Lavorare nel settore farmaceutico, la nuova figura è il Regulatory Affairs Manager

Tra i profili C-level più richiesti dalle imprese c’è il manager esperto in rapporti istituzionali, ma conoscitore del settore Pharma. Ne parliamo con Ezio Ferrara, principal consultant della società di head hunting Horton International

Regulatory Affairs manager

È un momento d’oro per le industrie farmaceutiche italiane. Nei primi quattro mesi del 2018 la produzione nel nostro Paese ha segnato +7,4%, e con 31,2 miliardi di valore l’Italia supera per produzione la Germania e tutti gli altri grandi Paesi Ue. Merito soprattutto dell’export, visto che tra il 2007 e il 2017 le vendite nei mercati stranieri sono schizzate del 107%. Ma non è solo all’estero che guardano oggi i big del Pharma. È grande l’interesse al mercato interno, e proprio da questo nasce l’esigenza di nuove figure professionali come il Regulatory Affairs Manager pronti a misurarsi su questioni come lobbyng e public affairs.

«Le aziende farmaceutiche da sempre seguono con molta attenzione il settore pubblico. Da una parte perché, come sappiamo, l’immissione in commercio di nuove molecole è preceduta da lunghi iter autorizzativi; dall’altra perché una buona fetta del fatturato proviene dalle gare di appalto bandite da Asl e ospedali. Questo riguarda farmaci, ma anche e soprattutto medical device e prodotti elettromedicali», spiega Ezio Ferrara, principal consultant della società di head hunting Horton International, specializzato nell’ambito Healthcare & Pharmaceutical.


Dottor Ferrara, cos’è cambiato rispetto al passato?

«Le gare di appalto, per esempio, che sono molto più complesse. In moltissimi casi non è più la singola Asl o il singolo ospedale a bandire la gara per la fornitura di medicine o attrezzature. Molte aziende sanitarie hanno dato vita a società regionali o sovra regionali che si comportano come grandi centrali di acquisto, con gare di grandissime dimensioni. È con questi soggetti che l’azienda farmaceutica deve confrontarsi. In ballo ci sono commesse dal valore altissimo, chi partecipa deve conoscere gli stakeholder di riferimento e le regole del gioco, avere un’approfondita conoscenza dal codice appalti, una visione del mercato, dei competitor, dei propri prodotti».

Nasce da qui la ricerca di nuovi manager “esperti” di Pubblica Affairs?

«Esatto. Le grandi aziende sono alla ricerca figure che abbiano la capacità di coordinare varie divisioni all’interno della struttura e allo stesso tempo sappiano relazionarsi con stakeholder pubblici».

Quale figura racchiude queste caratteristiche?

«Non esiste una categoria ben definita. Potrebbe essere quella del Regulatory Affairs manager, che però allo stesso tempo deve essere un grande conoscitore del mondo farmaceutico e della sua azienda. Chi si candida per questo ruolo deve possedere un background nelle imprese del settore, comprenderne il linguaggio e i meccanismi».

Secondo alcuni dati diffusi da Farmidustria nelle imprese cresce il numero di giovani. Fatto 100 l’aumento complessivo dell’occupazione, nel Pharma gli under 35 rappresentano il 55%. Per ricoprire ruoli come questo serve invece una lunga esperienza?

«È necessaria una buona esperienza nel settore, ma non sempre le aziende scelgono le persone più avanti negli anni. Il candidato giusto ha un’età tra i 40 e i 55 anni, ha lavorato in grandi imprese del Pharma e sa come funziona il mercato, anche a livello internazionale».

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