Non bastano i cerotti per rilanciare l’occupazione dopo la pandemia

Intervista a Claudia Cavazzoni, Ceo di Archimede Spa: “Ai giovani dico di specializzarsi, qualunque sia l’ambito di loro interesse. I profili generici sono sempre meno richiesti. Le imprese chiedono flessibilità: stop alle causali sui contratti a termine almeno fino a fine 2021”. I consigli per un buon colloquio di lavoro da fare da remoto.

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Claudia Cavazzoni è CEO di Archimede Spa, agenzia per il lavoro specializzata nella somministrazione. Un punto di osservazione privilegiato sulle tendenze in atto nel mondo del lavoro, sui cambiamenti generati dalla pandemia, sulle cose importanti da tenere a mente nei colloqui di lavoro da remoto, sui cambiamenti legislativi necessari per favorire la ripresa. Circa ottanta milioni di fatturato, filiali in tutto il Centro-Nord, 130 dipendenti diretti (al 70% donne), una delle principali società del Gruppo Coopservice, rivolge da sempre grande attenzione al digitale, che ha reso meno duro il periodo di lockdown.

Cosa “dice” il mercato del lavoro? Cosa sale e cosa scende, dopo la pandemia, in termini di competenze, settori, richieste, ecc… ?

La nota principale che ha caratterizzato questi mesi è stata di tipo organizzativo, con le imprese impegnate sui temi della sicurezza e del distanziamento sociale. L’altro grande tema ha riguardato la digitalizzazione, con la forte accelerazione nell’uso di tecnologie digitali, per l’interazione con le aziende e i lavoratori. Un cambiamento positivo e diffuso in tutti i comparti e nelle piccole e grandi imprese. In termini di richieste di personale, nei mesi della pandemia, c’è stata una prevalenza del sanitario, del farmaceutico, delle attività legate ai prodotti e ai servizi di sanificazione, della grande distribuzione e, ovviamente, dell’Ict. Oggi assistiamo a un aumento di richieste di figure professionali per la digital innovation, perchè sempre più imprese operano sul digitale. Vediamo ancora le difficoltà per il turismo e per la ristorazione, seppur con qualche timido segnale positivo, e una ripresa generalizzata nella meccanica ma non nell’automotive.

Si può dire qualcosa sulle competenze più richieste?

Trasversalmente aumenta la richiesta di figure con competenze digitali almeno di base, in grado di dialogare anche da remoto. Complessivamente continuano le richieste di persone con qualifiche e specializzazioni: questo non è cambiato con la pandemia, ma nel momento in cui l’economia rallenta le imprese affinano le loro richieste con ricerche sempre più puntuali.

Ad esempio?

In Emilia-Romagna, dove c’è un’eccellenza nella meccanica, c’è una forte richiesta di personale qualificato, ma anche un gap tra mondo della formazione e competenze necessarie alle imprese. In questa regione, per dare un dettaglio ulteriore, c’è una buona offerta di ingegneri meccanici ma l’impresa ha bisogno soprattutto di professionalità intermedie tra un ingegnere e un operaio semplice, quali programmatori cnc, elettricisti specializzati in ambito produttivo, saldatori, addetti al montaggio con competenze di disegno meccanico.

Cosa direbbe a un giovane relativamente al tema ingresso nel mondo del lavoro?

Che la specializzazione è fondamentale, indipendentemente dal settore in cui si vorrebbe lavorare. I giovani devono seguire le proprie aspirazioni, ma dopo la laurea o il diploma gli direi di specializzarsi. Il mercato chiede sempre più professionalità ben definite, con focalizzazioni precise, i profili generici non hanno richiesta.

Come è cambiata la vostra attività con il coronavirus?

Già negli anni scorsi avevamo investito molto nel digitale, sia sul versante dei candidati, sia su quello dei rapporti con le imprese. Siamo in grado di fare tutto da remoto: selezione, colloqui, firma dei contratti con i candidati e le aziende. Questo ci ha consentito di attenuare l’impatto nella fase di lockdown, in cui siamo passati al 100% online, ma il colpo lo abbiamo sentito, come tutti. Ancora oggi gestiamo tutto tramite piattaforme digitali e notiamo che l’online è un vantaggio anche per i candidati perché consente flessibilità oraria, azzeramento dei costi di spostamento e semplifica la gestione dei documenti. Nei nostri corsi di formazione professionale c’è stato un cambiamento: siamo passati dall’obbligo di presenza in aula alla modalità webinar, che in parte manterremo anche dopo la fine dell’emergenza perché rappresenta un vantaggio per tutti.

Contenti del passaggio al virtuale?

L’online è veloce e pratico, caratteristiche utili alle imprese, ai lavoratori e ai candidati. Nel nostro mestiere, però, la relazione in presenza è un elemento arricchente che vogliamo mantenere, nel rispetto delle norme di sicurezza e distanziamento. Puntiamo su un mix equilibrato tra presenza e online.

Colloquio di lavoro. Finora era il momento in cui ci si sbarbava e si indossavano giacca e cravatta, ora si parla allo schermo di un pc o di uno smartphone. Come è cambiato quel momento? Cosa direbbe a un candidato?

Suggerirei di verificare la connessione alla rete, di essere certo di saper utilizzare lo strumento tecnologico e di verificare la sua idoneità. Gli direi di fare attenzione all’ambiente: anche se è a casa, è opportuno non avere elementi di disturbo per concentrarsi sul colloquio. Gli direi di parlare in modo tranquillo e misurato, per aiutare l’interlocutore a raccogliere meglio le informazioni visto che parlare in video non è la stessa cosa che in presenza. Ah… giacca, barba e capelli sono importanti anche nei colloqui a distanza.

Cosa serve, secondo lei, per dare una spinta alla ripresa?

I segnali di recupero che abbiamo visto a giugno si stanno consolidando a luglio e ci fanno ben sperare. Ma il lockdown è stato durissimo, serve una cura da cavallo per la ripresa, non possiamo intervenire con i cerotti come è stato fatto. Lo stop alle causali per i rinnovi dei contratti a termine fino al 31 agosto e solo per i contratti già attivi è una risposta di emergenza.

Non basta?

Assolutamente no. Dalle imprese arriva a gran voce la richiesta di flessibilità. Bisognerebbe sicuramente spostare quel limite temporale almeno fino a tutto il 2021 e abbattere i costi aggiuntivi applicati in caso di rinnovo oppure si corre il rischio concreto di far perdere opportunità di mercato alle imprese o di assistere a un turnover esasperato dovuto all’eccessiva rigidità normativa. Non bisogna fare l’errore di interpretare il tema delle causali solo alla luce dell’emergenza Covid, non possiamo ragionare in mesi. Servono interventi lungimiranti per recuperare quello che abbiamo perso e poi rimetterci in corsa.

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