causare conflittualità con l’esperienza umana. Un’interazione sinergica e virtuosa tra tecnologia e valori socioculturali, tra mindset digitale e human intelligence, può generare un arricchimento per gli individui e le comunità, così come per le organizzazioni. Sulla base dell’esperienza maturata in Geox, e accelerata dalla pandemia, Francesco Garello, Group Head of Human Resources and Organization del gruppo veneto, analizza il nuovo management dell’era digitale nel libro “Formula People e Human Intelligence”, scritto a quattro mani con Roberto Provana.

francesco garello

«L’impresa è chiamata a essere protagonista dell’innovazione sociale e civile in un ecosistema integrato capace di trasformare la complessità in una molteplicità di potenzialità ancora in gran parte da esprimere e attuare» si legge nella quarta di copertina del libro “Formula People e Human Intelligence”, edito da Fausto Lupetti editore. Il testo vuole essere un modello ispirativo per far convivere e valorizzare nelle imprese la visione verso il futuro, un nuovo modo di operare e il ruolo centrale delle persone che costituiscono da sempre l’asset strategico per ogni realtà organizzativa.

Dottor Garello, cosa intendete per “Formula People e Human Intelligence”?

«Questo è un momento storico di trasformazione digitale molto significativa. Intendiamo l’equilibrio, la coesistenza che ci può essere tra il valore della tecnologia e quello significativo della persona. Anche nell’era digitale l’aspetto decisionale non viene demandato alla tecnologia, ma attiene alla componente umana. C’è quindi una possibilità di convivenza assoluta tra l’avvento – spinto e significativo – della tecnologia digitale e il valore importante delle competenze, che sono tecniche, professionali e comportamentali. Anche se può sembrare che uno cannibalizzi l’altro, questo non succederà: la persona non deve assolutamente aver paura dell’avvento della tecnologia digitale».

Sul fronte di quest’integrazione, qual è stata l’esperienza di Geox in questa pandemia?

«La pandemia ha rappresentato un meccanismo di accelerazione importante, perché nel momento in cui era tutto sospeso si è rischiata una frattura tra l’azienda e la persona. Il momento è stato difficile, lo è ancora, e molto traumatico. Era necessario gestire questo tempo sospeso cercando di mantenere – e anzi stimolando sempre più – la relazione tra il sistema impresa e la persona nella sua individualità. Abbiamo lavorato moltissimo per sviluppare le competenze più significative, soprattutto nel digitale, mettendo in piedi un palinsesto formativo e coinvolgendo sistematicamente le persone sull’apprendimento delle competenze, creando così i presupposti di quella che sarebbe stata successivamente una Academy, la Geox Innovation Digital Academy, progettata con il Politecnico di Milano e con Skilla, che è partita quest’anno. Ci siamo prima allenati sullo sviluppo delle competenze digitali durante il tempo sospeso, e – dopo aver fatto questo warm up – abbiamo ingegnerizzato, progettato e sviluppato l’Academy digitale, dove tutti hanno potuto partecipare all’attività formativa su digital skills, service design e su tutti quegli aspetti che ci permettono di lavorare in modo differente».

La tecnologia prima di questa pandemia e dello smart working rischiava di essere percepita dai dipendenti come un pericolo, una causa di riduzione di forza-lavoro. Oggi cosa è cambiato?

«L’intelligenza artificiale non è un pericolo, ma un’opportunità. Spiegare questo è fondamentale. Se dai alle persone strumenti per comprendere e le alfabetizzi sulla tecnologia digitale, coglieranno delle opportunità per imparare cose nuove, per operare in modo differente e per aumentare il proprio vantaggio competitivo. È un treno che non si può fermare, o ci si salta sopra o se ne viene travolti. C’è un tema anche di responsabilità sociale: le aziende devono garantire alle persone un’attività formativa. La formazione è fondamentale per mettere le persone in condizione di agio, non di disagio sociale, interattivo, professionale. L’azienda è chiamata a questa responsabilità, a fare in modo che questa complessità determinata dalla tecnologia digitale sia un sistema socialmente integrato, perché l’integrazione tra la tecnologia e il valore delle persone è sicuramente un vantaggio competitivo per il futuro. Che è già oggi. Il decisore non sarà mai la tecnologia, ma sempre la persona».

error

Condividi Hr Link