Industria 4.0, cercasi profili con high skills

Entro il 2022 saranno necessari 2,5 milioni posti di lavoro, oltre il 70% riguarderà competenze altamente qualificate. È quanto evidenzia l’ultimo rapporto annuale Excelsior targato Unioncamere e Anpal

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Da qui ai prossimi 5 anni la formazione, soprattutto quella legata all’industria 4.0, sarà sempre più centrale per rilanciare la nostra economia.

Sono i dati a dirlo, in particolare quelli contenuti nell’ultimo rapporto annuale Excelsior, targato Unioncamere e Anpal, che individua per il quinquennio 2018-2022 un fabbisogno previsto di 2,5 milioni di posti di lavoro. Sono quelli che, secondo lo studio, dovranno essere creati nel nostro Paese per mantenere una modica crescita. Di questi, oltre il 70% dei lavoratori (ossia 1,8 milioni) dovrà essere a elevata competenza, sia laureati che post-diplomati ad alta specializzazione.

In particolare si parla espressamente di high skills, ovvero competenze altamente specialistiche e tecniche, per il 35,8% dei nuovi posti di lavoro, mentre i profili low skills, quelli cioè con una bassa specializzazione, si fermeranno al 28,8% del totale, pari in termini assoluti, a 743 mila unità (si tratta di operai e artigiani e tutto il personale non qualificato). Inoltre una fetta consistente degli oltre 2,5 milioni di assunzioni programmati nei prossimi cinque anni sarà ad appannaggio di laureati, essenzialmente nelle materie raccolte sotto l’acronimo STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), con in testa sanità, economia, ingegneria. In pratica, la domanda interesserà 155.600 dottori in media l’anno. Altre 800 mila posizioni andranno a diplomati nei diversi indirizzi dell’istruzione tecnica e professionale (amministrazione, finanza e marketing, turismo, meccanica, meccatronica, energia, elettronica ed elettrotecnica).

La cifra di 2,5 milioni di posti di lavoro in 5 anni, che include sia nuove assunzioni sia la sostituzione dei fuoriusciti per la pensione, è stata stimata sulla base del quadro economico attuale in base allo scenario più probabile di andamento del Pil, secondo le stime formulate dalla Commissione europea e dal Fondo monetario internazionale. Ma sono cifre che potrebbero aumentare – a seguito di una maggiore crescita economica – anche dello 0,5% l’anno, per complessive 560 mila posizioni lavorative in più. Se poi a prevalere sarà lo scenario di maggior espansione economica previsto dall’Ocse considerando l’effetto delle riforme strutturali (lavoro, giustizia, Pa, scuola) si potrebbe salire fino a 962 mila nuove posizioni lavorative.

Numeri a parte, il problema, sottolineato da Unioncamere e Anpal, è piuttosto il mismatch tra la domanda di profili professionali altamente specializzati e l’offerta.

“Non è un mistero che nel breve-medio periodo ci sarà un’elevata richiesta di professioni qualificate legate a Industria 4.0. Ma questa domanda rischia di restare in parte inevasa in assenza di un adeguato orientamento che consenta ai potenziali candidati di sviluppare le competenze richieste dal mercato”, ha spiegato il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello.

“Per contribuire a superare questo paradosso, le recenti normative hanno ampliato e rafforzato il ruolo delle Camere di commercio sui temi dell’orientamento, dell’alternanza scuola-lavoro e dell’incontro domanda-offerta, anche attraverso la collaborazione con altri soggetti pubblici e privati”. Del resto, uno dei nodi italiani è proprio lo scarso collegamento istruzione-occupazione. Di qui il timore che il sistema scolastico-accademico non sia in grado di soddisfare la richiesta di high skills che proviene dalle imprese, e da qui la necessità, sottolineata da tutto il mondo del lavoro, di rafforzare la formazione, specie quella tecnologica e di alto profilo.

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