L’innovazione nel lavoro passa dallo sportello bancario. Intesa Sanpaolo introduce un contratto ibrido

In Intesa Sanpaolo è stato introdotto un contratto ibrido, per metà dipendente e per metà autonomo. Le nuove figure svolgeranno il ruolo di gestore per il tempo di lavoro in filiale, e l’attività di consulente finanziario per il tempo di lavoro autonomo. Dubbi della Cisl sull’inserimento del contratto ibrido nel Cnl di settore

nuovo contratto in intesa san paolo

Da un lato c’è il focus sempre maggiore delle banche commerciali sulla vendita di prodotti finanziari, quindi la necessità di avere più venditori che impiegati, dall’altro la necessità delle banche di ripensare la propria organizzazione e gestione del personale, adeguando all’attualità forme contrattuali pensate in altre epoche. Intesa Sanpaolo, primario istituto bancario nazionale, ha messo insieme queste necessità cercando di farne virtù con la definizione di un contratto ibrido: per metà da dipendente, per metà da lavoratore autonomo. La nuova formula – di cui si parla da un po’ – è stata attivata nel 2018, ed è prevista in un protocollo (“protocollo per lo sviluppo sostenibile”) condiviso con le organizzazioni sindacali. Alla base dell’intesa c’è l’idea condivisa di mettere in campo soluzioni per evitare tagli, ridimensionamenti, chiusure di filiali, licenziamenti.

 

Il contratto

Il nuovo contratto di Intesa Sanpaolo, prevede “la possibilità di costituzione di un contratto di lavoro subordinato a tempo parziale che ha natura di rapporto base, e di un parallelo, contestuale e distinto contratto di lavoro autonomo, che rimangono indipendenti”. Per la parte di lavoro dipendente, il personale inquadrato da questo contratto ricoprirà il ruolo di gestore in filiale, mentre per la parte di lavoro autonomo svolgerà l’attività di consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede, previa iscrizione all’Albo unico dei consulenti. Sono diversi i vantaggi che i lavoratori autonomi (400 promotori e i nuovi assunti nelle banche del territorio) portano a casa, tra cui, per metà contratto, le tutele dei lavoratori dipendenti, dalla previdenza alla sanità complementare alla maternità. «Con il Protocollo – ha dichiarato Eliano Omar Lodesani, allora chief operating officer del grupposi riconferma il ruolo di Intesa Sanpaolo quale motore di sviluppo economico ed occupazionale del Paese, che attiverà meccanismi di “staffetta generazionale” attraverso nuove assunzioni/nuove professionalità che andranno in parte a compensare le cessazioni volontarie per pensionamento. Tutto questo è stato possibile grazie alle organizzazioni sindacali, che anche in questa occasione hanno dimostrato il coraggio di innovare».

 

Occupazione

Al centro del protocollo ci sono le politiche attive per l’occupazione: al raggiungimento di 750 uscite volontarie di chi ha i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata verranno assunti 100 bancari. Se si arriva a mille uscite scattano ulteriori 50 assunzioni. Quanto ai pensionamenti volontari, è prevista un’incentivazione economica all’uscita pari al 75% della retribuzione annua lorda per i lavoratori che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre dello scorso anno e la possibilità di chiedere il part time.

 

Il contratto nazionale

Questa è la fase di rinnovo anche del contratto nazionale dei bancari. Se a livello aziendale la forma ibrida è stata accettata non vuol dire che lo sia anche nel contratto nazionale collettivo di lavoro. A mettere in guardia l’Abi è stato Riccardo Colombani, neo segretario della First Cisl: “Non vedo perchè inserire nelle tesi contrattuali del sindacato il tema del lavoro autonomo. Quando un lavoratore opera per un solo committente, si tratta evidentemente di lavoro subordinato”. Quella del sindacalista non è, però, una chiusura netta al confronto: “Se sarà l’Abi a presentarci questa istanza, la valuteremo. Ma non c’è dubbio che le caratteristiche del lavoro autonomo siano del tutto diverse da quelle del lavoro subordinato”.

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