Il lavoro del futuro? Non esiste ancora ma dobbiamo prepararci

Una riflessione di Roberto Degli Esposti, Executive Business Coach di Scoa, sul lavoro del futuro. Sarà uno dei temi di discussione nell’evento People at work, promosso da Hr Link, in programma il 2 luglio a Milano.

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Il lavoro del futuro sarà uno dei temi al centro dell’evento People at work, promosso da Hr-Link e rivolto alla community Hr, in programma il prossimo 2 luglio a Milano. Roberto Degli Esposti, Executive Business Coach di Scoa, sarà uno dei relatori della tavola rotonda dedicata al Lavoro del futuro. A lui abbiamo chiesto un parere sui cambiamenti in corso nel mondo del lavoro.

“La prima riflessione che mi sento di fare è che è difficilissimo scegliere cosa si farà nella vita se quello che faremo ancora non esiste. La riflessione conseguente è che oggi non è tanto importante sapere quale lavoro farà un giovane in futuro, perchè quel lavoro non esiste ancora, ma quali sono le cose che serviranno a fare un lavoro che oggi non c’è. Il punto vero è questo: come ci prepariamo a fare i lavori che faremo? Potranno essere lavori che non esistono oppure lavori che conosciamo ma che faremo in modalità diversa”.

In che direzione bisogna andare?

Una delle situazioni più intriganti sono quelle in cui, penso al World Business Forum, vengono rappresentate le competenze del futuro, che sono sostanzialmente comportamentali.  Poi leggo articoli scientifici che delineano le competenze necessarie in un mondo globale o in cui l’intelligenza artificiale sarà sempre più presente… se mettiamo tutto in fila si corre il rischio di sentirsi inadeguati.

E come se ne esce?

Mettendo a fuoco il punto essenziale, che non è quello di quali e quante saranno le competenze del futuro ma quanta intenzione mettiamo nei processi di trasformazione individuali o sociali (team, gruppi, funzioni, organizzazioni) per creare le condizioni migliori per imparare le competenze. Il processo di apprendimento non è mai severo in merito a una singola competenza, ma diventa insormontabile se non ci mettiamo nella condizione di trasformare quello che abbiamo in quello che serve. La sfida grande che abbiamo davanti è quali strumenti mettiamo a disposizione di noi stessi e degli altri per trasformare le competenze che abbiamo in quelle che serviranno. Solo in questo modo riusciremo ad essere protagonisti del processo di trasformazione.

A che punto siamo con questa consapevolezza? Ci stiamo preparando o siamo ancora indietro?

Direi che c’è una situazione variegata, diversi livelli di consapevolezza e preparazione. Sintetizzando direi che ci sono tre cose da fare: sistematizzare e rendere strutturali quelli che io chiamo metodi di apprendimento naturali, come il mentoring o il coaching. Naturali perchè in quelle situazioni è naturale che una persona apprenda. Il secondo punto da rendere sistematico è lo scambio, anche culturale, con dimensioni organizzative di aree geografiche diverse. La terza cosa è mettere in condizione le persone anche di produrre cose che poi verranno scartate, perchè in quel processo ci sono forme straordinarie di apprendimento. Se si nega questa possibilità, si impara meno. C’è poi un punto ulteriore, più complesso…

Che sarebbe?

Il tema della responsabilizzazione dei giovani e delle persone, metterli in condizioni di farcela. Si potrebbe anche ammettere che il quadro di quello che serve nel futuro non l’abbiamo molto chiaro. Dobbiamo aver fiducia in loro, fare il tifo e sostenerli, affinché siano loro a raggiungere l’obiettivo.

Digital transformation, automazione, industria 4.0: cambiamenti epocali, che a volte spaventano. Da dove bisognerebbe iniziare ad avviare il processo di cambiamento?

Mettiamola così: l’apprendimento sta in tutto lo sforzo che abbiamo fatto, anche se il sistema non funziona. C’è un grande valore ogni momento in cui mettiamo davvero un impegno profondo nel fare delle cose che ancora non siamo riusciti a fare. A volte si riesce, a volte no. La digital transformation è la stessa cosa: possiamo fare cose nuove oppure possiamo fare cose che già facciamo in forme nuove. Il riediting è uno dei temi chiave del lavoro del futuro: dobbiamo rieditare le nostre conoscenze in piattaforme successive a quelle per cui sono nate. Questo è il processo di trasformazione.

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