Smartworking? Prorogato fino al 31 dicembre per i fragili

Senza un intervento del Governo, il prossimo 30 giugno sarebbe scaduto il diritto per i fragili e per i genitori con figli minori di 14 anni (nel privato) a lavorare secondo la modalità di smart working. Quasi al fotofinish, è arrivata invece la risposta del Ministro del Lavoro, con la proroga del lavoro agile per le categorie a rischio: vediamo nel dettaglio cosa succederà dal primo di luglio.

smart working

Il Decreto Milleproroghe di fine febbraio 2023 ha allungato fino al 30 giugno 2023 il diritto allo smart working sia per le categorie fragili (circa 800mila lavoratori in Italia) – includendo i dipendenti pubblici e i privati – sia per i genitori con figli sotto i 14 anni, ma in questo caso solo nel privato. La scadenza si sta ora avvicinando e il futuro di quei lavoratori con situazioni personali o familiari “delicate” dipendeva dalla decisione del ministro del Lavoro Marina Calderone: in assenza di una nuova proroga, infatti, sarebbe decaduta la tutela della legge che garantiva il diritto al lavoro agile e le categorie fragili avrebbero dovuto rientrare in ufficio secondo le modalità previste dalle contrattazioni collettive tra datori di lavoro e sindacati che disciplinano lo smart working. E avrebbero dovuto essere proprio gli accordi aziendali a tamponare parzialmente la situazione: in molti casi, infatti, sono previsti due o tre giorni di lavoro di remoto alla settimana, da alternarsi a quelli in ufficio. Fortunatamente, invece, il Ministero del Lavoro si è espresso allungando il diritto allo smart working fino al 31 dicembre 2023. La decisione riguarda i 3,6 milioni di lavoratori che stanno ancora beneficiando del lavoro agile, il 14,9% del totale.

Chi sono i lavoratori fragili

La proroga fino al 30 giugno ha riguardato quindi i dipendenti con gravi disabilità o con patologie croniche disabilitanti e quelli che versano in una condizione di rischio derivante da immunodepressione o dallo svolgimento di relative terapie salvavita. A loro si sono aggiunti i genitori con figli fino a 14 anni di età – o senza limite di età nel caso di figli con disabilità – e quanti svolgono il ruolo di caregiver per un familiare. Tuttavia, anche in assenza di proroga, intervengono l’articolo 18 della legge 81 del 2017 e il Dlgs 105 del 2022 che affermano che i datori di lavoro – sia pubblici sia privati – nel momento della stipula di accordi che disciplinino il lavoro agile, debbano dare “priorità” alle richieste formulate da dipendenti appartenenti, appunto, alle categorie appena elencate: questo significa anche che se i lavoratori appartenenti alle categorie fragili chiedono di fruire dello smart working, non possono essere licenziati, trasferiti, demansionati o sanzionati. Attenzione però – ammoniscono i giuslavoristi –: si tratta solo di un “diritto di precedenza” in quelle aziende che prevedono ancora la possibilità di lavorare da remoto e non più un diritto tutelato dalla legge.

Il nuovo scenario e gli esclusi

La proroga al 31 dicembre al momento riguarda solo i lavoratori – fragili e genitori di under 14 – del settore privato, mentre per gli statali si attendo “un approfondimento” la prossima settimana: mancherebbe infatti il via libera del ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrilli, che in una recente intervista a Il Messaggero aveva inoltre affermato: «Non siamo più in pandemia, per cui non credo ci sia più l’urgenza di intervenire sui genitori con figli under 14; auspico tuttavia che continui a esserci la giusta attenzione nei confronti dei fragili».

E mentre i privati possono dormire sonni tranquilli, agli statali non resta quindi che attendere le ulteriori mosse del Governo.

 

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