A Roma il forum sulle nuove direttive UE: focus su trasparenza retributiva e parità
“Impresa, Trasparenza e Autorità per la parità” riunisce istituzioni e imprese sulle nuove regole europee: al centro la direttiva 2023/970, tra integrazione con il sistema italiano, impatti organizzativi e nodi ancora aperti

Focus sulle nuove direttive europee su trasparenza retributiva di genere, organismi di parità e governance societaria in occasione di Impresa, Trasparenza e Autorità per la parità: Women e Direttive Europee” che si è svolto il 25 marzo 2026 presso lo spazio Europe Experience – David Sassoli a Roma.
Il forum, organizzato da AIGI Associazione Italiana Giuristi di Impresa) e AITRA (Associazione Italiana Trasparenza e Anticorruzione), in collaborazione con Esperienza Europa – David Sassoli, con il patrocinio di Unindustria e Nedcommunity e con Meliusform Business School come Digital Partner – ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee, del mondo associativo e delle imprese, per un confronto sulle principali evoluzioni del quadro normativo in vista dell’entrata in vigore della direttiva 2023/970 il prossimo 7 giugno.
Non una data a caso, quella del 25 marzo, ma l’anniversario del Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea (25 marzo 1957), come ha ricordato in un video che ha inaugurato l’evento, la vicepresidente del parlamento europeo Antonella Sberna.
Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, ha sottolineato come la parola d’ordine sarà la trasparenza e come la partecipazione delle donne sia alla base della crescita economica del Paese.
Giorgio Martellino, presidente dell’AIGI, ha ricordato che in Italia esistono già diverse normative che toccano temi oggi al centro delle direttive europee. Ad esempio, sul fronte della trasparenza retributiva (pay transparency), il sistema italiano dispone già di strumenti regolatori come i contratti collettivi, che in altri Paesi europei non sempre hanno lo stesso peso. Proprio per questo, secondo Martellino, potrebbe emergere un possibile conflitto tra le nuove norme europee e la contrattazione collettiva nazionale.
Allo stesso modo, per quanto riguarda la presenza femminile nei consigli di amministrazione, l’Italia è già avanti grazie alla legge Golfo-Mosca, che da anni introduce quote di genere nei CDA. Anche in questo caso, sarà necessario capire in che modo la nuova direttiva europea si integrerà o inciderà su una normativa già esistente.
Florinda Scicolone, responsabile Pari Opportunità di AIGI e vice-presidente vicaria di AITRA, ha evidenziato che il vero nodo centrale sarà comprendere in che modo le norme europee verranno recepite dal legislatore italiano. Questo passaggio, infatti, rappresenta il punto più delicato.
Pur riconoscendo l’importanza delle normative, Scicolone ha sottolineato come, soprattutto nel campo delle pari opportunità, le leggi non siano un fine in sé, ma strumenti utili a promuovere e innescare un cambiamento concreto nella società.
Alla giornata hanno partecipato autorevoli esponenti del mondo associativo, professionale, accademico e imprenditoriale, tra cui Massimo Salza (Unindustria), Cinthia Pinotti, presidente aggiunto onorario della Corte dei Conti, Marcello Bianchi (Assonime), Giuseppe Catalano, segretario del CdA di Assicurazioni Generali e presidente emerito AIGI, Marco Giorgino, docente del Politecnico di Milano e presidente di Nedcommunity, Domenica Lista, segretario del CdA di Leonardo S.p.A., e Wanya Carraro, vicepresidente vicaria AIGI, insieme a figure apicali delle funzioni legali, HR e compliance di primarie realtà aziendali.
Il punto di vista delle aziende
Stefano Bottaro, direttore del personale di Avio, ha evidenziato come, nonostante l’attenzione dell’azienda alle pari opportunità, la nuova normativa europea presenti diverse criticità. Nei contratti collettivi il riequilibrio di genere resta complesso, mentre i vincoli sulla trasparenza retributiva rischiano di irrigidire le politiche salariali e rendere più difficile attrarre talenti, anche in un contesto in cui i giovani privilegiano sempre più i benefit rispetto al brand aziendale.
Marilù Anaclerio, head hunter di Key Partners Italy, ha sottolineato invece come le carriere femminili siano ancora meno lineari e caratterizzate da una minore propensione alla negoziazione. Proprio per questo, ha osservato, la maggiore trasparenza salariale potrebbe contribuire a ridurre il divario retributivo di genere.
Stefano Rossi, fondatore di HR Link, ha offerto una lettura supportata da dati che restituiscono la complessità del quadro europeo. Ha ricordato come, a oggi, soltanto il Lussemburgo abbia raggiunto una piena parità retributiva, mentre permane un significativo squilibrio legato anche al lavoro non retribuito, che continua a gravare in misura maggiore sulle donne per diverse ore al giorno. A ciò si aggiunge una maggiore incidenza del part-time tra la popolazione femminile.
Rossi ha richiamato i risultati di alcune rilevazioni tra i direttori del personale: se da un lato la normativa è ampiamente conosciuta, dall’altro risulta ancora poco compresa e, soprattutto, raramente tradotta in misure organizzative concrete. Non manca una quota di scetticismo, circa un quinto degli intervistati, che ne intravede possibili effetti peggiorativi.



