Giovani e lavoro: per i nuovi talenti la formazione aziendale vale più dello stipendio. Ma il 60% ritiene la crescita professionale troppo lenta 


La ricerca di Adecco, che ha analizzato i dati dei best performer del progetto CEO for one month. Il 38% degli intervistati considera la fuga all’estero la soluzione migliore e il 31% dichiara che il vero problema è legato al gap tra le competenze acquisite durante il percorso di studi e quelle richieste dalle aziende.

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La capacità di implementare percorsi di valorizzazione dei talenti legati alla formazione continua e allo sviluppo delle competenze sono l’aspetto fondamentale per la valutazione dell’azienda in cui lavorare per il 40% dei giovani talenti italiani. Secondo una ricerca condotta sui best performer che hanno preso parte alle ultime sei edizioni di CEO for One Month, talent program di The Adecco Group che offre ogni anno a giovani talenti l’opportunità unica di vivere un mese in affiancamento al proprio amministratore delegato, l’aspetto legato alla formazione supera addirittura l’inquadramento contrattuale e la retribuzione, votato dal 26% dei ragazzi. Importanti anche la notorietà e la reputazione del brand (14%) e l’attenzione alle politiche legate alla sostenibilità (10%).

I criteri di scelta dell’azienda dei sogni sono strettamente connessi agli aspetti che i giovani considerano fondamentali per migliorare la loro posizione professionale. Il 52% degli intervistati

ritiene, infatti, che il primo aspetto sui cui lavorare per crescere è l’aggiornamento costante e continuo delle competenze. Il 38% di loro, invece, ritiene che ci sia un problema sistemico a livello nazionale e considera la “fuga” all’estero la soluzione migliore, mentre solo il 9% ritiene semplicemente di dover cambiare azienda.

Gli ostacoli

Evidenze che trovano conferma anche nei principali ostacoli che i ragazzi incontrano dopo le prime esperienze nel mercato del lavoro: il 59% di loro ritiene che il freno maggiore incontrato per migliorare la propria posizione professionale sia la lentezza dei percorsi di crescita all’interno dell’azienda, mentre il 31% dichiara che il vero problema è legato al gap tra le competenze acquisite durante il percorso di studi e quelle richieste dalle aziende in cui cominciano a lavorare.

Solo il 10% invece ritiene che l’ostacolo più rilevante sia la gestione dello stress. Facendo ancora un passo indietro, i ragazzi dichiarano che nella ricerca di un lavoro, la difficoltà più grande è legata alla possibilità di trovare opportunità in linea con il percorso di studi e le ambizioni professionali (60%), mentre secondo il 29% di loro non è facile entrare in contatto con le aziende che cercano personale. Solo l’11%, invece, ritiene che l’ostacolo più grande da superare sia l’inesperienza nell’affrontare i colloqui di lavoro.

Il talent program, un trampolino di lancio

Con oltre 12.000 candidature nel 2021, sempre in crescita rispetto alle edizioni precedenti, CEO for One Month è diventato un vero e proprio trampolino di lancio per i ragazzi in anni in cui l’Italia è stata uno dei Paesi europei con il maggior numero di NEET (i ragazzi che non studiano e non lavorano) e l’ingresso delle nuove generazioni nel mondo del lavoro è stato tutt’altro che incentivato. Da una ricerca condotta da The Adecco Group sui best performer delle passate edizioni, infatti, emerge che l’80% di loro già lavora (e quasi il 70% ha trovato un’occupazione dopo meno di sei mesi dalla conclusione del programma) e, nonostante la giovane età, più della metà è assunto con una RAL superiore ai 30.000 euro all’anno (il 17,5% di loro guadagna addirittura una cifra superiore ai 50.000 euro annui).

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