Nell’era del work from home permanente

Alcune aziende potrebbero proseguire su questa strada anche dopo il superamento dell’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus. Harvard Business Review ha misurato gli impatti e i benefici della scelta di rendere stabile il lavoro da remoto. A soffrire saranno soprattutto i servizi alle imprese.

smart working

I numeri dello smart working

In Italia, prima del lockdown, solo l’1,2% del personale era impiegato in lavoro a distanza. Questa percentuale è salita all’8,8% tra marzo e aprile 2020 e, dopo la fine della quarantena, la percentuale di lavoratori in smart working si è attestata al 5,3%. Secondo l’Istat “tali risultati suggeriscono che, grazie all’implementazione di soluzioni informatiche e organizzative, una fetta di imprese italiane è riuscita nel giro di poche settimane a estendere forme lavorative, in precedenza limitate a una piccola minoranza, a quote considerevoli di personale”. Una condizione che oggi va sotto il nome di smart working anche se il lavoro agile è un modello organizzativo molto più complesso del semplice lavorare da casa.

I vantaggi

In questi mesi c’è stata una rapida spinta alla digitalizzazione, che ha riguardato una moltitudine di imprese, alcune delle quali potrebbero ora valutare se rendere permanente la scelta del lavoro da remoto. Una strada sulla quale si stanno incamminando anche diverse big italiane, tra cui Eni e Enel. L’esperienza degli ultimi mesi ha dimostrato che molte mansioni possono essere adattate al lavoro da remoto, ma per rendere definitiva quella che è nata come scelta temporanea dovuta alla pandemia devono esserci vantaggi duraturi per le imprese. E non mancano: secondo Harvard Business Review gli effetti positivi per le imprese sono molteplici. In primo luogo un’offerta di lavoro da remoto consente di assumere personale più qualificato, avendo l’azienda accesso ad un bacino di candidati molto più ampio, quindi più competitivo. A incentivare le aziende sono anche considerazioni in termini di economie di spazio e di tempo. Mettere meno immobili a disposizione dei lavoratori comporta risparmi. Alcuni tipi di mansioni potrebbero inoltre beneficiare del tempo guadagnato non spendendo diverse ore al giorno in auto nel tragitto da e verso il luogo di lavoro.

Il rovescio della medaglia    

Se le aziende beneficiano del taglio di costi di utenze e locali e i dipendenti della flessibilità di poter conciliare più facilmente lavoro con vita privata, chi fa le spese del telelavoro? Secondo una ricerca condotta da McKinsey il 64% dei dipendenti, sul campione esaminato, ha ritenuto i propri capi abbastanza/poco preparati a coordinare il team a distanza anche a causa  dello scarso controllo esercitabile sul lavoro del gruppo. Soprattutto, però, sono da non sottovalutare le conseguenze sull’indotto che ruota attorno all’impresa. Dove l’azienda o il lavoratore risparmia, un altro settore entra in crisi: è il caso delle imprese di pulizie impiegate per la manutenzione dei locali aziendali, delle mense e servizi di ristorazione, dei trasporti utilizzati dai lavoratori e infine dei servizi immobiliari dedicati alle imprese. Settori  che prevedono cali del fatturato che variano dal 10 fino al 34%.

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