Scuola e lavoro: primi faticosi passi verso la normalizzazione

Nei prossimi tre anni si stima che saranno circa un milione e mezzo gli studenti che saranno inseriti in esperienze formative “on the jobs”. Un cammino che si presenta tutto in salita

L’articolo 33 della legge 107/2015 rende infatti obbligatoria l’alternanza scuola – lavoro per rispondere ad una sempre maggiore esigenza di creare una continuità tra questi due mondi ed agevolare l’inserimento lavorativo degli studenti. Le scuole però stanno riscontrando difficoltà a rivolgersi agli enti con cui instaurare le collaborazione.

Non è certo un caso che questo avvenga: già in passato, in iniziative analoghe, quando le aziende hanno tentato di instaurare delle collaborazioni con le scuole o le Università, la mole di criticità che ne è derivata ha finito per scoraggiare i promotori, oltre che a limitare l’efficacia di tali iniziative per una crescita reale delle risorse umane. Questi due mondi, di cui si è sempre lamentata la distanza, faticano a parlare linguaggi compatibili e l’operatività che distingue il mondo aziendale, si scontra fatalmente con quello fortemente burocra-tizzato e, molte volte, scarsamente organizzato degli istituti scolastici. La mera riduzione al rango di erogatori di esperienze lavorative, con tutti gli oneri che questo comporta, non soddisfa le aspettative e le necessità delle aziende che vedono nell’alternanza scuola-lavoro un’opportunità anche per se stesse e non solo per gli studenti lavoratori.

Non solo la scuola ha bisogno di essere aiutata, ma anche il mondo delle imprese chiede di essere considerato nell’impegno a creare continuità tra la formazione scolastica ed il mondo del lavoro. Prender consapevolezza da parte delle istituzioni politiche ad intervenire sul versante degli sgravi fiscali e degli incentivi, oltre che su una revisione dei sistemi di valutazione. Queste sono solo alcune delle richieste che Confindustria ha evidenziato. A questo punto non resta che attendere le puntuali risposte alle proposte avanzate nel vademecum presentato alla Luiss il 13 ottobre, nella speranza che non cadano nuovamente nel vuoto come già accaduto in passato.

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