Le tre regole per creare un posto di lavoro a prova di benessere

Il benessere lavorativo impatta direttamente sulla produttività dell’impresa ma alcune ricerche hanno sfatato diversi miti: non servono programmi complessi di wellness aziendale, i dipendenti sono per il “back to basic”: luce naturale, aria buona, possibilità di personalizzare il proprio luogo di lavoro. Ecco i tre passi da non ignorare per creare benessere in azienda.

ufficio

Il dibattito su come debba essere un luogo di lavoro per far rendere al meglio le persone che ci lavorano è aperto. Così come è aperta la discussione su benefit ed extra in grado di ingaggiare le persone e, di conseguenza, far crescere la produttività dell’impresa in un clima lavorativo sereno e disteso. Sul lato dell’offerta ci si può sbizzarrire: dall’ergonomia delle postazioni, ai corsi di yoga; dalla palestra agli spazi di meditazione. Ma tutta questa attenzione al benessere, quali risultati produce? E chi lavora, precisamente, come vorrebbe che fosse il proprio luogo di lavoro? Tutte queste attività vanno bene se non benissimo, ma non bisogna mai allontanarsi dai fondamentali. Il back to basic è suggerito da una survey pubblicata sulla Harvard Gazette, secondo la quale i programmi benessere – offerti dall’80% delle grandi aziende statunitensi – producono risultati non impressionanti. E, inoltre, chi lavora bada al sodo: una migliore qualità dell’aria, luce naturale e possibilità di personalizzare il proprio spazio di lavoro.

La ricerca

Lo studio, condotto da due docenti dell’Università di Harvard che già in passato avevano indagato il tema del ritorno degli investimenti fatti in benessere aziendale, stempera gli entusiasmi anche se, si fa notare, i programmi di wellness aziendale potrebbero ricadute positive in termini di riduzione dei costi sanitari e di miglioramento della salute pubblica in generale.

I risultati della ricerca, che ha messo a confronto dipendenti di aziende con e senza programmi di benessere, sono questi: “Le persone che hanno lavorato in siti che offrono programmi di benessere hanno mostrato tassi notevolmente più elevati di alcuni comportamenti sani, ma nessuna differenza significativa in altri risultati: non hanno avuto migliori misure cliniche di salute né hanno mostrato un basso assenteismo, migliori prestazioni lavorative o una spesa sanitaria inferiore”.

Quello che vuole il personale

In un articolo comparso sulla Harvard Business Review, Jeanne Meister, partner di Future Workplace ed esperta di Hr management, oltre a commentare i dati della ricerca di Harvard, ha riportato i risultati di una survey di Future Workplace, che ha coinvolto oltre 1.600 lavoratori del Nord America, condotta per capire quali sono gli strumenti e gli accorgimenti in grado di migliorare il benessere e la produttività. “Sorprendentemente, abbiamo scoperto che i dipendenti sono attenti alle questioni “basiche”: migliore qualità dell’aria, accesso alla luce naturale e capacità di personalizzare il proprio spazio di lavoro – scrive Jeanne Meister –  La metà dei dipendenti che abbiamo intervistato ha dichiarato che la scarsa qualità dell’aria li rende più assonnati durante il giorno e più di un terzo ha riportato fino a un’ora di perdita di produttività. In effetti, la qualità dell’aria e la luce sono state i principali fattori di influenza sulle prestazioni, la felicità e il benessere dei dipendenti, più delle strutture per il fitness e tool di tecnologia sanitaria”.

Come deve essere l’ambiente di lavoro

La creazione di un buon ambiente di lavoro è di importanza cruciale per l’impresa. Uno studio di Gartner Research del 2018 ha rilevato che i dipendenti soddisfatti del proprio ambiente di lavoro sono il 16% più produttivi, hanno il 18% in più di probabilità di restare al proprio posto e sono il 30%  più attratti dalla propria azienda rispetto alla concorrenza.

Le tre regole

Incrociando i risultati delle diverse ricerche, Jeanne Meister ha stilato le tre regole base per migliorare ambiente di lavoro e benessere del personale:

  1. smetti di spendere soldi per strutture o attività che non danno vantaggi;
  2. personalizza quando è possibile;
  3. crea una visione olistica del benessere sul lavoro (“il benessere sul lavoro non riguarda solo la salute fisica del personale…”).
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