Corporate Welfare Lab, nelle PMI il welfare vale fino a +30% di fatturato

Ogni nuovo servizio di welfare attivato si associa a un aumento medio del 2,1% del fatturato pro-capite: il primo rapporto del Corporate Welfare Lab analizza l’impatto su ricavi e dinamiche occupazionali in 600 imprese italiane

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L’ introduzione di ogni nuovo servizio di welfare  è associata a un incremento medio del 2,1% del fatturato pro-capite. È quanto emerge da Corporate Welfare Lab, il nuovo osservatorio promosso da Luiss Business School in collaborazione con Edenred Italia presentato in questi giorni a Roma.

Il primo rapporto annuale è stato realizzato su un campione di 600 aziende italiane per quantificare l’impatto finanziario del benessere organizzativo, confrontando direttamente le performance delle imprese welfare-oriented con quelle prive di piani strutturati.

Il differenziale di ricavi tra imprese con e senza welfare strutturato

Nelle piccole imprese (10-49 dipendenti), le realtà che adottano un piano di welfare strutturato registrano un fatturato medio di 6,5 milioni di euro, rispetto ai 5,1 milioni delle aziende che ne sono prive, con un differenziale positivo del +26,7%. Il divario risulta ancora più marcato nelle medie imprese (50-249 dipendenti): le aziende con welfare strutturato raggiungono ricavi medi pari a 33,9 milioni di euro, contro i 26,1 milioni delle imprese senza piano. Il surplus di valore corrisponde a +7,8 milioni di euro, pari a una crescita del +29,8%. Il trend si conferma anche nelle grandi imprese, dove la presenza di un welfare strutturato si accompagna a un differenziale di fatturato del +19,5%.

“I dati confermano che il welfare aziendale è oggi una leva di politica industriale, capace di generare valore misurabile”, ha dichiarato Fabrizio Ruggiero, amministratore delegato di Edenred Italia. “Quando una media impresa genera fino a 7,8 milioni di valore in più investendo sulle persone, il messaggio è chiaro: il welfare non è accessorio, è strategia industriale. È uno strumento che consente di coniugare competitività e sostegno al potere d’acquisto delle famiglie, creando un circolo virtuoso per l’intero Sistema Paese”.

Welfare strutturato più attrattivo, ma margini di crescita ancora aperti

Dallo studio emerge inoltre che, nelle aziende con welfare strutturato, per ogni dipendente in uscita si registrano 3,3 nuovi assunti. Nelle imprese prive di piani welfare il rapporto scende a 2,4. Il welfare si configura quindi come un fattore che incide sulla capacità di rigenerare la forza lavoro e attrarre nuovi talenti, con un incremento superiore al 30%.

Alberto Dell’Acqua, direttore Luiss Business School Hub Milano, ha commentato: “Il welfare aziendale sta evolvendo verso un modello fondato su benessere integrato, flessibilità organizzativa e digitalizzazione. La nostra analisi mostra come sia ormai una leva rilevante per la competitività. Pur essendo diffuso, presenta ancora ampi margini di sviluppo, in particolare nella sua dimensione più strutturata. L’evoluzione del lavoro e la crescente attenzione al benessere favoriranno ulteriormente il ricorso a strumenti di welfare, che nei prossimi anni assumeranno un ruolo sempre più significativo”.

Nonostante i benefici evidenziati, il potenziale rimane in parte inesplorato. Se il 79% delle grandi imprese dispone di un piano strutturato, la quota scende al 32% tra le piccole realtà. Permane inoltre un’area significativa di welfare informale: il 30% delle aziende – quasi quattro su dieci tra le piccole – eroga servizi in modo discrezionale, senza formalizzarli in un piano organico. Una modalità che, analogamente all’assenza totale di benefit, non consente di attivare le leve di crescita e defiscalizzazione messe in evidenza dallo studio.

“Il welfare strutturato non deve essere percepito come una complessità, ma come uno strumento di competitività accessibile. Le piccole imprese non hanno bisogno di fare di più, ma di fare meglio: semplificare la normativa significa offrire alle aziende di ogni dimensione la possibilità di attivare una delle leve di crescita più efficaci”, conclude Fabrizio Ruggiero.

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